Sabato 20 Aprile 2024

Non se la caveranno con una ramanzina i tre alpinisti cechi che nel giorno dell’Epifania si sono avventurati sul Grossglockner, in mezzo a una bufera di neve e di nebbia. È un miracolo che il loro irresponsabile comportamento non sia finito in tragedia. Sono stati salvati grazie al sacrificio delle squadre di soccorso, che si sono mosse nel cuore della notte e hanno impiegato 15 ore per raggiungerli a 3500 metri di quota, dove erano rimasti incrodati, e per riportarli a valle.

E, mentre dalla Carinzia giunge notizia di altri due sconsiderati, travolti da una valanga mentre ieri sciavano fuori pista (uno dei due è morto), da Kals (Tirolo Orientale), base di partenza dei soccorritori del Grossglockner del giorno prima, viene reso noto che la Polizia alpina ha deciso di sporgere denuncia alla Procura di Stato nei confronti degli alpinisti cechi.

Più che di una denuncia, si tratta di un esposto, per informare l’autorità giudiziaria del comportamento gravemente imprudente dei tre alpinisti salvati sul Grossglockner, per l’eventualità che si ravvisino in esso elementi di reato. Si tratta di un provvedimento senza precedenti, perché finora mai nessuno aveva ipotizzato conseguenze penali per un incidente in montagna. Si era sempre e soltanto discusso se le persone coinvolte fossero tenute a concorrere in tutto o in parte ai costi del soccorso (in Austria le spese di elicottero sono già a loro carico).

Questa volta, invece, si avanza l’ipotesi che i tre alpinisti cechi possano essere ritenuti responsabili anche penalmente. Nell’esposto si fa riferimento alle condizioni meteo con cui gli alpinisti avevano affrontato l’ascensione: nebbia da non vedere nulla nemmeno a breve distanza e bufera di neve, con elevato rischio di valanghe. Con gli strumenti a disposizione questa situazione era largamente prevedibile e, comunque, già presente, quando la cordata ceca si era messa in marcia, alle 6.15 di sabato, come avevamo riferito nell’articolo di ieri. Tant’è vero che, dopo aver risalito il Kodnitzkees (il ghiacciaio posto alla base meridionale del Grossglockner), i tre avevano imboccato erroneamente un canale ghiacciato su cui finora nessuno aveva mai messo piede.

È improbabile che essi intendessero aprire una via nuova; più verosimile è che, in assenza di visibilità, avessero sbagliato direzione. Quando se n’erano resi conto, non riuscendo più andare né avanti, né indietro, avevano chiesto aiuto. Le squadre di soccorso si erano mosse già poco dopo la mezzanotte e avevano impiegato 15 ore per raggiungerli e riportarli a valle, affrontando anch’esse gli stessi rischi dei tre alpinisti.

“I tre cechi – ha dichiarato alla Kleine Zeitung Andreas Klammer, della Polizia alpina di Matrei – erano bene equipaggiati, con materiali alpinistici di qualità, e fisicamente erano al top, ma avevano trascurato una pianificazione dell’ascensione, non tenendo conto in alcun modo delle previsioni meteo”. Le loro reazioni, quando sono stati raggiunti dai soccorritori? “Non c’è stato alcun segno di ravvedimento – ha osservato Klammer – I tre erano dell’idea che fosse normale che in un tour del genere potessero capitare certe cose”.

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Non era passato neanche un giorno dall’intervento sul Grossglockner, che altre squadre di soccorso sono state chiamate a intervenire sul Mölltaler Gletscher, dove due sciatori erano stati travolti da una valanga, mentre sciavano fuori pista. Uno dei due, come scrivevamo sopra, non è sopravvissuto.

L’incidente è accaduto intorno a mezzogiorno. Due sciatori slovacchi, rispettivamente di 40 e 33 anni, mentre scendevano lungo la pista 5, a 2.700 metri di quota, non hanno saputo resistere alla tentazione di scodinzolare in mezzo alla neve fresca, appena caduta. Sono usciti, così, dalla pista battuta, ben consapevoli dei rischi a cui andavano incontro. Entrambi erano dotati di dispositivo Arva (un ricetrasmettitore che facilita il ritrovamento dei corpi, in caso di sepoltura sotto la neve) e di uno zainetto airbag (in caso di valanga, l’airbag si gonfia e il suo volume aiuta a rimanere in superficie, aumentando le probabilità di sopravvivenza).

I loro movimenti hanno determinato il distacco di una valanga che li ha sepolti. Il più giovane si è trovato miracolosamente quasi in superficie ed è stato in grado di liberarsi da solo dalla morsa della neve. L’operazione gli ha richiesto comunque un’ora di tempo. Quando alla fine è uscito dalla massa nevosa, ha dovuto risalire a piedi fino alla stazione a monte della seggiovia, dove è arrivato intorno alle 15.40. Solo allora è stato possibile allertare le squadre di soccorso.

Sul posto sono subito intervenuti da Obervellach poliziotti dell’Arg (Alpine Einsatzgruppe) di Spittal an der Drau, 44 uomini delle squadre di soccorso alpino di Flattach, Mallnitz e Winklern, con 5 cani, mentre sono stati fatti decollare l’elicottero Libelle della Polizia e gli elicotteri Martin 4 e C7 del Soccorso alpino. Poiché ormai si stava facendo buio, si è resa necessaria anche la presenza dei vigili del fuoco di Mallnitz, che hanno portato con sé speciali proiettori per illuminare la zona.

Il secondo sciatore slovacco è stato disseppellito soltanto dopo le 17. Si trovava a due metri di profondità sotto la neve. Era ancora in vita, ma privo di conoscenza. Vani i tentativi di rianimazione.

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