Lunedì 22 Aprile 2024

“Schluss mit den Spielchen!”, “Basta con i giochetti!”. Così titolava il suo editoriale il direttore della “Kleine Zeitung”, Hubert Patterer. I giochetti a cui si riferiva erano quelli di Viktor Orban, il primo ministro dell’Ungheria, che da tempo tiene in scacco l’Unione Europea, disconoscendone i valori fondanti e minacciando veti che ne paralizzerebbero l’operatività, dato che anche nell’Ue a 27 vige il principio dell’unanimità.

Orban era contrario all’avvio dei negoziati di ingresso nell’Ue dell’Ucraina e avrebbe opposto il suo veto, se con un faticoso lavoro dietro alle quinte, di cui non conosciamo le poste in gioco, non fosse stato convinto a lasciare temporaneamente la seduta del Consiglio europeo, consentendo così che gli altri partner votassero all’unanimità l’apertura del tavolo di discussione con il governo di Kyiv.

Ma già la mattina dopo Orban aveva fatto sentire chiaro e forte il suo no agli aiuti di cui l’Ucraina ha assoluto bisogno per sostenere il suo sforzo bellico. La decisione è stata rinviata a gennaio, dopo “un’adeguata preparazione”, ha fatto sapere Orban su X, non senza una vena di sarcasmo. Ha scritto “adeguata preparazione”, ma si legge “sblocco” dei fondi per l’Ungheria congelati dall’Unione Europea (in tutto 28,6 miliardi, di cui circa 10 già versati) per le inadempienze del governo ungherese in materia di Stato di diritto, di riforme giudiziarie e di rispetto della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue.

Orban usa l’Ucraina come strumento di ricatto per incassare i soldi dell’Ue. Ma anche per la sua vicinanza a Mosca, da cui dipende quasi completamente per le forniture di gas. Mosca ha anche finanziato per intero la sua costruenda centrale nucleare e, come si ricorderà, ai tempi del Covid il governo di Orban era stato l’unico a servirsi del vaccino Sputnik prodotto in Russia.

Il direttore della “Kleine Zeitung” ritiene che l’Unione Europea non possa tollerare oltre che una quinta colonna di Putin ne mini la sua coesione e ne paralizzi l’attività. Ma come fare? Qualcuno (non Patterer) ha proposto di riservare all’Ungheria lo stesso trattamento che l’Ue aveva riservato all’Austria alla formazione del primo governo di destra-estrema destra (Övp-Fpö), nel febbraio del 2000. Si era parlato allora di “sanzioni”. In realtà le cose non andarono proprio così. In primo luogo, perché non fu l’Unione Europea a mettere sotto accusa l’Austria, ma fu una decisione presa autonomamente da ciascun dei Paesi membri (che allora erano soltanto 15), cui si associarono anche Cechia, Canada, Israele e Norvegia (non membri dell’Ue).

In secondo luogo, perché non fu inflitta all’Austria alcuna sanzione. Il dissenso nei confronti di un governo che aveva al suo interno esponenti neonazisti, fu manifestato in altro modo: evitando ogni contatto bilaterale con essi, non appoggiando candidature austriache ad incarichi in organizzazioni internazionali, limitando i rapporti con le rappresentanze diplomatiche nelle capitali europee al solo livello tecnico (Israele richiamò addirittura il proprio ambasciatore).

Si crearono così situazioni molto sgradevoli. In una conversazione con l’autore di questo blog, l’allora ministra degli Esteri Benita Ferrero-Waldner (Övp) ricordò che, quando entrava nelle sale in cui si tenevano riunioni dell’Ue, i colleghi degli altri Paesi si alzavano immediatamente e se ne andavano. A un vertice Ue a Villaco, alla cena di gala seguita alle riunioni di lavoro soltanto il ministro italiano Maroni accettò di sedere al tavolo con Jörg Haider, tutti gli altri se ne andarono.

Il presidente portoghese, che doveva essere l’ospite d’onore al tradizionale Ballo dell’Opera (nel primo semestre del 2000 toccava al Portogallo la presidenza di turno), disdisse la sua partecipazione. Per non lasciare vuoto il palco presidenziale, fu invitato Nursultan Nazarbaev, presidente del Kazakistan, incredulo dell’onore che gli era stato inaspettatamente riservato. E pensare che, in omaggio al Portogallo, il teatro dell’Opera era stato adornato con orchidee fatte giungere appositamente dall’isola portoghese di Madeira (in luogo delle rose di Sanremo) e che erano portoghesi anche i vini serviti ai partecipanti.

Non erano sanzioni, dunque, ma così furono impropriamente definite dai partiti di governo, che in questo modo riuscirono a rappresentarsi come “vittime”, con grande successo sul piano della propaganda interna. Anni prima era accaduto qualcosa di analogo anche di fronte all’ostracismo internazionale nei confronti di Kurt Waldheim, quando venne eletto presidente della Repubblica e si conobbe il suo ruolo, fino ad allora sempre sottaciuto, nella guerra di sterminio nei Balcani. Anche allora l’opinione pubblica austriaca – non tutta, per fortuna – si strinse solidale attorno al suo capo di Stato.

Sono queste, probabilmente, le ragioni per cui l’ipotesi di colpire Orban con sanzioni di questo genere non trovano molti consensi. Non farebbero che rafforzare la sua leadership in casa.

NELLA FOTO, Viktor Orban con l’”amico” Vladimir Putin.

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