Sabato 20 Aprile 2024

Sebastian Kurz, due volte cancelliere austriaco, il più giovane finora a ricoprire quel ruolo, è stato condannato questa sera dal Tribunale penale di Vienna per falso. Davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sullo scandalo Ibiza aveva dichiarato di non aver interferito nelle nomine ai vertici delle aziende controllate dallo Stato. La Procura anticorruzione, invece, aveva sostenuto il contrario e il giudice monocratico del Tribunale, Michael Radasztics, oggi è stato dello stesso avviso e ha pronunciato la sentenza di condanna a 8 mesi di reclusione, con la condizionale.

Il provvedimento, ovviamente, non è immediatamente esecutivo. C’è da attendersi che l’ex cancelliere ricorra in appello e, se la condanna sarà confermata anche in secondo grado, si rivolga alla Corte Suprema e, chissà, forse anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Insomma, il percorso giudiziario è ancora lungo, ma almeno la prima tappa è giunta a conclusione, dopo una maratona incominciata in ottobre e durata 12 udienze.

Il reato, come si intuisce, non è gravissimo, ma definisce la personalità di Kurz. I membri della commissione parlamentare gli avevano chiesto se avesse interferito nelle nomine ai vertici di Öbag, holding e lui aveva negato. Non ci sarebbe stato nulla da ridire, se avesse affermato il contrario, ma il giovane “Basti” voleva fare la figura del cancelliere che, a differenza dei suoi predecessori, non si occupava di sottogoverno. La Procura anticorruzione, invece, indagando su altri scandali, era incappata casualmente in centinaia di chat tra lui e i suoi collaboratori, da cui emergeva il contrario: non c’era stata nomina di rilievo in cui Kurz non avesse messo il becco.

Il principale teste d’accusa nei suoi confronti era stato l’ex direttore generale del Ministero delle Finanza, Thomas Schmid, un tempo suo “fidatissimo” collaboratore. Non più “fidatissimo”, però, quando la Procura gli aveva chiesto di collaborare, in cambio di una maggiore indulgenza in altre vicende penali in cui era coinvolto.

L’ultima udienza, quella odierna, era stata convocata per interrogare un ultimo teste, chiesto dalla difesa. È un uomo di affari russo che, insieme a un suo socio, aveva incontrato Schmid ad Amsterdam. In quella circostanza, Schmid avrebbe dichiarato di aver accusato l’ex cancelliere ed ex amico, perché sottoposto a forti pressioni da parte della Procura anticorruzione. Sentendo il teste, la difesa riteneva di poter dimostrare l’inaffidabilità della testimonianza di Schmid.

Le dichiarazioni del russo, invece, si sono rivoltate come un boomerang contro Kurz. In primo luogo perché il teste – sentito questa mattina in collegamento video con l’Ambasciata austriaca a Mosca, dove era stato convocato – ha dichiarato di aver semplicemente firmato una dichiarazione che gli era stata presentata dal suo connazionale. In secondo luogo, perché il suo connazionale, sentito come teste in una precedente udienza, aveva a sua volta dichiarato che un fac-simile della dichiarazione gli era stato fatto giungere dal collegio di difesa di Kurz.

L’udienza in questa fase ha assunto aspetti teatrali, con l’ex cancelliere visibilmente contrariato e gesticolante, i rappresentanti dell’accusa che ridacchiavano e il giudice, insoddisfatto delle prestazioni dell’interprete russo, che interrogava direttamente il teste in lingua inglese, per essere certo delle risposte.

Sebastian Kurz non era oggi l’unico imputato del processo. Accanto a lui sedeva il suo ex capo di gabinetto, Bernhard Bonelli, chiamato a rispondere delle stesse accuse. È stato condannato anche lui a 6 mesi di reclusione, con la sospensione condizionale.

NELLA FOTO, l’ex cancelliere Sebastian Kurz, mentre parla con i giornalisti nell’aula del Tribunale di Vienna, affiancato dai suoi legali.

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