Giovedì 30 Maggio 2024

21.12.03 Sebastian Kurz, ritiro dalla politicaSebastian Kurz (di spalle nella foto), l’enfant prodige della politica austriaca, ha annunciato ieri a sorpresa il suo ritiro definitivo a vita privata. Sottosegretario all’integrazione a 24 anni, ministro degli esteri a 27, a 31 cancelliere, il più giovane al mondo. La sua fulminea carriera si era interrotta il 9 ottobre scorso, costretto alle dimissioni dalle accuse di falso, corruzione e peculato mossegli dalla Procura anticorruzione. Si era fatto da parte senza attendere un voto di sfiducia con l’aureola del martire – “il mio Paese è più importante della mia persona, qui non si tratta di me, ma dell’Austria” aveva dichiarato con enfasi – ma lasciando capire di essere pronto a tornare in sella.

Ieri, invece, l’annuncio delle sue dimissioni da ogni incarico politico (era pur sempre il segretario dell’Övp e capogruppo del partito in Parlamento) e dell’intenzione di ritirarsi a vita privata. Per fare che cosa? Non si sa. Non ha completato gli studi, non ha mai lavorato, fin da ragazzo ha fatto solo attività politica, divenendo presidente nazionale dei giovani dell’Övp, poi consigliere al Comune di Vienna (città dove l’Övp è minoritaria), per traslocare nel 2011 nel governo federale, con il ruolo di sottosegretario.

Una carriera strepitosa quanto effimera. “Non sono un santo, ma nemmeno un criminale”, ha dichiarato ieri nella conferenza stampa con cui annunciava la sua uscita di scena. Negli ultimi giorni – ha spiegato – in particolare dopo essere diventato papà, aveva capito quanto di bello vi fosse nella vita, anche al di fuori della politica. Soprattutto negli ultimi giorni, nel quali le sue giornate erano state accompagnate da “insulti, accuse, insinuazioni, procedimenti giudiziari”, che avevano spento la sua passione politica.

La decisione di farsi da parte non è stata presa a cuor leggero da Kurz, che però si è detto convinto che l’Övp, il suo Partito popolare, resterà forte anche in futuro. Per oggi Kurz ha convocato la direzione, che stabilirà le modalità della successione in tempi in ogni caso brevissimi, probabilmente già entro la prossima settimana.

Non sarà un trapasso semplice, perché Sebastian Kurz non lascia un partito, ma un cumulo di macerie, sotto le quali è difficile trovare un successore all’altezza della situazione. La gestione dell’Övp da parte di Kurz è stata quella tipica dell’”one man show”: aveva raccolto tutto il potere nelle sue mani, facendo il vuoto intorno a sé e circondandosi soltanto da uomini mediocri, qualificati non per la competenza, ma per la fedeltà assoluta al loro capo. Il cosiddetto “cerchio magico”.

La scalata alla conquista dell’Övp era stata scientificamente progettata fin dal 2016 o forse già dal 2015 ed era culminata nel congresso di Linz, nel luglio del 2017, dove Kurz era stato eletto segretario con il 98,7% dei voti, dopo che in quello stesso congresso aveva preteso modifiche radicali allo statuto, che gli davano pieni poteri: dalle nomine ai vertici dell’organizzazione alla scelta delle candidature nelle elezioni politiche nazionali e regionali. Aveva imposto addirittura un nuovo nome al partito, diventato “Die neue Volkspartei” e ne aveva perfino cambiato il colore: dal nero, che per 77 anni era stato il colore dell’Övp e nella Prima Repubblica del Partito cristiano sociale, al turchese. Tutta l’organizzazione era stata rimodellata sulla sua persona, al punto che alle elezioni dell’ottobre di quell’anno l’Övp si era presentato con il nome “Liste Sebastian Kurz – Die neue Volkspartei”.

Si stenta a capire come i vecchi baroni del partito – dai potenti governatori dei Länder alle associazioni corporative fiancheggiatrici – si fossero lasciati infinocchiare dal giovanotto, dandogli carta bianca. Probabilmente la resa era stata dettata dalla disperazione, in un partito ex grande, che stava scivolando sotto il 10%. Quel furbo giovanotto era sembrata l’ultima carta da giocare per evitare di scomparire.

L’obiettivo di Kurz era dare l’impressione che l’Övp, che pure era stata ininterrottamente al governo nei 31 anni precedenti, non fosse parte del “sistema” così inviso al popolo, ma qualcosa di assolutamente originale. Con uomini nuovi, un nome nuovo, un nuovo colore e con un segretario giovanissimo al timone il trucco era riuscito e gli elettori ci erano cascati, premiando la “nuova” Volkspartei con oltre il 30% dei suffragi alle elezioni del 2017, saliti al 37,55 alle elezioni anticipate del 2019.

Senza Kurz questo castello di carte è destinato a crollare. Nessuno del “cerchio magico” è in grado di subentrargli, non avendone la stoffa. E i vecchi sono ormai troppo vecchi per prendere in mano un partito che con Kurz ha cambiato fisionomia e in cui non si riconoscono più, perché ha fatto proprio il populismo della destra (basti pensare all’atteggiamento nei confronti dei migranti e alle critiche pretestuose rivolte all’Europa).

Per questo appaiono credibili le voci che circolavano ieri a Vienna e che vedevano in Karl Nehammer il probabile successore. Nehammer è l’attuale ministro degli Interni. Non fa parte del “cerchio magico”, il che vuol dire che è capace di pensare con la propria testa. Ma è anche un uomo che ha condiviso con Kurz le strategie sul fronte dell’immigrazione, dando di sé l’immagine di un duro, pronto a usare la maniera forte per impedire nuovi arrivi. A molta parte degli austriaci, spaventata dall’invasione di profughi dai Balcani del 2015, questo atteggiamento piace. È così che l’Övp in questi ultimi quattro anni ha guadagnato voti, sottraendoli all’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista. Nehammer, quindi, sarebbe l’uomo giusto per tentare di reggere in piedi l’Övp, sia che rimanga quella turchese di Kurz, sia che riprenda il colore nero della sua lunga storia.

Sempre a Vienna i bene informati osservavano che il nuovo segretario dell’Övp – che sia Nehammer o un altro, non cambia – dovrebbe automaticamente diventare anche cancelliere: in Austria tradizionalmente le due cariche coincidono. I giorni di Alexander Schallenberg alla Ballhausplatz sarebbero contati. Lo stesso cancelliere, in carica solo da 53 giorni, già ieri sera si è dichiarato pronto a farsi da parte: “Sono convinto dell’idea che entrambe le funzioni, di capo del governo e di capo del partito più forte in Austria, debbano essere riunite al più presto nelle mani di una sola persona”. Insomma, anche lui pronto a lasciare la poltrona.

Werner Kogler, leader dei Verdi e vicecancelliere, non si è espresso sulla successione a Kurz, perché si tratta di scelte – ha detto – che spettano all’Övp. Non teme ripercussioni sul governo e conferma che i ministri verdi rimarranno al loro posto.

_____________

Austria Vicina è anche su Facebook. Clicca “mi piace” alla pagina https://www.facebook.com/austriavicina.

 

Lascia un commento