Martedì 23 Aprile 2024

Carlo d’Asburgo, nipote dell’ultimo imperatore d’Austria, è stata una delle persone più vicine ad Alexei Navalny. Gli è stato vicino a Berlino, nella clinica della Charité, dove il dissidente russo era stato ricoverato subito dopo il suo avvelenamento tramite Novichok. Gli è stato vicino anche dopo, nella Foresta Nera, durante il periodo della sua riabilitazione. E proprio lì, in una cittadina del Schwarzwald, Daniel Roher ha girato il documentario investigativo su Navalny, sulla lotta al potere e alla corruzione in Russia, sul tentativo fallito di eliminarlo. Gloria d’Asburgo, figlia di Carlo, è stata coproduttrice di quel documentario, vincitore di numerosi premi, tra cui un Oscar.

La Kleine Zeitung ha dedicato oggi un’intervista al discendente degli Asburgo e ai suoi rapporti con il dissidente russo. Rapporti che hanno avuto inizio dopo il primo ricovero a Berlino di Navalny. “Quando gli abbiamo detto che agenti dei servizi segreti russi lo avevano avvelenato con Novichok per farlo fuori non voleva crederci – racconta Carlo d’Asburgo al giornalista della Kleine – Era a conoscenza, ovviamente, degli avvelenamenti di altri dissidenti, come Sergej Skripal e Alexander Litvinenko, ma non riteneva possibile che il governo avesse usato tali mezzi anche contro di lui, pur rendendosi conto di essere in pericolo”.

Il documentario sul fallito tentativo di avvelenamento

La conversazione si sposta quindi sul documentario girato da Roher. Ricordiamo che Carlo d’Asburgo è un produttore radio-televisivo, proprietario di emittenti in Olanda e nell’Est Europa, compresa l’Ucraina (qui è il proprietario dell’unica emittente radio ancora in attività nel Paese, dopo l’aggressione russa). Da produttore televisivo in quei giorni stava lavorando con una troupe a un altro progetto, ma, venuto a conoscenza dei retroscena dell’avvelenamento di Navalny, decide di sospendere immediatamente il lavoro in corso e di girare il documentario sul dissidente scampato all’attentato.

“Non ho avuto alcuna difficoltà a convincere Alexei a partecipare al mio progetto. Era un uomo incredibilmente ottimista, sempre convinto che tutto sarebbe finito per il meglio. Ma era anche un uomo molto carismatico, con cui era interessante discutere, anche se non si era sempre della stessa opinione”.

Ci sono dissidenti che parlano di democrazia, di diritti dell’uomo, di stato di diritto, ma che giunti al potere cambiano idea. Il giornalista della Kleine chiede al suo interlocutore se ritenesse che Navalny fosse un vero democratico. “Non possiamo considerare Navalny come un classico politico – risponde Carlo d’Asburgo – Era soprattutto un attivista, non un politico. Il suo obiettivo principale era la corruzione in Russia. Il suo movimento era un movimento per combattere la corruzione. In questo modo era inevitabilmente un avversario, se non addirittura il principale avversario di Putin. Si batteva per una politica dignitosa, naturalmente in combinazione con i valori occidentali di democrazia, stato di diritto, diritti umani, economia di mercato. Per Putin Navalny rappresentava un incubo”.

L’intervista verte quindi sulla decisione di Navalny di rientrare in Russia. “Fin dalle prime conversazioni avute con lui – ricorda Carlo d’Asburgo – egli mi aveva confermato che sarebbe rimpatriato, non appena le condizioni di salute glielo avessero consentito. Invano molti di noi abbiamo tentato di convincerlo a non farlo. Egli sapeva che dopo il rientro sarebbe stato incarcerato, ma pensava che in qualche modo ne sarebbe uscito, perché, diceva, noi andiamo verso un futuro migliore”.

“Per influire sulla Russia adesso dobbiamo appoggiare l’Ucraina”

Il discorso si sposta sulle imminenti elezioni in Russia. Quanto peserà l’assassinio di Navalny? Risponde Carlo d’Asburgo: “Queste non sono elezioni, ma la consacrazione della tirannia di Putin. Putin farà tutto il possibile per uscirne trionfatore. Per questo sapevano che le prossime settimane sarebbero state pericolose per Navalny”. Anche gli altri dissidenti devono temere per la propria vita? “Assolutamente sì”.

Le ultime domande riguardano la forza politica di Putin. “È saldo in sella – risponde Carlo d’Asburgo – ma il futuro di Putin si decide in Ucraina. Se la Russia non riesce ad annettere una buona parte del territorio, ciò sarebbe una sconfitta politica per Putin. Per questo, se vogliamo influire sulla Russia, adesso dobbiamo appoggiare l’Ucraina”.

NELLA FOTO, Alexei Navalny con Carlo d’Asburgo, davanti al pannello su cui erano stati ricostruiti gli elementi e i mandanti del tentato assassinio del 2020.

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