Venerdì 19 Luglio 2024

L’Austria è tra i Paesi che non hanno applicato al 100 per cento le sanzioni alla Russia decise a livello europeo dopo l’aggressione all’Ucraina. Molte imprese hanno preferito rimanere con un piede in quel Paese, tra queste la Raiffeisen Bank International. Tra quelle che invece hanno deciso di andarsene è Swarovski, l’azienda che produce cristalli e che è considerata un marchio simbolo dell’Austria.

Già nel 2022, dopo l’inizio della guerra scatenata dalla Russia, l’azienda tirolese aveva chiuso tutti i sui 12 negozi e interrotto le vendite on line, ma era rimasta sul territorio, confidando di poter riprendere l’attività dopo la fine del conflitto. Ora invece l’amministratore delegato di Swarovski, Alexis Nasard, ha annunciato il ritiro completo e definitivo, in applicazione rigorosa delle sanzioni.

La fabbrica di cristalli di Wattens ha 128 anni di storia alle spalle ed è sempre stata guidata da un membro della famiglia Swarovski. Nasard è il primo amministratore che gli Swarovski sono andati a pescare al di fuori dell’ambito familiare, confidando con un manager esperto di poter superare la crisi degli ultimi anni.

La strategia dell’azienda è di rimanere nel settore del lusso, ma senza i tagli drastici alla rete di vendita inizialmente previsti. Nel mondo vi sono attualmente circa 3.000 punti vendita monomarca. Se ne dovevano chiudere 750, riducendone il numero a 2.250. Nasard, invece, si è orientato al mantenimento di almeno 2.400. L’obiettivo a breve termine non sarà la chiusura dei punti vendita, ma il loro rinnovo.

NELLA FOTO, il negozio Swarovski di Hongkong.

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