Martedì 23 Aprile 2024

Alexander Van der Bellen è stato rieletto presidente della Repubblica austriaca al primo turno, con il 54,6%. Entrerà formalmente in carica il 26 gennaio, dopo il giuramento di rito davanti alla “Bundesversammlung”, la seduta congiunta del Parlamento (la nostra Camera dei deputati) e del Bundesrat (la Camera dei Länder). Ma prima di allora potrà comunque esercitare le funzioni di presidente, essendo ancora in carica per il primo mandato.

Dallo spoglio delle schede di domenica è risultato il più votato in tutti i Länder. In tutti, tranne uno: la Carinzia. Qui ha ricevuto il 44,36% dei voti, che lo avrebbero costretto al ballottaggio. In 22 dei 132 comuni è stato addirittura battuto da Walter Rosenkranz, il candidato dell’Fpö, il partito della destra estrema, che fu di Jörg Haider e poi di Heinz-Christian Strache (quello del video di Ibiza).

Insomma, qui in Carinzia, nel Land più vicino a noi, il cuore batte sempre a destra o, per dirla con il sondaggista Peter Hajek, “gli eredi di Haider sono sempre tra noi”. Trattandosi di un “unicum” a livello nazionale, conferma l’idea che la Carinzia sia rimasta un “Sonderfall”, un “caso speciale”. Qui, come dicevamo, Van der Bellen ha superato di poco il 44%, mentre Rosenkranz si è aggiudicato il 25,45%.

Nessuna sorpresa, a dire il vero. Lo stesso Van der Bellen domenica aveva dichiarato alla “Kleine Zeitung”: “La Carinzia è sempre un Land difficile per me”. Lo era stato anche nelle precedenti elezioni del 2016. Allora Van der Bellen si era dovuto accontentare al primo turno di un modesto 14,3%, meno della metà dei voti ricevuti dal suo principale avversario di allora, Norbert Hofer (dell’Fpö, come Rosenkranz), era stato premiato con un 38,8%. Anche nel secondo ballottaggio del 4 dicembre di quell’anno Hofer era prevalso con il 54,6%, contro il 45,4%.

Era possibile rovesciare questa situazione? Probabilmente no, date le profonde radici lasciate in questo Land dal nazionalsocialismo. Ma di sicuro non è stato tentato nulla per farlo. I due principali partiti carinziani, Spö (socialdemocratici) e Övp (popolari), avevano negato il loro sostegno alla candidatura di Van der Bellen. Soltanto il governatore Peter Kaiser aveva invitato a titolo personale a votare per lui.

Se in Carinzia Van der Bellen si è visto sottrarre voti dallo sfidante dell’estrema destra, a livello nazionale ha dovuto fare i conti con Dominik Wlazny, in arte Marco Pogo, leader del Partito della birra. Il cantante rock e cabarettista, che ha 35 anni, gli ha fatto concorrenza sul fronte giovanile, che in passato era sempre stato il bacino in cui i Verdi riuscivano a pescare più voti degli altri partiti. Stavolta è andata diversamente. Marco Pogo si è dovuto accontentare di un 8,2%, ma hanno votato per lui soprattutto i giovani. Nella fascia di età sotto i 30 anni Wlazny ha ottenuto la fiducia del 20% dell’elettorato e Van der Bellen non ha raggiunto la maggioranza assoluta.

Entrato in politica quasi per scherzo, sotto l’etichetta della “Bierpartei”, in questa breve campagna elettorale Pogo ha dimostrato più buon senso e una visione politica più lucida dei suoi competitori, su temi cruciali come la pandemia, la guerra in Ucraina, l’inflazione e la crisi energetica. Molti sono convinti che si riparlerà di lui anche alle prossime elezioni politiche. Pogo è un rockettaro e un comico, ma è consapevole di esserlo e ha uno spiccato senso dell’umorismo e dell’autoironia. E soprattutto è intelligente. Non deve trarre in inganno che porti i capelli lunghi e il piercing al naso: prima di cambiare vita era un medico e una laurea in medicina non è tra le più semplici da conseguire.

NELLA FOTO, Dominik Wlazny, in arte Marco Pogo, la sorpresa di queste elezioni presidenziali.

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