Lunedì 24 Giugno 2024

22.05.31 Ceffè Arabia, Kohlmarkt, Alfred Weiss - CopiaIl caffè ha una lunga tradizione in Austria, in particolare a Vienna, ma non solo a Vienna. Per esempio, la pasticceria Musil di Klagenfurt, che ormai ha da tempo chiuso i battenti, era in grado di servirne decine di tipi differenti. Mancava – e in molti luoghi manca ancor oggi – il caffè espresso, come lo conosciamo in Italia. Lo si può ordinare al bar – raccomandando che sia “kleiner”, “piccolo”, per evitare che ti riempiano una tazza grande – ma non è lo stesso che si gusta subito al di qua del confine, anche se ultimamente sono stati fatti grandi progressi.

Pochi sanno, però, che la formula del caffè espresso fu importata in Austria fin dal primo dopoguerra da Alfred Weiss, un ebreo viennese costretto dal nazismo a fuggire dal suo Paese e a trovare rifugio a Roma, dove poté sopravvivere nonostante le leggi razziali che anche il nostro Paese aveva adottato, scimmiottando la Germania.

A Weiss il Jüdisches Museum Wien (il Museo ebraico di Vienna) ha dedicato ora una mostra dal titolo significativo: “Endlich Espresso! Das Café Arabia am Kohlmarkt”. Le due prime parole vogliono dire: “Finalmente l’espresso!”. Le parole successive indicano il luogo di Vienna dove lo si poteva trovare: il caffè Arabia nel Kohlmarkt (è la strada che va dalla Hofburg al Graben, quindi nel centro del centro di Vienna).

Un piccolo inciso che aiuta a capire: quando nel testo tedesco trovate la parola “Kaffee”, si intende la bevanda; quando trovate invece “Café”, come nel titolo della mostra, si intende il locale in cui si serve il caffè, che noi in Italia chiamiamo bar o caffetteria. Fine dell’inciso e torniamo alla mostra.

Alfred Weiss aprì la sua caffetteria nel Kohlmarkt nel 1951, dopo esservi tornato da Roma, e da Roma importò nel suo Paese la cultura italiana del caffè espresso. Al suo locale diede nome “Arabia”, come la ditta di importazione di caffè e tè che aveva acquisito dopo la prima guerra mondiale, facendone una delle aziende di maggior successo. Affidò la creazione del marchio al grafico e amico Joseph Binder, lo stesso che aveva inventato il moretto del marchio Meinl tuttora sul mercato.

Nel 1938, anno dell’”Anschluss” al Reich nazista, la famiglia Weiss dovette fuggire. Le figlie si salvarono in Inghilterra, mentre Alfred e la moglie Lucie trovarono rifugio a Roma, dopo aver girovagato per mezza Europa. Ed è qui che Alfred Weiss conosce per la prima volta un caffè espresso. Ne coglie subito l’eccellenza e apprende il modo di prepararlo.

Finita la guerra può tornare in Austria e, a differenza di altri suoi correligionari, riesce fortunosamente a rientrare in possesso dell’azienda che gli era stata sottratta. La rilancia, introducendovi anche il caffè espresso come quello fatto in Italia. Gli affari vanno bene e Weiss acquista il palazzo Auersperg, facendone la sede centrale della sua società, ma, dato che le sale sono tante e molto ampie, le mette a disposizione per organizzare manifestazioni di vario genere.

Questa storia di successo dell’importatore ebreo, che lega Roma a Vienna, ci viene raccontata nella mostra allestita nel Museo ebraico di Vienna, dai curatori Sabine Apostolo e Michael Freund. La conclusione è amara e porta la data del 1999. Quasi alla fine del millennio l’avventura del caffè Arabia al Kohlmarkt ha termine. Il caffè (inteso come locale) viene chiuso, per lasciare il posto a una boutique.

 

NELLA FOTO, la grafica del Caffè Arabia disegnata da Joseph Binder per l’amico Alfred Weiss.

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