Mercoledì 22 Maggio 2024

21.11.30 Riunione governo con parti sociali ed esperti su CovidÈ incominciata ieri la seconda settimana di lockdown in Austria. Un’occasione per fare il punto della situazione e tentare di capire se il 12 dicembre, al termine della terza settimana, le restrizioni potranno essere interrotte, come previsto, e se si potrà dare un po’ di respiro al commercio almeno negli ultimi giorni dell’Avvento e dello shopping natalizio. Come è noto, dal 22 novembre l’Austria aveva cambiato marcia, decidendo un lockdown generale, dato che quello per i soli non vaccinati, deciso pochi giorni prima, non era sembrato sufficiente per arginare la crescita impetuosa dei contagi.

Il quadro dell’epidemia ieri forniva i seguenti dati: 8.526 nuove infezioni nell’arco delle ultime 24 ore, 619 pazienti ricoverati in terapia intensiva, incidenza settimanale su 100.000 abitanti scesa a quota 936,4. Sono numeri sempre allarmanti, specie quello relativo alle terapie intensive, dove il superamento della soglia dei 600 posti letto basta già a mettere in emergenza le strutture ospedaliere, costrette a rimandare operazioni non urgenti, ma a volte anche a scegliere a chi dare la precedenza nelle terapie.

Il numero in calo dei nuovi casi e l’incidenza settimanale, scesa sotto quota mille, incoraggiano tuttavia a sperare in un miglioramento della situazione. Forse è stato raggiunto il picco dei contagi di questa quarta ondata (ma gli esperti dicono che lo sarà soltanto a metà di questa settimana). Basti confrontare le 8.526 nuove infezioni di ieri con le 13.806 del lunedì precedente e con la media settimanale di 11.889. Se il trend è questo – se cioè vi è un calo di nuove infezioni – l’Austria può sperare che nell’arco di una o due settimane si ripercuota sugli ospedali, riducendone la pressione, che è quella che preoccupa di più.

A cosa è dovuta questa curva discendente, per ora appena accennata? Probabilmente a più fattori insieme. Una sola settimana di lockdown non basta a cambiare gli scenari, ma se si aggiunge un atteggiamento più consapevole di una parte degli austriaci, non di tutti, nell’osservare le precauzioni raccomandate (mascherina, distanziamento, igiene delle mani, riduzione dei contatti) e l’aumento del numero dei vaccinati, allora i conti tornano.

Nell’ultima settimana oltre 750.000 persone hanno ricevuto il vaccino, tra prima, seconda e terza dose, con una media giornaliera di 108.000 vaccinazioni e un picco di oltre 150.000 venerdì. Sabato si sono ripetuti i cortei di no-vax in varie città. Quelli più affollati si sono visti a Graz (30.000 partecipanti) e a Klagenfurt (6.000). Uno degli slogan più frequenti era “noi siamo il popolo”. I dati delle vaccinazioni, però, dicono il contrario: proprio sabato si sono vaccinate 100.000 persone, che a loro volta – e i numeri danno loro ragione – potrebbero rivendicare di “essere il popolo”.

Ieri mattina intanto si è tenuta una riunione di governo, allargata alle parti sociali e ad esperti del campo scientifico, per fare il punto della situazione, anche alla luce della nuova variante Omicron. Non doveva decidere nulla, perché i prossimi passi saranno compiuti oggi e soprattutto domani.

Oggi si riunirà la commissione principale del Parlamento. Un incontro formale, per decidere il prolungamento del lockdown di altri 10 giorni. Lunedì scorso, infatti, il governo avrebbe potuto decidere subito di chiudere tutto fino al 12 dicembre (ovvero per tre settimane, pari a venti giorni), ma la legge non consente che misure che limitino le libertà individuali siano stabilite per un periodo superiore ai 10 giorni. Da ciò la necessità di programmare due lockdown, uno di seguito all’altro, ciascuno di 10 giorni. La commissione che si riunirà oggi non dovrà far altro che confermare formalmente il secondo lockdown previsto già il 22 novembre.

Sempre oggi il governo incontrerà i suoi consulenti scientifici e i rappresentanti dei partiti di opposizione Spö (socialdemocratici) e Neos (liberali di centro), per stabilire le modalità di introduzione dell’obbligo vaccinale a partire dal 1. febbraio. Mancherà il terzo partito di opposizione, l’Fpö (estrema destra sovranista), che ha declinato l’invito, perché dichiaratamente no-vax.

Domani, invece, si riuniranno gli esperti per esaminare tutti i parametri dell’epidemia, prendendo in considerazione anche le implicazioni della nuova variante Omicron. Saranno loro a dire al governo cosa fare dopo il 12 dicembre. Se le previsioni fatte due settimane fa saranno confermate, dal 13 dicembre il lockdown dovrebbe continuare soltanto per i non vaccinati; tutti gli altri tornerebbero a una vita quasi normale, potendo di nuovo frequentare ristoranti, bar, negozi, luoghi della cultura e del tempo libero. È probabile, anzi, che la cessazione del lockdown sia fatta anticipare al 12, che è domenica, per consentire ai negozi di riaprire e recuperare un po’ degli affari perduti. Soltanto in Alta Austria, dove la situazione è peggiore, il lockdown durerà fino al 17 dicembre, per scelta autonoma del governo regionale.

Ma le previsioni di due settimane fa troveranno conferma? Virologi ed epidemiologi intervistati da giornali e tv ritengono che non sarà così. Tutto dipenderà dal numero delle infezioni e dei ricoveri ospedalieri, ma gli esperti ritengono che il loro numero calerà in misura convincente soltanto alla fine di dicembre. In altre parole, è molto probabile che il lockdown debba durare ancora a lungo, rinnovato di 10 giorni in 10 giorni. Ma la decisione definitiva spetterà al governo.

 

NELLA FOTO, la riunione del governo con le parti sociali e gli esperti, svoltasi ieri mattina per fare il punto sulla situazione dell’epidemia, anche alla luce della nuova variante Omicron.

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