Giovedì 29 Febbraio 2024

20.06.29 Gunther Spath, generaleA Klaudia Tanner, ministra della Difesa, non può essere data la colpa di aver smantellato l’Esercito austriaco. Sono processi che richiedono tempo e avvengono per gradi. Se vogliamo indicare una data d’inizio, dobbiamo riandare addirittura ai governi di Bruno Kreisky (1970-1983), che volle ridurre la ferma di leva a 8 mesi. Chi si occupa di problemi del personale sa cosa ciò significhi: una naja così breve serve appena per addestrare i soldati, che poi però se ne vanno subito in congedo e non diventano mai operativi.

Negli anni e nei decenni successivi nessun governo ha mai elaborato una seria dottrina militare e, quando lo ha fatto, la sua applicazione è stata sempre rinviata a tempo indeterminato, per mancanza di risorse. Ministro dopo ministro, invece, la forza armata è stata costantemente ridotta per numero di uomini e dotazione di mezzi. Un duro colpo le è stato inferto dal ministro Günther Platter, nel primo governo di centrodestra (Platter è ora Landeshauptmann del Tirolo), con l’abolizione delle esercitazioni periodiche della milizia (sono i militari in congedo, di cui era previsto il richiamo per emergenze di difesa territoriale).

Tanner è la prima ministra donna e il suo nome sarà associato alla trasformazione dell’Esercito austriaco in un istituto assistenziale, che interviene per portare soccorso in caso di alluvioni o altre catastrofi naturali, cui si è aggiunto di recente anche il compito di misurare la febbre a chi vuole attraversare i confini di Stato.

Questa definizione di “istituto assistenziale”, che svolge soprattutto meritorie opere di carità, ma non di difesa armata del Paese, non è nostra, ma di Gunther Spath, generale in congedo, fino al 2012 comandante militare della Carinzia. La “Kleine Zeitung” ha pubblicato ieri una sua impietosa analisi della “Totalreform” pensata dalla ministra Tanner. Già la parola “Reform” per Spah, fa suonare i campanelli di allarme. “Ogni volta che la sente pronunciare, un soldato esperto sa che significa soltanto risparmi e riduzione di infrastrutture, personale e materiali”. Secondo il generale, “alla prima donna nell’ufficio del ministero della Difesa il governo turchese-verde (dal colore dei due partiti: turchese per l’Övp e verde per i Verdi, nda) ha affidato l’incarico di spegnere definitivamente la luce all’esercito”.

Il progetto messo in campo, secondo Spath, è tutto farina del suo sacco, non certo dello stato maggiore, che soli pochi mesi fa, sotto il precedente ministro, aveva elaborato un documento di segno opposto, dal titolo “Unser Heer 2030” (“Il nostro Esercito 2030”): considerava l’esigenza di investimenti nella forza armata di 16,2 miliardi, nei prossimi 10 anni, ovvero fino al 2030. La “Totalrefom” di Tanner, invece, se attuata, comporterebbe “la fine di un Esercito idoneo alla difesa militare del Paese, sancita dalla Costituzione, e al concorso in missioni internazionali di pace”.

Che cosa rimarrebbe? Un corpo militare con funzioni di soccorso, di assistenza e – questa la novità più recente – di supporto ai servizi sanitari in caso di pandemie. Si aggiungerebbe, è vero, anche la “difesa cibernetica”, ma, date le risorse limitate, secondo il generale si ridurrebbe a poco più di un gioco alla play station per pochi eletti.

Usa il sarcasmo il generale Spath anche per gli altri punti affrontati dalla riforma Tanner (di cui si ha notizia, peraltro, solo da fonti di stampa, non essendo stato pubblicato ancora alcun documento ufficiale). La milizia, per esempio. Se ne prevede la resurrezione, dopo che l’allora ministro Platter l’aveva abbandonata per strada, con richiami biennali per esercitarsi. Ma, per l’amor del cielo, sempre su base volontaria, per non scontentare nessuno e magari perdere voti! Dovrebbero bastare gli incentivi economici, che suscitano molti dubbi, visto che i componenti della milizia richiamati per l’emergenza virus sono stati pagati meno dei soldati in servizio attivo e con notevoli ritardi. Se ne sono tornati a casa sollevando un putiferio di proteste.

C’è poi la questione caserme, che la ministra Tanner ha assicurato di non voler chiudere (anzi, a Villaco ne sarà costruita addirittura una nuova). Il generale Spath si chiede per farne cosa, visto che, con la riduzione del personale e dei mezzi, la gran parte di quelle esistenti rimarranno vuote e inutilizzate, destinate all’inevitabile degrado, come è accaduto per le caserme del Friuli e del Veneto, dopo il ridimensionamento e la ridislocazione dei reparti dell’Esercito italiano.

“Mandare in rovina una forza armata si fa in fretta – ha concluso l’ex comandante della Carinzia – ma per ricostruirne una nuova ci vogliono anni. Ciò potrebbe rivelarsi fatale in caso di emergenze e queste arrivano senza preavviso”. Lo si è visto nel 1991, quando è crollata la federazione jugoslava e il confine meridionale è diventato improvvisamente zona di combattimento.

 

NELLA FOTO, il generale Gunther Spath, comandante militare della Carinzia fino al 2012.

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