Sabato 20 Aprile 2024

Nell’apprestarci a dar notizia ieri del processo per falso a cui dovrà sottoporsi in dicembre Sebastian Kurz, stavamo per scrivere che “è la prima volta” che una sorte del genere tocca a un ex cancelliere. Fortunatamente ci sono venuti dei dubbi e abbiamo fatto qualche controllo in più, scoprendo che almeno altri due cancellieri austriaci in passato erano finiti sul banco degli imputati ed erano stati condannati.

Il primo è Bruno Kreisky (Spö), che era stato accusato di diffamazione. Aveva rivolto a Simon Wiesenthal l’infame accusa di essere stato un collaboratore dei nazisti e un informatore della Gestapo. Wiesenthal, il “cacciatore di nazisti”, lui stesso sopravvissuto a un campo di sterminio, un collaborazionista? Si stenta a credere alle proprie orecchie. E infatti si trattava di un’accusa infondata.

In realtà Wiesenthal aveva scoperto che 4 dei ministri del primo governo Kreisky, formato da Spö ed Fpö, erano nazisti e che il segretario dell’Fpö Friedrich Peter (con cui nel 1975 Kreisky stava per formare il nuovo governo di cui sarebbe diventato vicecancelliere), era stato lui pure un nazista, membro della 1. Brigata SS di fanteria, che sul fronte orientale aveva assassinato non meno di 17.000 ebrei e 25.000 prigionieri di guerra, meritando per questo la Croce di guerra di II classe.

Wiesenthal aveva comunicato riservatamente queste informazioni al Capo dello Stato e allo stesso Kreisky, per evitare che un criminale di guerra diventasse vicecancelliere, ma Kreisky non ne aveva tenuto alcun conto. E quando, dopo le elezioni, Wiesenthal rese pubbliche quelle informazioni, Kreisky reagì istericamente e in un’intervista tv mosse l’accusa di complicità col nazismo a Wiesenthal. Che reagì querelandolo. Il cancelliere socialdemocratico fu processato e condannato a una pena pecuniaria.

L’altro cancelliere finito sul banco degli imputati è Fred Sinowatz. Alfred Worm, giornalista investigativo del settimanale Profil e scopritore del passato di Kurt Waldheim nella guerra di sterminio nei Balcani, aveva riferito che Sinowatz già nel 1985 (un anno prima dell’elezione di Waldheim) aveva riferito nel direttivo del suo partito in Burgenland sul “passato nazista” del candidato alla Presidenza della Repubblica. Nel processo per diffamazione che ne era seguito, aveva negato di aver mai fatto quelle dichiarazioni. Ma era stato possibile dimostrare il contrario, per cui era stato condannato a una multa di 360.000 scellini (oltre 26.000 euro).

Kreisky e Sinowatz, tutto sommato, se l’erano cavata bene, con una semplice sanzione pecuniaria. Non così Ernst Strasser (Övp), ex ministro degli Interni del primo governo di destra-estrema destra. Dopo l’incarico di governo era stato eletto al Parlamento europeo e in quella veste si era proposto di influenzare l’attività legislativa in cambio di tangenti. Anzi, a una coppia di giornalisti inglesi che si erano presentati a lui fingendosi lobbysti, aveva confessato che faceva l’eurodeputato per quella sola ragione: non per svolgere una missione politica, ma per incassare soldi. I giornalisti inglesi subito dopo avevano reso pubbliche le sue parole. Nel 2014 Strasser era stato condannato a 3 anni di reclusione per corruzione.

Anche l’ex ministro degli Interni Franz Olah (Spö) aveva conosciuto il carcere: come presidente dell’Ögb (il sindacato austriaco), aveva utilizzato illegalmente soldi dell’organizzazione, per finanziare la nascita del quotidiano “Kronen Zeitung” (ed averne il sostegno) e per sostenere l’Fpö (il partito formato a quel tempo da ex nazisti), in vista di una possibile coalizione di governo.

Un altro ex politico alle prese con la giustizia è Karl-Heinz Grasser, già ministro delle Finanze. È accusato di aver incassato una tangente di 9 milioni di euro nella privatizzazione di alloggi di edilizia pubblica e di aver incassato altri soldi illegalmente trasferendo gli uffici finanziari di Linz nella Terminal Tower. Nel 2020 è stato condannato a 8 anni di reclusione, ma la sentenza non è ancora passata in giudicato.

Più recente è il caso di Sophie Karmasin, già ministra della Famiglia. Era stata lei la mente del cosiddetto „Beinschab-Österreich-Tool“, ovvero lo stratagemma con cui una sua ex collaboratrice aveva condotto sondaggi farlocchi favorevoli a Sebastian Kurz, finanziati con soldi del Ministero delle Finanze e poi pubblicati dal quotidiano “Österreich”, che in cambio aveva ottenuto laute inserzioni pubblicitarie. Nel maggio scorso Karmasin è stata condannata con la condizionale a 15 mesi di reclusione per truffa aggravata. La sentenza non è definitiva.

L’elenco potrebbe continuare ancora a lungo – ci vengono in mente i casi Noricum (vendita illegale di obici all’Iran e all’Iraq) e Lucona (l’affondamento di una nave nel Mar Rosso, con tutto il suo equipaggio, per incassare i soldi dell’assicurazione) – soprattutto se allargassimo il campo visivo anche ai politici regionali. Di alcuni di questi casi abbiamo ampiamente riferito in passato in questo blog e di altri avremo sicuramente occasione di riparlare in futuro.

NELLA FOTO, il cancelliere Bruno Kreisky, socialdemocratico, che mosse l’infame accusa a Simon Wiesenthal di essere stato un collaboratore dei nazisti e un informatore della Gestapo.

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