Martedì 23 Aprile 2024

La sindaca di Graz Elke Kahr e i suoi assessori non parteciperanno alla cerimonia dell’8 novembre con cui la comunità ebraica della città commemora il pogrom nazista di 85 anni fa. Elke Kahr è comunista, l’unica comunista in Austria alla guida di una città, e anche i suoi assessori sono comunisti. Sarebbero andati volentieri alla cerimonia dell’8 novembre, ma non sono stati invitati. Anzi, per dirla tutta, il presidente degli ebrei di Graz, Elie Rosen, che è anche presidente della Comunità israelitica di culto di Innsbruck, ha inviato alla sindaca una mail, pregando lei e i “compagni” di non farsi vedere: la loro partecipazione sarebbe stata percepita come una “provocazione dalla maggior parte della comunità ebraica e dagli altri ospiti”.

Quali sono le ragioni di un atteggiamento così duro nei confronti degli amministratori della città, soltanto quelli comunisti? La si legge nella stessa mail inviata a Elke Kahr. In essa Elie Rosen rileva che accanto all’antisemitismo di matrice islamica vi sarebbe un antisemitismo contro Israele, avvertibile soprattutto nella sinistra politica, che assilla gli ebrei in Austria.

Ma la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sono state le dichiarazioni rilasciate da una consigliera comunale del Kpö (il Partito comunista austriaco) al settimanale della Stiria “Die Woche” del 25 ottobre. “Chi presume di riconoscere in Israele e in Hamas partner che si equivalgono – osserva Rosen – sì, schieramenti di una guerra civile, non soltanto disconosce il diritto internazionale, ma pone sullo stesso piano una organizzazione terroristica e uno Stato democratico, nella quale uomini e donne possono convivere con parità di diritti e dove omosessuali, lesbiche, transgender godono del rispetto pubblico. Uno Stato nel quale anche partiti arabi ovviamente sono rappresentati nella Knesset e tutte le confessioni possono essere praticate liberamente”.

“In Europa – scrive ancora Rosen nella mail – non vi sono moschee e non vi sono chiese che debbano essere protette da minacce di ebrei o di Israele, mentre al contrario vi sono sinagoghe e istituzioni ebraiche che da decenni sono obiettivi dichiarati di fanatici che nutrono odio nei confronti di Israele”. Rosen scrive di averlo sperimentato sul proprio corpo nell’assalto alla sinagoga di Graz del 2020.

La mail fa riferimento anche alla questione della esposizione della bandiera di Israele sul municipio di Graz, in segno di solidarietà dopo l’attacco terroristico del 7 ottobre. I comunisti non la volevano, ma era stata imposta a maggioranza dal consiglio comunale (avevano votato per l’esposizione anche i Verdi, compagni di giunta del Partito comunista). Ma già alla vigilia della Festa nazionale del 26 ottobre (ieri) la sindaca l’aveva fatta togliere. Una “rimozione veloce”, secondo il presidente della comunità ebraica, che “parla un linguaggio chiaro e in parte oltraggioso”.

La reazione di Elke Kahr è stata prudente, ma ferma. “Noi rispettiamo la decisione del presidente della comunità ebraica – ha dichiarato – anche se non la comprendiamo. Il nostro forte legame con la comunità che dura da decenni è per noi una cosa ovvia. E non verrà meno in futuro”. Ogni associazione è libera di invitare chi vuole, ma “la nostra opinione è che le motivazioni del mancato invito non stiano in piedi”.

Per il Kpö la commemorazione del pogrom della notte del 9 novembre sarebbe stata da sempre un importante giorno della memoria. “Pensiamo alle sofferenze dei nostri concittadini ebrei, alle sinagoghe distrutte e alle conseguenze che portarono agli assassini di massa industrializzati e ai campi di sterminio”. Si ricorda inoltre che a quel tempo i comunisti si erano trovati al fianco dei perseguitati. E per questa ragione l’ex segretario del Kpö della Stiria, Franz Leitner, era stato nominato dal memoriale dello Yad Vashem tra i Giusti delle nazioni, perché nel lager di Buchenwald aveva nascosto bambini ebrei, assicurando loro la sopravvivenza.

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Nella notte tra il 9 e il 10 novembre del 1938 si scatenò in Germania e soprattutto in Austria, da poco annessa al Reich, la furia antisemita del nazismo. Si verificarono ovunque omicidi, saccheggi e devastazioni di sinagoghe date alle fiamme. Per questa fu chiamata dai nazisti “Kristallnacht”. Ad essa avevamo dedicato un articolo di questo blog il 10 novembre 2018.

NELLE FOTO, il presidente della comunità ebraica di Graz, Elie Rosen, e la sindaca comunista, Elke Kahr.

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