Il mondo oscuro dei servizi segreti austriaci improvvisamente sotto la luce dei riflettori. Lo si è visto nel processo iniziato la scorsa settimana davanti al Tribunale di Vienna nei confronti di Egisto Ott, 64 anni, ex ispettore capo del Bvt (la sigla sta per Bundesamt für Verfassungsschutz und Terrorismusbekämpfung, il servizio di intelligence austriaco che ora si chiama Dsn, Direktion Staatsschutz und Nachrichtendienst). Ott è accusato di vari reati, che vanno dall’abuso in atti di ufficio alla corruzione, alla violazione di segreto d’ufficio e soprattutto all’attività di spionaggio in favore della Russia.
Nelle prime due udienze sono stati esaminati due importanti capitoli della vicenda Ott. Il primo riguarda l’utilizzo delle informazioni riservate contenute in un telefonino del capo di gabinetto del ministro degli Interni e in un laptop di un funzionario dei servizi, che Ott avrebbe trasmesso ai servizi segreti russi.
Il secondo capitolo è collegato a indagini svolte dai servizi di intelligence inglesi nei confronti di sei cittadini bulgari sospettati di spionaggio e arrestati a Londra nel 2023. Avrebbero agito per conto di Jan Marsalek, un austriaco ex manager di Wirecard, società di servizi nelle operazioni di pagamento elettroniche, del cui fallimento (buco di quasi 2 miliardi, 7.000 clienti rimasti senza il becco di un quattrino) avevamo dato notizia il 27 gennaio 2021.
Dopo il fallimento Marsalek era riuscito a fuggire prima d’essere arrestato, trovando asilo in Russia, dove era diventato una pedina importante dei servizi segreti di Mosca. La cellula bulgara operante a Londra gli sarebbe servita per il trasferimento del telefonino e del laptop procurati da Ott. Uno dei bulgari si sarebbe recato di persona in casa di una figlia di Ott, consegnando in una borsa di McDonald’s due importi rispettivamente di 50.000 e 20.000 euro, in cambio di telefonino e computer.
Nelle prime due udienze Egisto Ott si è dichiarato non colpevole. Aveva fatto ciò che gli viene imputato nell’ambito di una operazione segreta denominata “Operation Doktor”. Tutto legale, insomma. Purtroppo per lui, però, tutti i testi sentiti finora (agenti o ex agenti del Bvt) lo hanno contraddetto: di quella ”Operation” non sapevano nulla.
La loro audizione ha richiesto più tempo del previsto e ciò potrebbe ripercuotersi sulla durata del processo, che era stato programmato in altre sei udienze (la prossima giovedì), con conclusione il 5 marzo. Ciò che è emerso finora è che le informazioni riservate avrebbero riguardato la residenza di un ex agente russo caduto in disgrazia e fuggito all’estero. Nulla di compromettente, dunque, sul piano della sicurezza nazionale, ma forse più infame da un altro punto di vista. Se le cose stanno così, ora i servizi russi avrebbero l’indirizzo dell’agente che aveva scelto l’Occidente e potrebbero agire nei suoi confronti, per esempio offrendogli un tè al polonio. Vengono in mente quei tali che, dopo l’Anschluss dell’Austria al Reich di Hitler, avevano confidato alla Gestapo gli indirizzi delle famiglie ebree.
NELLA FOTO, l’ex agente dei servizi Egisto Ott nell’aula del Tribunale di Vienna.
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