Venerdì 19 Luglio 2024

Quanto costa la politica? È una domanda che viene spesso posta da chi crede che si possa fare a meno della politica. Ma uno Stato deve pur funzionare e un sistema democratico – con partiti politici e organismi rappresentativi a livello nazionale e locale – è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre. La frase citata è talmente nota che non riteniamo di doverne menzionare la fonte. Ci basta per poter affermare che, se la politica ha un costo, è un costo che vale la pena sostenere.

Occorre tuttavia fare una distinzione. Da una parte i costi della macchina democratica (le indennità di carica dei politici e delle istituzioni di cui sono al servizio), dall’altra i costi dei partiti e dei loro apparati, che si autofinanziano con le quote degli iscritti, con il finanziamento pubblico dove esiste o in altre forme (in Italia, per esempio, attraverso il 2 per mille nella dichiarazione dei redditi).

In questi giorni sono stati resi noti i contributi di cui hanno beneficiato i partiti politici austriaci nel 2023. Ci ha pensato l’agenzia di stampa Apa a fare i conti, sommando insieme i versamenti a livello federale e quelli dei singoli Länder. Il totale è di 237,4 milioni di euro. Rispetto all’anno precedente c’è stato un aumento del 6,9%.

I partiti ne hanno beneficiato in misura diversa, in proporzione ai voti ottenuti a livello federale e regionale. Il calcolo non è semplice e per questo è meritorio il lavoro fatto dall’Apa. Vi sono soldi che vanno ai gruppi parlamentari, ai gruppi nei singoli consigli regionali, alle “accademie” di partito. Queste ultime sono istituzioni presenti in ogni partito che servono alla formazione degli iscritti, in vista dei ruoli pubblici che potrebbero assumere nel tempo. La distinzione non è irrilevante, perché i finanziamenti non possono essere mescolati tra loro e quando ciò è avvenuto – per esempio sono stati usati fondi delle accademie per finanziare campagne elettorali – i responsabili sono stati chiamati a risponderne penalmente.

Il partito che nel 2023 ha ricevuto più soldi pubblici è stato l’Övp, con 80 milioni. Al secondo posto l’Spö (Partito socialdemocratico), con 63,1 milioni, e poi di seguito l’Fpö (estrema destra sovranista) con 39,4, i Verdi con 30,8, Neos (liberali di centro) con 16,7, il Kpö (Partito comunista) con 2,2. In fondo alla lista troviamo l’Mfg, il movimento no-vax, con 1,3 milioni (ora è quasi scomparso, ma negli anni del Covid e fino al 2023 aveva contato su un certo seguito e sull’elezione di alcuni suoi esponenti nei Länder).

La spartizione della torta dice molto, ma non dice tutto. Le singole “fette”, infatti, contengono soldi distribuiti a Vienna e soldi distribuiti nei Länder o in alcuni Länder. Alcuni partiti sono “ricchi” perché molto presenti in alcune aree dell’Austria. Un caso particolare è rappresentato dal Kpö, che alle ultime elezioni politiche del 2019 ha ottenuto lo 0,69% (come in quasi tutte le elezioni precedenti), senza eleggere alcun rappresentante in Parlamento. Ma i comunisti, pressoché assenti a livello nazionale, sono invece ben presenti in Stiria (a Graz sono addirittura primi e hanno espresso la sindaca) e nel Salisburghese ed è in questi due Länder che sono riusciti a incassare oltre 2 milioni di euro.

Dall’analisi della composizione delle “fette”, inoltre, si riesce a comprendere dove sta il vero potere. Vi sono partiti molto forti in alcuni Länder. L’Övp, per esempio, è dominante in Bassa e Alta Austria e nei Länder occidentali ed è lì che incassa i maggiori contributi. Una disponibilità finanziaria che si traduce in un potere maggiore. Ecco perché si usa dire che sono i governatori dell’Övp a decidere le scelte del governo austriaco e perfino la composizione, perché hanno in cassa più soldi (e quindi più potere) di quanto ne disponga la direzione nazionale a Vienna.

Non siamo in grado di dire se questo sia un bene o un male, ma è una circostanza di cui dovremo tenere conto per capire come nascerà e come sarà formato il nuovo governo, dopo le elezioni del prossimo settembre.

NELLA FOTO, l’aula del Parlamento di Vienna.

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