La vicenda giudiziaria per la tragedia del Grossglockner – quella che gli austriaci definiscono ormai “Glockner Drama” – avrà un seguito. L’alpinista condannato in primo grado dal Tribunale di Innsbruck a 5 mesi di reclusione e 9.600 euro di multa per omicidio colposo ha presentato ricorso contro la pur mite sentenza. Ora dovrà essere giudicato in secondo grado dalla Corte d’appello, anche questa di Innsbruck. Se la condanna verrà confermata, rischia fino a 3 anni di reclusione.
Il caso è abbastanza noto anche al di fuori dell’ambiente alpinistico e ora conosciamo anche i nomi dei due protagonisti, entrambi di Salisburgo: Thomas Plamberger, 37 anni, e la fidanzata Kerstin Gurtner, 33 anni. Nel gennaio dello scorso anno avevano affrontato l’ascensione al Grossglockner, il monte più alto dell’Austria, lungo la Stüdlgrat, uno spigolo di ghiaccio e roccia sul versante tirolese (occidentale) del monte. Un’impresa non difficile d’estate, molto difficile d’inverno, con temperature di molti gradi sotto lo zero e ore di luce limitate.
A 50 metri dalla vetta, ormai a notte fonda, i due erano stati costretti a fermarsi. La donna era stremata e non riusciva a proseguire la scalata. Lui l’aveva lasciata per raggiungere una zona con copertura telefonica, per chiamare soccorso. Il tempo necessario per lanciare l’allarme e quello richiesto dalla squadra del soccorso alpino per salire sul Grossglockner (a piedi, non essendo possibile l’impiego dell’elicottero) avevano fatto sì che intanto la giovane morisse per assideramento.
Thomas Plamberger era stato condannato dal giudice del Tribunale non per l’abbandono della fidanzata, come è stato riferito da molti media, anche in Italia, ma per la quantità di errori compiuti da entrambi gli alpinisti nel pianificare e nell’affrontare l’impegnativa ascensione. Partenza troppo tardi, tempi lunghi di progressione, equipaggiamento inadeguato e altro ancora.
Sul piano giuridico il punto in discussione era se l’uomo dovesse rispondere della morte della compagna, in quanto il più esperto tra i due. È risultato che Plamberger era un assiduo frequentatore della montagna (14 volte sul Grossglockner), mentre la fidanzata, pur fisicamente allenata, non aveva la stessa esperienza. Il giudice Norbert Hofer (a sua volta qualificato alpinista, volontario del soccorso alpino, per qualche anno a capo di una stazione di soccorso del Tirolo, addirittura tecnico del soccorso in elicottero) ha ritenuto che l’imputato fosse responsabile della vita della donna, pronunciando una sentenza senza precedenti nella giurisprudenza, almeno in Austria. Significa che, d’ora in poi, quando due o più persone si metteranno in marcia per salire su una cima, il più preparato della comitiva potrebbe essere ritenuto penalmente responsabile della coppia o del gruppo. Non era mai accaduto in passato e il solo caso che si ricordi riguarda un incidente accaduto nel 1991 sul Piz Buin, che tuttavia ebbe soltanto conseguenze risarcitorie sul piano civile.
Il legale di Plamberger non ha spiegato le ragioni del ricorso. La decisione potrebbe risultare azzardata. Il giudice Hofer aveva inflitto all’imputato una pena molto mite per ragioni abbastanza singolari, ritenendo circostanze attenuanti il fatto che l’uomo avesse già sofferto abbastanza per la perdita della compagna e per gli insulti ricevuti sui social. Non è detto che i giudici di appello siano dello stesso parere.
NELLA FOTO, un selfie di Kerstin e Thomas con la gioia in volto di chi ha raggiunto una vetta.
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