Sabato 20 Aprile 2024

Il sistema sanitario austriaco è in gravi difficoltà. All’origine di tutto vi è la carenza di medici e di personale infermieristico. Lo si era visto al tempo del Covid, ma si pensava che, superata quell’emergenza, si sarebbe tornati alla normalità. Invece non è andata così.

La Camera dei medici di Vienna parla di “collasso”. È davvero tanto grave la situazione? Se le parole hanno un significato e vanno prese sul serio, significa che la sanità austriaca potrebbe d’improvviso avere un cedimento e non essere più in grado di soddisfare la domanda di cure della popolazione ammalata o infortunata.

Un sondaggio tra i medici ospedalieri di Vienna rivela che l’87% degli intervistati riscontra un drammatico calo di qualità delle prestazioni e il vicepresidente della Camera dei medici, Stefan Ferenci, parla addirittura di “bancarotta della politica sanitaria”. La mancanza di personale comporta che le cure non possono più essere prestate a tutti, che le operazioni chirurgiche programmabili (cioè non urgenti) devono essere rinviate, che i tempi di degenza devono essere accorciati, anche quando sarebbe sconsigliabile farlo.

Se non ci sono medici e non ci sono infermieri è inutile anche avere grandi ospedali con tanti posti letto. Attualmente circa 3.000 dei posti letto disponibili (pari al 6% del totale) non vengono utilizzati e interi reparti vengono chiusi. La situazione più grave è a Vienna, con 949 posti letto tagliati, seguono la Stiria con 703 posti letto in meno, l’Alta Austria con 432, il Tirolo con 312. Negli altri Länder i posti letto chiusi sono in numero minore (in Carinzia sono 130), ma perché la popolazione è minore.

La mancanza di medici affligge tutti i Länder, ma manca una strategia unitaria per farvi fronte. Il Burgenland la sta risolvendo “rubando” sanitari agli altri Länder e offrendo loro aumenti del 30% sullo stipendio standard. Nel primo semestre dell’anno è riuscito ad accaparrarsene 69 con questo sistema, ma questo significa che negli altri Länder la situazione è peggiorata, perché hanno 69 medici in meno.

Altrove si richiamano in servizio medici in pensione o ci si affida, per determinate prestazioni, a istituti privati. È quello che sta facendo l’ospedale di Ottakring, a Vienna, che per i servizi di radiologia si appoggia a un centro diagnostico privato. Rispetto agli altri Länder, Vienna ha il vantaggio di poter disporre di molti ospedali che distano pochi minuti l’uno dall’altro. Questo consente di far fronte alle emergenze spostando medici e infermieri da una sede all’altra. Ma è chiaro che una soluzione del genere non può durare a lungo.

All’Uniklinikum (l’ospedale universitario) di Graz le operazioni di urologia vengono sistematicamente rinviate e, quando sono effettuate, i pazienti vengono dimessi dopo tre giorni, ancora con il catetere inserito, perché non ci sono posti letto. Per le operazioni ai tumori i tempi di attesa normali sono di tre mesi.

A Graz dallo scorso anno è stato istituito un team di medici mobili – vengono chiamati “Flying Doctors” – che per effettuare operazioni non particolarmente invasive si spostano ogni giorno di 47 chilometri fino all’ospedale di Deutschalndsberg. Con questo sistema possono essere effettuate a distanza 5 operazioni al giorno e possono essere trattati così fino a 100 pazienti al mese.

Per alcuni ospedali un problema in più è la pendolarità. Su quello di Salisburgo, per esempio, gravitano pazienti provenienti dalla Baviera e dall’Alta Austria. Nel sud del Salisburghese, a Tamsweg, c’è un piccolo ospedale che riceve ricoveri anche dalla vicina Stiria. Per non parlare di Vienna, sui cui ospedali gravitano pazienti della Bassa Austria.

Questa mobilità non sempre è dovuta alla qualità delle prestazioni, ma alla vicinanza geografica, che in un Paese montuoso come l’Austria conta non poco. Per fare un esempio a noi vicino, la popolazione di Sappada gravitava sugli ospedali di Tolmezzo e di Udine ancor prima che il Comune fosse annesso al Friuli Venezia Giulia, perché, date le strade di montagna, i nosocomi friulani erano più facilmente raggiungibili di quelli del Bellunese.

Torniamo all’Austria: da qualche tempo gli ospedali non accettano più ricoveri di persone di altri Länder, se non nei casi di emergenza; per operazioni programmabili sono rimandati ai loro Länder di provenienza.

La situazione non è rosea nemmeno in Carinzia, dove, come abbiamo visto, sono stati cancellati 130 posti letto. Ciò significa minore assistenza e rinvio di interventi chirurgici non urgenti. Le sofferenze maggiori si riscontrano in pneumologia, urologia, chirurgia e psichiatria (per quest’ultima la situazione più grave e a Villaco).

Tra i rimedi a cui si sta pensando vi è quello di “importare” medici da altri Paesi, ma la soluzione non è così semplice come potrebbe apparire e soprattutto non è così immediata. Si ritiene che al medico straniero sarebbe necessario almeno un anno per ambientarsi e conoscere la lingua quel tanto che basta per svolgere il suo lavoro. Ma poi, una volta ambientato, rimarrebbe in servizio o si trasferirebbe in Germania o nel settore privato, dove si guadagna di più, come già stanno facendo i suoi colleghi austriaci?

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