Mercoledì 22 Maggio 2024

22.04.20 Prima messa levefriani nella Minoritenkirche - CopiaGli italiani di Vienna non hanno festeggiato questa Pasqua nella Minoritenkirche, la “chiesa dei frati minori”, che da quasi due secoli e mezzo era stata la loro casa. Ormai non lo fanno dal 2019, ovvero da quando ricevettero lo “sfratto” da Daniela Panella Jirout, prefetta della Congregazione della nazione italiana “Madonna della neve”, proprietaria dell’edificio di culto.

Da allora l’intera comunità cattolica italiana di Vienna (la definizione ufficiale è “Missione cattolica italiana”) si è trasferita armi e bagagli nella chiesa della Santissima Trinità, in Alserstrasse, nel 9. distretto, gestita dall’Ordine dei frati minori conventuali, gli stessi che prima prestavano servizio liturgico e pastorale anche nella Minoritenkirche.

A questa antica chiesa, nel cuore di Vienna, tra i palazzi del potere politico e i negozi della Kärntner Strasse, gli italiani di Vienna non ci vanno più. Forse a Pasqua vi hanno messo piede per sbaglio i turisti italiani di passaggio a Vienna, perché nelle guide quella chiesa è indicata ancora come “chiesa nazionale degli italiani”. Ma non lo è più dallo scorso anno e alla prossima ristampa delle guide il testo andrà aggiornato.

Nel 1784 l’imperatore Giuseppe II l’aveva donata alla Congregazione, che fin dal XVII secolo riuniva gli italiani di fede cattolica dimoranti a Vienna. Dopo 236 anni la Congregazione ha deciso di liberarsene, regalandola alla comunità viennese della Fraternità sacerdotale di San Pio X, quella fondata dall’arcivescovo Marcel Françoise Lefebvre. Stiamo parlando di quel movimento religioso tradizionalista, che non riconosce i dettami del Concilio Vaticano II, preferendo rifarsi a quello di Trento di quattro secoli prima. Quindi messe in latino, celebranti con le spalle rivolte ai fedeli, omelie pronunciate dal pulpito, altare recintato da una balaustra a cui si inginocchiano i fedeli per ricevere la Comunione.

Gli aderenti, comunemente chiamati “lefevriani”, si sono trovati spesso in contrasto con la Chiesa ufficiale, tanto da esserne scomunicati nel 1988, scomunica revocata soltanto nel 2009 da papa Benedetto XVI. I rapporti restano comunque tesi, tanto che la “Fratellanza” agisce in autonomia rispetto alla Chiesa ufficiale, a cui non si sente sottoposta.

È questa la ragione per cui la donazione della Minoritenkirche è avvenuta all’insaputa dell’Arcidiocesi di Vienna, che ne ha avuto notizia soltanto dalla stampa, come ha spiegato all’agenzia Kathpress il portavoce Michael Prüller. “L’Arcidiocesi – ha dichiarato – non è stata coinvolta nella transazione e non ne era stata nemmeno preventivamente informata”. La Minoritenkirche era stata donata dall’imperatore Giuseppe II alla Congregazione, affinché la comunità degli italiani a Vienna avesse “una casa spirituale”. Pertanto, “dopo la cessione ormai avvenuta alla Fratellanza sacerdotale, in conflitto con la Chiesa cattolica, questo scopo non può più essere perseguito”. Così il portavoce Prüller.

Come sia avvenuto il trasferimento di proprietà dello storico edificio di culto lo ha spiegato nei dettagli Pater Stefan Frey, che ha parlato di “un dono venuto dal cielo”, dopo oltre dieci anni di preghiere dei “nostri fedeli di Vienna”, per trovare una chiesa adatta in sostituzione del “Provisorium” rappresentato dalla cappella di St. Josef, in Bernardgasse, il cui affitto costava un occhio della testa. San Giuseppe ha ascoltato le pazienti preghiere dei “lefevriani” e finalmente il 18 novembre 2020 ha reso possibile l’impossibile, in forma di una telefonata della prefetta Daniela Panella Jirout alla Congregazione per comunicare la “sorprendente offerta”.

Cinque mesi dopo, il 20 maggio 2021, l’assemblea della Congregazione ha approvato all’unanimità la donazione, per “assicurare in futuro l’assistenza spirituale degli italiani secondo la tradizione”. Il 25 maggio il contratto di donazione è stato firmato davanti a un notaio e da allora all’Ufficio tavolare la Minoritenkirche risulta intestata alla Fratellanza di San Pio X.

Da parte della Congregazione si fa osservare che nel contratto di donazione è previsto l’impegno dei nuovi padroni di casa ad assicurare come prima la celebrazione delle messe in lingua italiana, mentre alcuni locali annessi alla Chiesa resteranno “sede permanente” della Congregazione, che vi terrà i corsi della scuola italiana e le “regolari attività musicali”.

Un impegno contrattuale che appare temerario, data la difficoltà di trovare preti che conoscano la lingua italiana (gli ultimi “rettori”, questo il loro titolo, erano stati nell’ordine un croato, un polacco, un romeno e per finire un indiano), ma che al tempo stesso appartengano alla corrente tradizionalista dei lefevriani. Ma forse il problema della lingua non si porrà, perché i religiosi della Fratellanza sacerdotale usano il latino nelle celebrazioni.

 

NELLA FOTO, la celebrazione solenne della prima messa della Fratellanza sacerdotale di San Pio X nella Minoritenkirche, il 12 settembre 2021. Come si può notare, i sacerdoti volgono le spalle all’assemblea dei fedeli, secondo il rito tridentino. Nell’occasione è stato girato anche il seguente video.

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