Martedì 23 Aprile 2024

Toh, chi si rivede! Le cronache tornano a parlare di Stefan Petzner. Lo avevamo conosciuto quando era il segretario particolare e portavoce di Jörg Haider. Alla sua morte era scoppiato in lacrime davanti alle telecamere, perché se n’era andato “l’uomo della sua vita”. Poco dopo aveva lasciato la politica, per avviare un’attività di relazioni pubbliche e noi lo avevamo perso di vista.

È riapparso ieri mattina nel Tribunale di Vienna, per rispondere di truffa aggravata. Nel 2019 aveva chiesto e ottenuto un’indennità di disoccupazione e un sussidio per un ammontare di circa 7.500 euro, a cui non avrebbe avuto diritto, potendo contare comunque su un reddito. Il giudice lo ha ritenuto colpevole e lo ha condannato a 6 mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena.

Sarebbe potuto andargli peggio, perché per il reato che gli era stato contestato rischiava fino a 3 anni. Ma la pur mite sentenza non ha soddisfatto Petzner, che ora ha 42 anni. Quando il giudice – anzi, la giudice, trattandosi di una donna – si accingeva a leggere la condanna, l’ex segretario di Haider le ha rivolto le spalle, appoggiandosi a gambe larghe allo schienale della sedia. Per poi rivolgere alla magistrata una frase che ha lasciato tutti interdetti: “Lei spara cazzate”. Invano il suo difensore ha cercato di trattenerlo, ma Petzner ha insistito: “Non mi importa, questa spara cazzate”.

L’imputato, avvicinato subito dopo il processo dai giornalisti, ha giustificato così la sua uscita: “Sono un uomo emotivo”, al punto da non essere in grado di controllare le sue emozioni, “quando si ha davanti a sé una giudice-kamikaze”.

All’inizio dell’udienza, Stefan Petzner si era dichiarato “resipiscente, ma non colpevole”. Avrebbe commesso un errore involontario nel rivolgersi all’Ams (l’Arbeitsmarkt Service, l’agenzia che opera nel settore del lavoro, intervenendo in aiuto di chi è disoccupato), credendo di avere diritto al sussidio. Lo aveva fatto nel 2019, su consiglio di suo padre, quando aveva dovuto chiudere la sua agenzia per problemi di salute. “Per me era stato davvero umiliante bussare all’Ams – ha dichiarato in aula – perché era stato come riconoscere un personale fallimento”.

L’accusa di truffa elevata nei suoi confronti era dovuta al fatto che, mentre beneficiava degli aiuti dello Stato, aveva effettuato a titolo personale alcune consulenze, percependo 5.000 euro. Ma lui – ha spiegato Petzner alla giudice, non era mai stato bravo in matematica, fin dalla scuola, per cui nell’incassare quei compensi non aveva saputo fare bene i conti. A ben vedere è la stessa giustificazione addotta a suo tempo da Jörg Haider, dopo aver mandato quasi in bancarotta la Carinzia: il leader dell’estrema destra aveva sostenuto di avere talento per la politica, non per le materie amministrative e contabili.

Petzner sembra aver seguito l’esempio del suo defunto “capo” e ha dimostrato effettivamente di non saper far di conto. La Procura di Stato, infatti, ha potuto documentare che nel 2019, mentre incassava i soldi pubblici, aveva fatturato consulenze per 30.000 euro e non solo per 5.000, come aveva sostenuto. In più, nello stesso anno aveva percepito anche un cachet per aver partecipato in tv al programma “Dancing Stars” (equivale al nostro “Ballando con le stelle”).

Il suo difensore, l’avv. Meinhard Novak, ha fatto il possibile per evitare la condanna e ottenere dalla giudice una “diversione”. È una soluzione consentita dalla procedura penale austriaca per i reati minori: si versa una somma e tutto finisce lì, senza trascrizione nel casellario penale. “Il mio assistito – ha spiegato Novak – ha l’istinto politico di un killer, ma non è un uomo di affari”. Il tentativo non ha avuto successo e la giudice ha letto la sentenza di condanna all’imputato, che le volgeva le spalle.

NELLA FOTO, Stefan Petzner (a sinistra) con il suo difensore Meinhard Novak, nell’aula del Tribunale di Vienna.

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