Due cittadini romeni, un uomo e una donna, erano attesi al Tribunale di Klagenfurt, per rispondere di sfruttamento della prostituzione, traffico di prostitute e lesioni personali gravi. Secondo l’accusa, avrebbero convinto con false promesse le loro vittime a lasciare la Romania e, una volta giunte in Austria, costrette alla prostituzione. Il processo è stato rinviato, perché nessuno dei due imputati è comparso. Sono in corso indagini per rintracciarli. Se verranno ritrovati, alla prossima udienza compariranno in stato di detenzione.
Il caso, tuttavia, è servito per far luce sulla prostituzione straniera in Carinzia, dove operano ufficialmente 19 bordelli. Alcuni sono di modeste dimensioni, altri più grandi o grandissimi, come il Wellcum al confine con l’Italia. Circa 250 prostitute risultato registrate alla polizia ed esercitano quindi legalmente il loro lavoro, ma si stima che almeno altre 100 lo facciano in clandestinità, con tutti i problemi di ordine pubblico e sanitario che ciò comporta. La polizia ha un compito di Sisifo: individuato e chiuso un postribolo clandestino, se ne apre subito uno nuovo.
Le donne coinvolte in questo traffico provengono in prevalenza da Bulgaria, Ungheria e Romania e ha ovviamente motivazioni economiche. Un tempo arrivavano anche da Polonia, Cechia e Slovacchia, ma ora non più, perché la situazione economica in quei Paesi è sensibilmente migliorata e le prostitute possono guadagnare di più rimanendo a casa loro. Le ragazze romene sono molto richieste in Carinzia, perché gran parte dei clienti sono italiani e ciò facilita la comprensione del linguaggio.
NELLA FOTO, il Tribunale di Klagenfurt.
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