Martedì 23 Aprile 2024

Sebastian Kurz (nella foto), ex enfant prodige della politica austriaca ed ex cancelliere, comparirà il 18 dicembre davanti ai giudici del Tribunale penale di Vienna per rispondere di falso. Sono passati solo sei anni da quando l’allora giovane “Basti” prese le redini di un’Övp asfittica, trascinandola da un trionfo elettorale all’altro. Ora Kurz non è più tanto giovane, ha 37 anni, e per lui è venuta la resa dei conti.

Se le accuse reggeranno, rischia fino a 3 anni di reclusione, ma è improbabile che finisca in carcere, perché anche in Austria la sospensione condizionale della pena non si nega a nessuno. È escluso soltanto che si possa giungere a una “Diversion”, cioè a quella soluzione processuale che, per risparmiare i tempi e i costi di un lungo procedimento, consente all’imputato di cavarsela con il pagamento di una somma in denaro, che mette una pietra tombale sul caso. Non ne resta traccia nemmeno nel casellario giudiziario.

Per applicare la “Diversion”, però, occorre l’accordo di tutte le parti e la Wirtschafts- und Korruptionsstaatsanwaltschaft (WKStA), ovvero la Procura anticorruzione che ha indagato sul caso, lo ha escluso fin da ora: la “Diversion” è un trattamento favorevole al reo che si applica nei confronti di chi dimostri consapevolezza del delitto commesso e manifesti ravvedimento. Non è il caso di Kurz, che fin dall’inizio ha dichiarato che le accuse nei suoi confronti erano false e che la Procura agiva contro di lui per motivi politici. Insomma, quello che dicono sempre i politici in tutte le parti del mondo, da Berlusconi a Trump.

La richiesta di rinvio a giudizio occupa 108 pagine. L’accusa mossa a Kurz è di aver dichiarato il falso, quando era comparso come persona informata sui fatti davanti alla commissione d’inchiesta parlamentare sullo scandalo di Ibiza. In quella sede aveva sostenuto di non aver messo lingua nella fase di trasformazione della Öbib (la holding delle società partecipate dallo Stato, somigliante al nostro Iri) in Öbag (non si era trattato soltanto di una modifica di sigle, ma anche di un trasferimento di poteri dalle società controllate alla società “madre”) e nemmeno nella scelta del consiglio di sorveglianza e nell’elezione a Ceo della holding del suo uomo di fiducia Thomas Schmid.

Chi ha seguito in questo blog la vicenda sa che le migliaia chat inviate a destra e manca da Schmid, un “messaggiatore compulsivo”, smentiscono clamorosamente Kurz. L’allora cancelliere, al contrario, si era occupato in prima persona della riforma di Öbib e della scelta delle “persone giuste” per gestire le aziende di Stato. È una pressi sempre seguita da tutti i cancellieri ed è logico che lo facciano, perché è loro responsabilità che il patrimonio industriale pubblico sia bene amministrato. Quello che nessuno riesce a capire è perché Kurz, in commissione, avesse mentito su un comportamento che sarebbe apparso a chiunque perfettamente legittimo.

Il processo in Tribunale sarà presieduto dal giudice Michael Radastzics, un magistrato che si è già dovuto occupare di scandali politici: dalla vendita del patrimonio di edilizia abitativa pubblica, per cui è stato condannato l’ex ministro delle Finanze Karl-Heinz Grasser, all’acquisto a peso d’oro degli Eurofighter. La sentenza dovrebbe essere pronunciata entro la fine dell’anno. Assieme a Kurz compariranno sul banco degli imputati il suo capo di gabinetto Berhard Bonelli e Bettina Glatz-Kremser, donna potente che è “ex” di molte cose (ex vicesegretaria dell’Övp, ex direttrice generale di Casinos Austria, ex presidente delle Lotterie austriache). Anch’essi sono accusati di aver dichiarato il falso in commissione.

Per Kurz questo non è l’unico caso giudiziario in piedi. Si profila all’orizzonte anche la vicenda dei sondaggi preelettorali truccati in suo favore e fatti pubblicare da un quotidiano in cambio di inserzioni pubblicitarie pagate con soldi del Ministero delle Finanze. Insomma, i soldi dei contribuenti usati da “Basti” per vincere le elezioni.

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