Martedì 19 Maggio 2026

Chissà se gli austriaci sanno che, come dice il proverbio, “la farina del diavolo va tutta in crusca”. Forse nella lingua tedesca non esiste un proverbio analogo, con lo stesso significato, e probabilmente la traduzione di quello italiano non renderebbe a sufficienza l’idea. Un caso esemplare di come la “farina del diavolo” possa andare “in crusca” è rappresentato dal comportamento criminoso di Karl-Heinz Grasser, ministro delle Finanze nei due governi di destra-estrema destra guidati da Wolfgang Schlüssel negli ormai lontani primi anni 2000.

Nel suo ruolo di ministro, Grasser a quel tempo aveva incassato una tangente di 9,6 milioni di euro, per aver favorito una cordata di imprenditori immobiliari nell’acquisizione del patrimonio residenziale pubblico dello Stato, amministrato attraverso la società Buwog. Sul caso avevamo scritto decine di articoli (quello pubblicato dopo la sentenza di primo grado, che riassumeva l’intera vicenda, lo si può leggere qui), per cui non intendiamo ripeterci.

Alla condanna penale per la tangente era seguita l’istanza di fallimento, presentata dallo stesso Grasser, non essendo in grado di saldare il conto con i suoi creditori. Non si tratta, dunque, del fallimento di una società, disciplinato dal diritto commerciale, ma del fallimento di un privato cittadino, per il quale è competente la pretura (nel caso di Grasser, quella di Kitzbühel, dove l’ex ministro ha eletto la sua residenza).

I creditori sono otto e avanzano pretese per oltre 35,6 milioni, quasi tutte legate in qualche mondo alla tangente incassata nella vendita degli alloggi di Buwog. I due principali sono la Repubblica austriaca, che rivuole indietro con gli interessi i soldi della tangente, e il Fisco, che vanta un credito milionario per imposte non versate. Complessivamente Grasser sarebbe in debito nei confronti dello Stato per 22,9 milioni. A questi si aggiungono debiti nei confronti di altri 6 soggetti, che porterebbero il totale a 35,6 milioni.

La “farina del diavolo” (i 9,6 milioni della tangente Buwog) è diventata “crusca” (i 35,6 milioni richiesti a Grasser): davvero un cattivo affare, ove si consideri che l’ex ministro della tangente immobiliare aveva incassato, in realtà, poco più di 2 milioni, mentre il resto era andato ai suoi complici, che attualmente sono insolventi.

L’ammontare complessivo del debito fallimentare non è ancora formalmente definito. Oggi si è tenuta nella pretura di Kitzbühel la prima udienza di un processo che dovrà esaminare le richieste di risarcimento dei vari creditori. Grasser non era presente. Alla partenza sappiamo che le richieste, come detto, ammontano a 35,6 milioni, mentre il curatore fallimentare ritiene che quelle fondate ammontino a 23,1 milioni. Il pretore ascolterà le parti e poi deciderà sull’importo.

I creditori insoddisfatti, ovviamente, avranno la possibilità di ricorrere, ma non ne avranno la convenienza. I costi del giudizio, infatti, sono proporzionali all’intero ammontare del debito, non alla quota relativa a ciascun creditore. Potrebbero ottenere soddisfazione a un costo troppo elevato e alla fine, anche qualora la loro richiesta di risarcimento fosse riconosciuta fondata, concorrerebbero per quota alla spartizione del patrimonio fallimentare assieme a tutti gli altri, incassando pochi spiccioli o forse niente.

Ma, a questo proposito, qual è il patrimonio fallimentare? Finora, il curatore è riuscito a recuperare circa 200.000 euro. Di questi, circa 40.000 provengono dalla liquidazione della polizza vita di Grasser e 25.000 dalla vendita di un orologio. Inoltre, è stato revocato il pignoramento di un conto corrente bancario, da cui sono stati recuperati altri 150.000 euro. Una miseria, a fronte di un debito che, anche nell’ammontare inferiore, sarebbe di 23 milioni. Con 200.000 euro non si pagano nemmeno le spese di viaggio e alloggio dei legali dei creditori, che da Vienna dovranno trasferirsi a Kitzbühel nei giorni delle udienze. E meno male che siamo in bassa stagione, considerando che Kitzbühel è una location turistica di lusso, dove si paga cara anche l’aria che si respira.

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Il processo iniziato oggi alla pretura di Kitzbühel riguarda il fallimento privato dell’ex ministro. Ma come è andato a finire, invece, il processo penale per la tangente milionaria? In primo grado Grasser era stato condannato a 8 anni di reclusione. In appello la condanna era stata dimezzata a 4 anni (non perché fossero emerse attenuanti, ma perché i giudici di secondo grado avevano ritenuto che l’imputato avesse già sofferto abbastanza per le lungaggini del processo e meritasse quindi uno sconto). L’esecuzione della pena, nel carcere di Innsbruck, era iniziata poco dopo l’entrata in vigore di una legge che facilitava l’applicazione del braccialetto elettronico, per scontare la pena a domicilio anziché in cella. Grasser ovviamente ne aveva beneficiato e così i suoi 8 anni di reclusione si erano ridotti a 7 settimane di reclusione. Poche settimane per aver frodato allo Stato quasi 10 milioni di euro. Ora l’ex ministro risiede nella sua villa di Kitzbühel, con il braccialetto alla caviglia, e presta lavoro commerciale presso una ditta del luogo, per 35 ore alla settimana.

NELLA FOTO (Apa, Expa, Johann Groder), l’aula della pretura di Kitzbühel poco prima dell’inizio dell’udienza.

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