Lunedì 22 Aprile 2024

Il governo austriaco intende revocare le onorificenze di Stato concesse in passato a persone resesi responsabili di crimini del nazismo. C’era stato un tempo, nei primi anni del dopoguerra, in cui l’Austria aveva chiuso entrambi gli occhi sul suo recente passato. Aveva preferito alimentare il suo mito di “prima vittima” del Reich germanico, negando ogni complicità con quel regime. La colpa sarebbe dovuta ricadere esclusivamente sui tedeschi. In nome della pacificazione nazionale si doveva dimenticare il passato, mettendo vittime e carnefici sullo stesso piano.

Il clamoroso falso storico fu rimosso soltanto dopo quarant’anni. A favorire una riflessione sulla propria storia aveva contribuito indubbiamente lo scandalo internazionale legato all’elezione di Kurt Waldheim alla presidenza della Repubblica nel 1986. Ma la svolta decisiva era stata data nel 1991 dal cancelliere Franz Vranitzky, che in un memorabile discorso al Parlamento aveva finalmente ammesso le colpe degli austriaci nei crimini del nazismo, ponendo fine al mito della “prima vittima”.

Ora, oltre trent’anni dopo, il governo austriaco intende fare un altro passo nella direzione giusta, revocando le onorificenze che anche dopo la guerra erano state concesse a criminali nazisti, benché si fosse a conoscenza di ciò che avevano fatto. “Si tratta di una scelta giusta e responsabile”, hanno dichiarato il vicecancelliere Werner Kogler (Verdi) e la ministra alla Cancelleria Karoline Edtstadler (Övp), nei confronti delle vittime del nazismo e per preservare il valore di queste onorificenze.

Kogler ed Edtstadler hanno presentato un disegno di legge del governo che emenda la legge istitutiva delle onorificenze di Stato. Come in Italia – lo abbiamo appreso recentemente, dopo la proposta del gruppo Fratelli d’Italia alla Camera di revocare il titolo di Cavaliere di gran croce al maresciallo Tito – come in Italia, dicevamo, anche in Austria la legge disciplina il conferimento delle onorificenze, ma non ne prevede la revoca.

Il governo di Vienna intende rimuovere ora questo ostacolo. Naturalmente serve un passaggio parlamentare, che avverrà dopo le ferie estive, ma l’esito è scontato. Anche due dei tre partiti di opposizione sono d’accordo: Spö (Partito socialdemocratico) e Neos (liberali di centro). Resta contrario soltanto l’Fpö, il partito dell’estrema destra che in passato fu guidato da Jörg Haider.

Per ragioni di ordine legislativo, l’emendamento alla legge avrà carattere generale. Non riguarderà, cioè, soltanto gli ex nazisti. Il titolo onorifico decadrà automaticamente per chiunque sia stato condannato a più di 6 mesi di reclusione o a più di 12 mesi con la condizionale. Il titolo decadrà in ogni caso, a prescindere dalla pena, per reati contro la persona fisica, la libertà, l’integrità sessuale o in violazione della legge che vieta la ricostituzione del Partito nazionalsocialista. Una commissione di storici e di giuristi deciderà sulla revoca per persone che abbiano avuto un ruolo guida nel Partito nazionalsocialista o abbiano partecipato attivamente ai suoi crimini contro l’umanità.

La circostanza che ha indotto il governo a presentare questo disegno di legge è stata data dal caso Hans Globke, costituzionalista tedesco deceduto a Bonn nel 1973 e stretto collaboratore del primo cancelliere tedesco dopo la guerra, Konrad Adenauer. Nel 1956 l’Austria gli aveva conferito la “Grande stella d’oro dell’Ordine al Merito”, secondo titolo per importanza della Repubblica. Soltanto anni dopo si era appreso come Globke fosse coinvolto nei crimini del nazismo, in veste di coautore delle leggi razziali e di inventore del timbro “J” da apporre sui passaporti della popolazione ebraica.

Ormai il danno era fatto e sembrava irrimediabile. Ma la vicenda era stata riportata alla luce da un giornalista della Kleine Zeitung, Christian Weniger, che aveva reso nota al grande pubblico la biografia del costituzionalista tedesco, compresi i capitoli relativi al suo ruolo nel Terzo Reich. Gli articoli di Weniger avevano così posto il problema della revoca di un titolo di onore a una persona, ancorché defunta, che di quell’onore non era degna. Il disegno di legge del governo è oggi una risposta al problema sollevato dal giornalista.

NELLA FOTO, il cancelliere Konrad Adenauer con il suo collaboratore Hans Globke, coautore delle leggi razziali del Reich nazista.

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