Sabato 13 Luglio 2024

Sul Partito popolare (Övp), attualmente alla guida del governo in Austria, pesa l’accusa di aver esercitato pressioni per far insabbiare inchieste della magistratura che lo riguardavano e che avevano dato luogo a perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni di alcuni suoi esponenti di spicco e a indagini nei confronti dell’ex cancelliere Sebastian Kurz e di alcuni suoi ministri. In particolare si sarebbe dato da fare per ostacolare gli inquirenti il presidente del Parlamento, Wolfgang Sobotka, uno degli uomini più vicini a Kurz e protagonista del “Projekt Ballhausplatz”, l’operazione clandestina che aveva consentito a “Basti” e ai suoi sodali la conquista della Cancelleria federale.

L’aspetto anomalo della vicenda è che l’accusa non è anonima, ma viene dall’oltretomba. A puntare il dito contro l’Övp e contro Sobotka è un uomo che è deceduto in circostanze tragiche il 20 ottobre: Christian Pilnacek, già direttore generale del Ministero della Giustizia e capo della sezione penale dello stesso, sospeso dall’incarico dal febbraio 2021, perché sospettato di aver rivelato a un amico segreti del suo ufficio.

Pilnacek non è un “morto che parla”. È morto e non può più parlare. Proprio di recente, nel trigesimo del decesso, è stato celebrato un Requiem di suffragio nella chiesa degli Agostiniani a Vienna (la stessa dove un tempo venivano celebrate le incoronazioni e le nozze imperiali), affollata fino all’ultimo banco.

Ma Pilnacek aveva avuto modo di parlare una sera di fine luglio, mentre era ancora vivo e si trovava nel bar-pizzeria “Il Cavalluccio”, nel cuore di Vienna, davanti a un bicchiere di vino, in compagnia di due amici. Sono quei momenti di intimità, in cui si parla senza reticenze. E Pilnacek, certo della discrezione degli amici, aveva detto quello che pensava sull’Övp e sulle pressioni ricevute per fermare la magistratura.

Appena aveva sentito menzionare l’Övp, uno dei due amici, Christian Mattura, titolare di un’azienda nel settore informatico, aveva pigiato senza farsi notare l’icona del telefonino che consente la registrazione. Era stato un gesto quasi istintivo – confesserà poi – senza uno scopo ben preciso, determinato probabilmente solo dalla sensazione che ciò che stava per dire l’alto dirigente della Giustizia fosse importante.

Pilnacek aveva rivelato con fastidio le insistenti pressioni ricevute in particolare da Wolfgang Sobotka. Il presidente del Parlamento gli aveva rimproverato di non aver fatto nulla per legare le mani agli inquirenti e per impedire le perquisizioni alle abitazioni dei suoi compagni di partito. Aveva parlato anche di Beatrix Karl, già ministra della Giustizia tra il 2011 e il 2013, lei pure dell’Övp, costretta a dimettersi, dopo essere stata attaccata duramente dal suo partito, che le rimproverava di non aver costretto Pilnacek a intervenire nell’inchiesta che a quel tempo riguardava lo scandalo Telekom.

Mattura oggi non fa politica, ma lo aveva fatto in passato, a fianco di Jörg Haider, che nel 2008 lo aveva candidato alle elezioni nel suo partito (a quel tempo il Bzö). Era una candidatura senza prospettive, perché il suo nome figurava in fondo alla lista. Non era intenzione di Mattura rendere pubbliche le parole di Pilnacek, carpite a sua insaputa. Si era convinto a farlo solo dopo aver sentito le dichiarazioni di Sebastian Kurz, che davanti al Tribunale di Vienna, dove è imputato per falso, si era servito spudoratamente della morte di Pilnacek per attaccare la Procura anticorruzione. A Mattura era sembrato a quel punto che il limite della decenza fosse stato superato e si era deciso, perciò, a passare la registrazione ai giornali.

L’effetto è stato dirompente, perché ha portato alla luce un metodo di rapporti e di tentativi di sottomissione dell’ordine giudiziario, che molti già sospettavano, ma che mai era apparso così evidente. Si possono mettere in dubbio le voci riferite da terze persone, ma non la voce inconfondibile di Christian Pilnacek, che tutti hanno potuto sentire dalla registrazione di Mattura.

L’Övp è corso ai ripari, sostenendo che “il presidente Sobotka non aveva mai parlato con Pilnacek sui procedimenti o sui mandati di sequestro”. Lo stesso Sobotka, in apertura di seduta del Parlamento di cui è primo presidente, ha dichiarato che “le accuse di Pilnacek non corrispondono in alcun modo alla verità”.

Pilnacek è morto e non può replicare, ma tutti i partiti di opposizione hanno chiesto le dimissioni di Sobotka, ritenendo incompatibile il suo ruolo di presidente del Parlamento (la seconda carica dello Stato, dopo quella del presidente della Repubblica) con il sospetto di aver intralciato il corso della Giustizia, quasi a voler creare uno Stato nello Stato. Anche i Verdi hanno usato parole dure, senza peraltro chiedere le dimissioni di Sobotka, perché ciò avrebbe comportato inevitabilmente una crisi del governo di cui fanno parte. “Noi – ha dichiarato il loro vicecapogruppo, Meri Disoski -abbiamo già detto, che al suo posto ce ne saremmo andati e questo vale anche adesso”.

La pubblicazione della registrazione ha indotto la magistratura ad avviare un’inchiesta, mentre la ministra della Giustizia, Alma Zadic, esponente dei Verdi, ha istituito una commissione che dovrebbe vagliare quanto siano fondate le parole pronunciate dal defunto direttore generale del suo Ministero. “Di recente – ha dichiarato Zadic, senza fare alcun riferimento diretto all’Övp e a Sobotka – sono venuti alla luce segnali, che lasciano presumere un tentativo della politica di influenzare la Giustizia”, aggiungendo che “uno Stato di diritto può funzionare soltanto se si ha fiducia che la sua Giustizia possa operare con indipendenza”.

Proprio ieri la ministra ha comunicato il nome del presidente. Si tratta di Martin Kreutner, esperto in materia di corruzione. Dal 2001 al 2010 ha diretto l’Ufficio affari interni del Ministero degli Interni, fino al 2019 è stato segretario generale dell’Accademia internazionale anticorruzione di Laxenburg e attualmente è consulente dell’Onu, dell’Osce e di Transparency International.

La commissione sarà composta da altre 6 o 7 persone ancora da nominare. Inizierà i suoi lavori il 15 dicembre e dovrà concluderli entro il 31 maggio. I risultati del suo lavoro saranno presentati il 15 giugno.

NELLE FOTO, dall’alto in basso, il defunto Christian Pilnacek, il presidente del Parlamento Wolfgang Sobotka e il neonominato presidente della commissione d’inchiesta Martin Kreutner, con al suo fianco la ministra Alma Zadic.

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