Giovedì 22 Febbraio 2024

10.04.20 Werner Neubauer20090623115200Aveva fatto discutere in dicembre la proposta del parlamentare austriaco Werner Neubauer di concedere la cittadinanza austriaca agli italiani residenti nei territori già appartenuti all’impero absburgico fino alla prima guerra mondiale. Il ministro Frattini, in un documento trasmesso per via diplomatica a Vienna, era giunto a definire la proposta “un gesto non amichevole nei confronti dell’Italia”. Non mancherà di far discutere anche la dichiarazione rilasciata ora a “Il Piccolo” dallo stesso Neubauer, secondo cui la proposta di doppia cittadinanza – italiana e austriaca – si limiterebbe agli ex austriaci (“Altösterreicher”) o ai loro discendenti, ma solo se residenti nelle province di Bolzano e Trento o nel comune di Cortina d’Ampezzo. Rimarrebbero esclusi gli “Altösterreicher” di Trieste, Gorizia (Cervignanese compreso) e dalla Valcanale.

Abbiamo chiesto a Neubauer il perché, ricevendo una generica risposta “per ragioni storiche”. Ma prima di entrare nel merito delle sue argomentazioni, conviene rinfrescare la memoria sui termini della proposta avanzata lo scorso anno da Neubauer, insieme con altri deputati, in forma di mozione. In essa si sollecitava (ma si può usare il presente “si sollecita”, perché il documento è attualmente depositato al Parlamento di Vienna) “il governo a presentare un disegno di legge che disponga la concessione della cittadinanza austriaca agli ex austriaci (“Altösterreicher”) con cittadinanza straniera, che prima del Trattato di Parigi erano vissuti nel Sud Tirolo e in Trentino, compresa Cortina d’Ampezzo, e così pure ai loro discendenti”.

La mozione, a ben vedere, si presta a differenti interpretazioni. L’indicazione specifica degli ambiti territoriali (province di Bolzano e Trento, più Cortina d’Ampezzo) sembrerebbe limitare a questi la proposta. Viceversa, il fatto che si definiscano gli aventi diritto alla doppia cittadinanza “gli Altösterreicher con cittadinanza straniera”, induce a ritenere che gli autori della mozione volessero riferirsi a tutti gli ex cittadini dell’impero (e loro discendenti) che ora hanno una cittadinanza diversa da quella austriaca (anche a quelli residenti in Cechia, in Slovenia, sulla costa dalmata, tanto per fare qualche esempio). Altrimenti che senso avrebbe avuto la formulazione “con cittadinanza straniera”? Sarebbe stato sufficiente scrivere “con cittadinanza italiana”.

Ci siamo rivolti all’autore del documento, per una interpretazione autentica. Werner Neubauer, 54 anni, di Linz, è un esponente dell’Fpö, il partito liberalnazionale attualmente guidato da Heinz Christian Strache (fino al 2005 ne era stato leader Jörg Haider). Siede al Parlamento dal 2006, dove si occupa tra l’altro del Sud Tirolo, che in Austria è una questione sempre di attualità.

Alla nostra domanda perché trentini e sudtirolesi sì e triestini è goriziani no, risponde, come abbiamo detto, “per ragioni storiche”, dandone la seguente spiegazione: “Il 12 novembre 1918 fu proclamata la Repubblica austrotedesca (questa la formulazione originale, in quanto i padri costituenti contavano su un’imminente annessione alla Germania di Weimar, ndr). A questo Stato si dichiararono appartenenti tutte le parti tedescofone della monarchia. Anche il Sud Tirolo, quindi, e così pure i Sudeti in Boemia e la Stiria meridionale. Soltanto nel 1919, con il Trattato di pace, questi territori furono nuovamente separati. L’aspirazione del popolo fu respinta su pressione soprattutto dalla Francia, per indebolire la ‘nazione tedesca’ e l’Austria. Referendum si tennero soltanto nella Carinzia meridionale e a Ödenburg (oggi Sopron, in Ungheria, allora capoluogo del Burgenland, ndr), ma soltanto il primo poté svolgersi democraticamente. In Sud Tirolo l’occupazione italiana ebbe luogo subito dopo l’armistizio, quindi in violazione delle leggi di guerra allora in vigore”.

Tutto questo d’accordo, ma perché distinguere fra Trentino-Alto Adige e Trieste e Gorizia? “Perché Trieste e Gorizia sono province diverse, nelle quali, per quel che mi risulta, non c’è un’aspirazione alla cittadinanza austriaca nella misura che si riscontra nelle altre aree indicate”. Insomma, più che le ragioni storiche, sarebbe determinante quest’ultima considerazione: inutile prevedere una doppia cittadinanza per triestini e goriziani che non ne sono interessati.

Forse non lo sono nemmeno i trentini, ma la mozione Neubauer aveva suscitato a suo tempo la pronta reazione del Ministero degli esteri italiano, che aveva trasmesso a Vienna la nota diplomatica citata in apertura. Nota letta con stupore dal parlamentare austriaco: “Noi – spiega – abbiamo preso come modello la legge italiana del 1992, emendata nel marzo 2006, in materia di cittadinanza. All’art. 17 consente l’acquisizione della doppia cittadinanza a quelle persone che vivono nel territori dell’ex Jugoslavia appartenenti al gruppo etnico italiano. Questa legge chiaramente non pregiudica le amichevole relazioni tra Italia da una parte e Slovenia e Croazia dall’altra. Noi la consideriamo un’opera eccellente dal punto di vista dei diritti umani e sul piano giuridico e i legislatori che l’hanno prodotta meritano un grande riconoscimento. Per questa ragione siamo dell’idea che una normativa analoga possa valere anche per il Sud Tirolo, senza che sia fonte di incomprensioni o irritazioni tra Austria e Italia”.

Nella foto, Werner Neubauer, il parlamentare dell’Fpö che vorrebbe concedere la cittadinanza austriaca agli italiani del Sud Tirolo, del Trentino e di Cortina d’Ampezzo, ma non a triestini e goriziani.

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