Per Matteo Salvini la Russia non è una minaccia. Lo ha dichiarato a Bruxelles, a margine di un evento organizzato da Confindustria. Non sappiamo su che cosa fondi la sua convinzione, ma, essendo vicepresidente del consiglio, le sue parole hanno un peso.
Se per l’Italia la Russia forse è una minaccia o forse non lo è, di sicuro è una minaccia per l’Austria. Qui si è scoperto che 36.368 ufficiali di Polizia e dei servizi di sicurezza erano spiati da Mosca. L’operazione era stata condotta da un gruppo di agenti bulgari, che operavano per conto del viennese Jan Marsalek, 44 anni, a sua volta agente dei servizi segreti di Vladimir Putin.
Di Marsalek avevamo scritto più volte in questo blog, in quanto protagonista di uno dei più grandi scandali finanziari dell’ultimo decennio. È ritenuto responsabile di aver falsificato i documenti contabili di Wirecard (società di servizi nelle operazioni di pagamento elettroniche), nella sua veste di direttore generale, nascondendo un buco di 1,9 miliardi. Su di lui pende un mandato di cattura internazionale, ma prima d’essere arrestato era riuscito a fuggire con un jet privato in Bielorussia e poi in Russia, dove vive sotto la falsa identità di un pope ortodosso.
Marsalek ha ricambiato la protezione di Putin, che evidentemente ha in simpatia i criminali, svolgendo per lui compiti di spionaggio, come quello, appunto, di cui riferiamo oggi, venuto alla luce grazie al lavoro investigativo di due settimanali austriaci, Profil e Falter. L’operazione parte dalla dirigente di una delle sezioni del Ministero degli Interni di Vienna. Sarebbe stata lei – non si sa se per soldi o sotto ricatto – a consegnare i dossier relativi ai 36.368 ufficiali di polizia a due ex colleghi del servizio terrorismo, Egisto Ott e Martin Weiss, entrambi sospesi perché sospettati, verrebbe da dire a ragione, di spionaggio. Anche di essi avevamo avuto occasione di parlare in questo blog.
I documenti raccolti avrebbero preso quindi la via di Mosca, ma copia sarebbe andata anche a Hans-Jörg Jenewein, ex parlamentare dell’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista, persona di fiducia del segretario Herbert Kickl (quello che stava per diventare cancelliere). Jenewein recentemente è stato condannato per istigazione all’abuso d’ufficio, ma ha presentato ricorso, per cui la condanna non è definitiva. Era accusato di aver sottratto il cellulare a Omar Haijawi-Pirchner, capo della Direzione per la sicurezza dello Stato (in altre parole, del servizio antiterrorismo). A che scopo lo avesse fatto resta un mistero. L’episodio, tuttavia, ricorda da vicino la clonazione del telefonino di Michael Kloibmüller, capo di gabinetto di Kickl, quando era ministro degli Interni. I dati scaricati da quel telefonino erano finiti poi in Russia.
Abbiamo detto dei dossier trafugati che riguarderebbero 36.368 ufficiali di polizia, un numero enorme che supera addirittura quello del personale in servizio e che fa pensare che le informazioni riguardino anche altri servizi non solo di polizia e anche personale ora a riposo. O forse persone che non c’entrano nulla con la polizia. Questa ipotesi nasce dal fatto che risulterebbero spiati anche il segretario dell’Övp (Partito popolare) di Vienna, Karl Mahrer, nella sua veste di membro del Consiglio per la sicurezza nazionale, e la giornalista Anna Thalhammer, editrice di Profil ed evidentemente invisa a Mosca per aver condotto inchieste sul caso Egisto Ott.
L’Austria è un piccolo Paese, che ha un peso relativamente modesto nella geopolitica europea. Se ciononostante la Russia si è presa la briga di passare ai raggi x le sue forze dell’ordine, che cosa potrebbe aver fatto o ha fatto o sta facendo nei confronti di altri Paesi più grandi? L’Italia, per esempio.
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