Giovedì 29 Febbraio 2024

20.12.30 Vaccinazione in case per anzianiHa superato ieri quota 6.000 il numero dei morti per Covid-19 in Austria. Nelle precedenti 24 ore si erano registrati altri 128 decessi, che hanno portato il totale a 6.059. Sono tanti, anche se in proporzione agli abitanti meno che in Italia. Ciò che impressiona di più, tuttavia, è l’impennata dell’ultimo trimestre, di gran lunga peggiore rispetto all’andamento nel nostro Paese.

Nella prima parte dell’anno l’Austria era uscita quasi indenne dall’epidemia, con un numero relativamente limitato di contagi. In alcuni Länder, tra questi la Carinzia, il virus era rimasto quasi assente e a giugno la curva dei decessi si era fermata a poco più di 700. In luglio, agosto e settembre si erano aggiunte soltanto alcune decine di decessi.

Ma già a fine ottobre l’Austria aveva dovuto fare i conti con una maggiore aggressività del virus, paragonabile a quella in Lombardia a marzo. Già al 27 ottobre il numero dei morti era salito a mille. Altri mille al 18 novembre, e mille ancora al 28 novembre. Altri mille nei 10 giorni successivi (8 dicembre). Passano altri 10 giorni e si arriva a quota 5.000. Dieci giorni ancora e siamo a oltre 6.000 vittime.

Le misure restrittive – basate più su raccomandazioni che su divieti sanzionabili – evidentemente non sono servite. L’alternanza tra lockdown “light” e lockdown “hard”, per arginare il contagio, ma al tempo stesso per consentire lo shopping prenatalizio, ha creato soltanto confusione. Infine la precipitosa retromarcia sull’apertura della stagione sciistica con una soluzione di compromesso – impianti aperti, ma alberghi e ristoranti chiusi – ha peggiorato la situazione, come è apparso evidente dalle immagini che ci sono giunte dalle località turistiche, dove si sono registrati assembramenti a tutti gli impianti, senza rispetto alcuno per il distanziamento tanto raccomandato dal cancelliere e dal suo ministro per la Salute. E tutto questo mentre a Graz mille negazionisti marciano verso il centro storico, senza mascherine e senza distanziamento. E senza che la polizia muova un dito per fermarli.

Lo scenario sarebbe allarmante, se non fosse che da domenica anche in Austria è arrivato il vaccino di Biontech-Pfizer. Il primo giorno è stato dedicato a vaccinazioni “simboliche”, in presenza di tv e fotografi, per far capire a tutti che si parte. La campagna di vaccinazione vera e propria incomincerà il 12 gennaio e sarà suddivisa in tre fasi.

La prima prevede la somministrazione del vaccino alle persone più a rischio, quelle ospiti di case di riposo o di cura, dove finora si è registrato il maggior numero di decessi. Contemporaneamente sarà vaccinato il personale sanitario e di assistenza (ma anche tutti quelli che lavorano negli ospedali, dalle cuoche agli addetti alla pulizia). Richiederà tutto il mese di gennaio e parte di febbraio.

La seconda fase avrà inizio a fine febbraio e riguarderà gli anziani, ovvero le persone con più di 65 anni, considerate più a rischio. In questa fase saranno mobilitati i medici di base, che potranno effettuare vaccinazioni anche al domicilio degli anziani. Saranno vaccinate anche le persone affette da gravi malattie, nonché quelle che prestano servizi essenziali per la collettività, come polizia, vigili del fuoco, soccorritori, militari ecc.

Nella terza fase si procederà alla vaccinazione di tutta la popolazione, intervenendo nei singoli comuni, nelle sedi aziendali e in luoghi pubblici. Saranno allestiti luoghi di vaccinazione sulle strade o facendo uso di palestre e sale parrocchiali. L’esperienza acquisita nei test di massa delle scorse settimane tornerà utile per risolvere i problemi logistici, senza doversi inventare costosi stand a forma di primula, come quelli che ci verranno propinati dal commissario Arcuri.

Inizialmente il numero delle vaccinazioni giornaliere sarà limitato, perché si potrà disporre soltanto delle dosi fornite da Biontech-Pfizer (in tutto 4,5 milioni). Ma già in gennaio cominceranno ad arrivare anche quelle di Moderna (3,2 milioni). In febbraio arriveranno i vaccini di Astrazeneca (6 milioni) ed entro marzo anche quelli di Johnson & Johnson (4 milioni). Il piano di acquisizione prevede poi 8 milioni di dosi da Curevac (nella prima metà dell’anno) e 6 milioni da Sanofi-Gsk (entro la fine dell’anno).

La campagna di vaccinazione seguirà tre criteri fondamentali: sarà gratuita, sarà volontaria, sarà effettuata a livello mandamentale, in modo che ciascuno possa ricevere il vaccino a casa propria o comunque nelle vicinanze del luogo di residenza.

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