Lunedì 24 Giugno 2024

21.02.28 Wolfgang Brandstetter e Christian PilnacekIl mondo politico austriaco è scosso dalle indagini in corso da parte della magistratura. Anzi, ad essere più precisi, è il mondo dell’Övp – il Partito popolare attualmente guidato dal cancelliere Sebastian Kurz – ad esserne scosso, perché le indagini riguardano esclusivamente suoi uomini. Due settimane fa, la perquisizione nell’abitazione privata del ministro delle Finanze, Gernot Blümel, intimo di Kurz. Non era mai accaduto che gli inquirenti agissero in questo modo nei confronti di un ministro in carica.

E ora due altre perquisizioni “pesanti”, con sequestro di computer e altri “apparati elettronici” a Wolfgang Brandstetter, giudice della Corte costituzionale, e a Christian Pilnacek, capo della sezione penale del Ministero della giustizia, un uomo così potente per il ruolo che occupava (e forse per i segreti che conosceva) da essere considerato da tutti “il vero ministro della Giustizia”. Aveva fatto il bello e il cattivo tempo al Ministero, finché alla guida non era giunta una ministra verde, Alma Zadic, senza scheletri nell’armadio, che aveva potuto “dimezzarlo”, togliendogli tutte le funzioni che contano e lasciandogli solo quella di capo dell’ufficio legislativo penale (in altre parole, ci par di capire, non si occupa più di uffici giudiziari, ma svolge compiti di consulenza nella formulazione dei testi di legge).

Anche l’intervento nei confronti di Brandstetter, già ministro della Giustizia negli ultimi due governi Spö-Övp a guida Faymann e Kern, è senza precedenti. Gli investigatori della Procura di Stato di Vienna, guidati da una procuratrice, lo hanno affrontato mentre era in corso la “sessione di marzo” (si chiama così, anche se siamo in febbraio) dei lavori della Corte costituzionale. Hanno atteso che ci fosse una pausa dei lavori per farsi accompagnare da Brandstetter nel suo ufficio. Al presidente della Corte, Christoph Grabenwarter, la procuratrice ha spiegato che gli accertamenti in corso non avevano nulla a che fare con le attuali funzioni di giudice costituzionale di Brandstetter, ma si riferivano ad atti da lui compiuti in precedenza, nella veste di ministro della Giustizia. Nell’ufficio del palazzo della Corte non è stato trovato alcun “apparato elettronico”, per cui Brandstetter si è offerto di farsi accompagnare dagli inquirenti fino a casa, dove è stato prelevato un laptop.

L’inchiesta giudiziaria in corso coinvolge soltanto marginalmente Brandstetter e Pilnacek. L’attenzione degli inquirenti è puntata sul rapporto tra l’imprenditore immobiliare Michael Tojner e un ex esponente dei Verdi di Vienna, Christoph Chorherr. Tojner è da alcuni anni al centro del dibattito politico viennese e delle cronache per l’”Heumarkt Project”, un discusso progetto edilizio nel cuore della capitale, dove ora si trova l’hotel Intercontinental, che snaturerebbe lo skyline del centro storico, superando in altezza la guglia del duomo di Santo Stefano. Per questo progetto, per il momento in stand-by, l’Unesco minaccia di togliere al centro storico di Vienna la qualifica di “patrimonio dell’umanità”.

Stranamente l’operazione immobiliare ha avuto l’approvazione del partito dei Verdi, presenti nella giunta di Vienna nelle precedenti amministrazioni a guida Michael Häupl (sindaco socialdemocratico). Per questo la Procura di Stato di Vienna sta esaminando il ruolo di Chorherr, al tempo consigliere comunale dei Verdi e responsabile della pianificazione territoriale. Era dall’ufficio per la pianificazione territoriale del Comune che Tojner aveva ottenuto la modifica della destinazione d’uso dell’area dell’Heumarkt, per realizzare il suo voluminoso progetto immobiliare.

In questa prospettiva appaiono sospetti gli aiuti finanziari che la società di Tojner avrebbe fatto avere a Chorherr – o, più precisamente, a una associazione caritativa a lui vicina – per la realizzazione di una scuola in Sudafrica.

Ma che c’entrano in tutto questo Brandstetter e Pilnacek? Il giudice costituzionale è sospettato di aver violato il segreto d’ufficio al tempo in cui era ministro. Avrebbe informato Tojner, suo amico dai tempi di scuola (vengono entrambi da Haag, in Bassa Austria), delle indagini in corso nei confronti di Chorherr e della data fissata per una perquisizione. La circostanza sarebbe stata scoperta per caso dalla Procura di Vienna, in occasione della terza di tre perquisizioni effettuate negli uffici di Tojner, a sua volta indagato per irregolarità in un consorzio di edilizia residenziale nel Burgenland e per l’”Heumarkt Projekt” di Vienna. In quell’occasione gli inquirenti avrebbero appreso della soffiata a Tojner di Brandstetter, che a sua volta sarebbe stato informato da Pilnacek. Il quotidiano “Die Presse” ha pubblicato un sms dell’allora ministro: “Se quelli vengono da te oggi, devi stare assolutamente tranquillo. I mezzi legali contro questa perquisizione lo giustificano… Sono raggiungibile per sms. Venceremos (in spagnolo, nda)!”.

Sia Pilnacek che Brandstetter respingono le accuse rivolte nei loro confronti e, come si usa dire in questi casi, va rispettata la presunzione di innocenza. Pilnacek, tuttavia, è stato sospeso dall’incarico al Ministero, in attesa che sia fatta chiarezza sulla vicenda. Brandstetter, invece, continuerà a fare il giudice costituzionale, perché la Corte non ha ritenuto che l’indagine in corso pregiudichi in alcun modo la sua funzione.

 

NELLA FOTO, il giudice della Corte costituzionale Wolfgang Brandstetter (con gli occhiali) e il capo (temporaneamente sospeso) della Sezione penale del Ministero della Giustizia Christian Pilnacek.

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