Martedì 23 Aprile 2024

Nella memoria collettiva rimane il ricordo delle Gasthäuser e dei bar austriaci, in cui il conto veniva compilato a matita su un foglietto di carta dal cameriere o dalla cameriera, direttamente al tavolo dei commensali. Non erano ricevute vere e proprie, non vi compariva il nome del locale; in genere erano foglietti staccati da un blocchetto su cui appariva solo il marchio di una birra o di altra bevanda.

Dal 2016 esiste anche in Austria l’obbligo generalizzato del registratore di cassa (il “Registriertkassenpflicht”) per tutte le aziende grandi e piccole, dai pubblici esercizi ai negozi. Non fu un cambiamento facile, come si può immaginare. Prima di abbandonare le “ricevute” compilate a matita su anonimi foglietti le categorie dei commercianti e degli esercenti, ma anche quelle di vari ordini professionali, opposero una strenua resistenza. Si arrivò addirittura alla Corte costituzionale, perché l’obbligo di registrare gli incassi – questa la tesi sostenuta – avrebbe leso la libertà d’impresa.

Negli austriaci, come in tutti i popoli nordici, si dà per scontato il rispetto delle leggi e una spiccata etica fiscale. Ma forse si tratta di un pregiudizio infondato. L’introduzione dello scontrino fiscale ebbe come effetto immediato il recupero di un paio di miliardi di imposte evase. Del resto, se il conto degli incassi si fa su fogliettini volanti e senza copia, come può alla sera il povero esercente a ricordare tutti i soldi che gli hanno versato i clienti?

Dal 2016 sono passati sette anni e all’Övp, il Partito popolare che guida il governo in carica, è venuto in mente di rivedere il sistema degli scontrini, eliminando l’obbligo, il “Registriertkassenpflicht” almeno per i pagamenti inferiori ai 30 euro. A dire il vero non c’è ancora una proposta ufficiale del partito, ma è come se già ci fosse, perché la proposta è stata annunciata dalla sottosegretaria Claudia Plakolm e dal segretario generale del Wirtschaftsbund, Kurt Egger, l’associazione imprenditoriale fiancheggiatrice dell’Övp.

Le ragioni indicate per il passo indietro sono sostanzialmente due: semplificare la vita ad esercenti e negozianti, risparmiando loro la fatica di emettere lo scontrino per gli incassi più modesti, ma soprattutto contribuire alla tutela dell’ambiente. Ogni anno in Austria vengono registrate 2,8 miliardi di transazioni, di cui – spiega Egger – il 70% sono sotto i 30 euro. Il segretario del Wirtschaftsbund ha calcolato che, se si rinunciasse allo scontrino per queste modeste transazioni, ogni giorno verrebbero risparmiati 1.500 chilometri di rotoli di carta per registratori di cassa, per produrre i quali verrebbero abbattuti ben 2.000 abeti rossi.

Non sappiamo se il calcolo sia corretto, anche se l’abbattimento di 2.000 abeti al giorno (730.000 all’anno) ci sembra un tantino esagerato. Resta il fatto che, in mancanza di scontrini, osti e ristoratori dovrebbero comunque fare il conto per l’avventore su qualche pezzo di carta. E riprendere in mano carta e matita, facendo le somme a mente, anziché schiacciare due tasti di un registratore di cassa, non ci pare che semplificherebbe molto il loro lavoro. Per giunta, dovrebbero avere comunque a disposizione il registratore di cassa per gli importi superiori si 30 euro o per tutte le volte in cui lo scontrino viene preteso dal cliente.

NELLA FOTO, la sottosegretaria Claudia Plakolm.

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