Martedì 19 Maggio 2026

In Austria per i politici che hanno fatto carriera, ricoprendo le più alte cariche dello Stato, il detto “passare a miglior vita” non ha il significato che intendiamo noi. Finita la vita politica ne incomincia una nuova, lontana dai riflettori, ma quasi sempre più redditizia. Migliore, insomma. È quella di “consulenti” di grandi gruppi finanziari e industriali, non sempre austriaci. Quale consulenza possono offrire personaggi che fino a prima erano vissuti solo di politica? Nessuna. Ma per le relazioni ad alto livello che hanno tessuto mentre erano cancellieri, vicecancellieri, ministri, possono svolgere un ottimo e ben pagato lavoro di lobbying.

Alcuni ex cancellieri austriaci “in pensione” hanno lavorato a lungo e senza vergognarsene per Putin. Altri hanno prestato consulenza a società austriache. Tra questi figura Alfred Gusenbauer (nella foto di Apa-Georg Hochmuth), segretario politico dell’Spö (Partito socialdemocratico) dal 2000 al 2008 e negli ultimi due anni cancelliere. Uscito dalla politica, Gusenbauer è “passato a miglior vita”, fondando una società di consulenza ed entrando nei consigli di amministrazione di varie società, soprattutto nel campo dell’edilizia. Il suo raggio d’azione si è esteso anche all’estero, fornendo i suoi servigi al dittatore del Kazakistan, Nursultan Nasarbajev, e al presidente filorusso dell’Ucraina Viktor Janukovyč.

I ruoli svolti da alcuni politici nella loro “miglior vita” non è tuttavia priva di rischi. Ne sa qualcosa ora Gusenbauer, accusato dalla Wirtschafts- und Korruptionsstaatsanwaltschaft (WKStA), la Procura federale anticorruzione, di peculato. Oggi e ieri agenti hanno perquisito i suoi uffici e luoghi di residenza a Vienna e in Bassa Austria. L’indagine riguarda l’attività svolta dall’ex cancelliere nel ruolo di presidente del consiglio di sorveglianza di due società della holding Signa, protagonista di un fallimento per quasi 10 miliardi.

Le società in questione sono la Signa Development e la Signa Prime. Tra ottobre e novembre del 2022 Gusenbauer, in qualità di presidente del consiglio di sorveglianza di queste due società, avrebbe concordato un “pagamento anticipato ingiustificato di un bonus di partecipazione agli utili” con un membro del consiglio di amministrazione e ne avrebbe poi ordinato l’erogazione. Entrambe le azioni sarebbero avvenute senza giustificazione legale, in particolare senza l’approvazione del consiglio di sorveglianza. Il membro del consiglio di amministrazione in questione è accusato di aver istigato tali azioni da parte di Gusenbauer.

Siamo in presenza di un’accusa ancora da dimostrare sul piano processuale, per cui per Gusenbauer vale la presunzione di innocenza. Ma la notizia non è stata “rubata” da qualche giornalista a caccia di scoop. È stata diffusa dalla stessa WKStA in un comunicato ufficiale. La sua formulazione è interessante per comprendere come in Austria venga applicato e rispettato il diritto alla privacy. Nel comunicato è menzionato con nome e cognome Alfred Gusenbauer, ma non il membro del consiglio di sorveglianza accusato di istigazione, su cui viene mantenuto il riserbo. Lo hanno mantenuto anche i giornali austriaci, che pure sicuramente ne conoscono il nome. In questo come in altri casi analoghi viene rispettato il principio per cui si può pubblicare il nome di un indagato, quando si tratta di un personaggio pubblico (un politico, un esponente di primo piano dell’economia o della finanza, un uomo dello spettacolo), ma non quello di un privato cittadino, benché consigliere di sorveglianza di una società. Non ne conosceremo il nome nemmeno quando e se verrà rinviato e giudizio e sarà processato.

Del tutto casualmente l’operazione di polizia della Procura anticorruzione e le perquisizioni ai domicili di Gusenbauer sono avvenute nello stesso giorno in cui l’ex cancelliere era stato chiamato a comparire davanti al Tribunale commerciale di Vienna per altre ragioni. Il curatore fallimentare di Signa Holding, Christof Stapf, ha citato in giudizio l’ex cancelliere e la sua società di consulenza per un totale di quasi 5 milioni di euro. La richiesta riguarda i compensi ricevuti da Gusenbauer per servizi di consulenza negli anni precedenti al fallimento di Signa. Il curatore fallimentare dubita che Gusenbauer abbia fornito servizi adeguati in cambio di tali pagamenti e ne chiede la restituzione.

Le richieste di Stapf non sono le uniche che l’ex cancelliere si trova ad affrontare. Ulteriori richieste di risarcimento per milioni di euro, avanzate dai curatori fallimentari di Signa, sono pendenti anche nei confronti del collaboratore di René Benko. Sono in corso laboriose trattative per una soluzione extragiudiziale.

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