Martedì 23 Aprile 2024

Il termovalorizzatore di Spilimbergo, in provincia di Pordenone, non si farà. L’azienda Eco Mistral, che intendeva costruirlo, ha ritirato il progetto, probabilmente dissuasa dalle proteste delle popolazioni della zona, preoccupate dai fumi che l’incenerimento di 70.000 tonnellate di rifiuti all’anno avrebbero potuto provocare. Il sito indicato per l’impianto, infatti, si troverebbe a soli 500 metri dall’abitato di Tauriano.

Sono pochi 500 metri? Ce ne vorrebbero di più? Una risposta scientificamente fondata potrebbero darla soltanto gli esperti. Ma le loro strade si dividono, perché vi sono due correnti di pensiero: da una parte quella che tende a evidenziare le minacce per la salute e per l’ambiente di un impianto del genere; dall’altra parte quella che fa notare che le emissioni di un termovalorizzatore ci sono, ma di gran lunga inferiori a quelle causate dal traffico automobilistico, dai fumi dei falò epifanici (che qui, nella Destra Tagliamento, si chiamano “pan e vin”), dagli impianti di riscaldamento delle case.

Vediamo come hanno affrontato la questione in Austria, dove i termovalorizzatori sono ovunque e con capacità tali di smaltimento dei rifiuti, che possono ricevere a caro prezzo anche parte di quelli prodotti in Italia.

L’impianto più vicino a noi si trova ad Arnoldstein, comune di frontiera che confina con Tarvisio. Vi si bruciano tutti i rifiuti prodotti in Carinzia, perché ormai da tempo nel Land non si usano più le discariche. Va detto che la struttura dista un paio di chilometri da Tarvisio (quindi un po’ più dei 500 metri di Tauriano), ma sembra che i tarvisiani, nonostante la vicinanza, non ne soffrano. Anzi, qualche anno fa uno studio dell’Università di Udine aveva rilevato che l’aria di Tarvisio è la più pura della regione.

Ma per il confronto con il progettato termovalorizzatore di Spilimbergo si presta meglio il termovalorizzatore di Vienna. Anzi, uno dei tre termovalorizzatori della capitale austriaca. Sono tutti in aree urbanizzate (non quindi in mezzo al deserto), ma, per comodità, prenderemo in considerazione quello di Spittelau, dove si bruciano annualmente 260.000 tonnellate di rifiuti, quasi quattro volte quelle previste per Spilimbergo.

L’impianto si trova lungo il canale del Danubio, nel 9. Distretto. Chi conosce Vienna, sa che ci troviamo in mezzo alle case. Non in pieno centro, ma nella cerchia urbana attorno al primo centro. Con i suoi più di 42.000 abitanti, è uno dei quartieri più densamente abitati della città. Al di la delle strade che circondano il termovalorizzatore ci sono condomini, ristoranti, bar, alberghi. Fino a qualche anno fa la struttura confinava anche con la Wirtschaftsuniversität (la “Bocconi” dell’Austria), che ora si trova in una sede più grande.

Probabilmente anche dal camino dell’impianto di Spittelau escono fumi inquinanti, ma il tasso di inquinamento è così insignificante, che nessuno se n’è accorto, né risulta che la salute degli abitanti ne abbia risentito, benché sia passato ormai oltre mezzo secolo da quando è entrato in funzione. Anzi, per dirla tutta, quando nel 1971 si decise di costruire l’inceneritore, fu scelta quella localizzazione perché era distante solo 2 chilometri dall’Ospedale generale di Vienna, uno dei più grandi d’Europa. In questo modo l’energia termica prodotta dalla combustione dei rifiuti poteva fornire riscaldamento gratis alla grande struttura sanitaria. Nessun medico sollevò obiezioni allora e nessuno pensa di farlo oggi, perché gli riderebbero dietro.

Una nota a margine. La “veste” esterna del termovalorizzatore di Spittelau è stata disegnata da un artista, Friedensreich Hundertwasser, che ha fatto dell’impianto un gioiello architettonico. Anche per questo la struttura è meta quotidiana di centinaia di turisti ed esiste un apposito servizio di guide che accompagnano i visitatori nei vari settori dell’edificio e, infine, nella sala da cui si assiste alla combustione dei rifiuti. L’inceneritore di Spittelau è come la Cappella Sistina: le richieste di visite sono così tante, che è necessario prenotarsi on line e poi mettersi in fila. Arrivano qui da tutto il mondo – ci ha spiegato uno degli addetti al servizio – meno che dall’Italia.

Non sappiamo se la Eco Mistral abbia in mente di costruire il suo termovalorizzatore in un altro sito, ma se vuole farsi accettare dai residenti e disarmare i “comitati del no”, le suggeriamo una gita in torpedone a Vienna. Un po’ come facevano un tempo quei venditori di padelle e stoviglie, che offrivano viaggi quasi gratis in città d’arte, cappuccino e brioches compresi, per poi costringere i loro ospiti a una sessione di vendite. La Eco Mistral potrebbe proporre Vienna – che è una delle città dove si va sempre volentieri – inserendo nel tour, accanto alla Hofburg e a Schönbrunn, anche il termovalorizzatore di Spittelau.

NELLA FOTO, il termovalorizzatore di Spittelau, a Vienna (in basso con la torre a cipolla), circondato da ogni parte da edifici residenziali e strutture civili. All’estremità in alto si intravvedono i due grandi blocchi dell’Ospedale generale.

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