I giudizi sugli esponenti del mondo politico variano al variare delle latitudini e delle longitudini. Prendiamo Giorgia Meloni, per esempio. Dopo le parole pronunciate da Donald Trump sul Papa, la presidente del consiglio aveva reagito con cautela, attendendo la sera per una condanna più dura. Questo ritardo, interpretato dalle opposizioni come una residua sudditanza nei confronti dell’ospite della Casa bianca, era stato fortemente criticato.
Non così in altri Paesi d’Europa. Non così in Austria. Qui non si è tenuto tanto conto dell’imbarazzo causato alla leader italiana da comportamento squilibrato di Trump. Si è colta soprattutto la fermezza delle sue parole di critica nei confronti del presidente americano, ancorché tardivamente pronunciate.
Questa valutazione è apparsa identica in quasi tutti i media austriaci che ne hanno riferito. Possiamo prendere a campione il sito web dell’Orf, l’emittente pubblica radiotelevisiva. «Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump al Santo Padre – si legge nel sito dell’Orf – Il Papa è il capo della Chiesa cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e condanni ogni forma di guerra».
L’emittente radiotelevisiva sottolinea il tono aspro delle parole di Meloni nei confronti di Trump e definisce la sua critica “alquanto insolita”. L’Orf ricorda che la nostra presidente del consiglio “era stata l’unica capa di governo europea a partecipare alla cerimonia di insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti nel 2025”. Aggiunge peraltro che “in una prima reazione alle critiche di Trump, aveva espresso il suo sostegno al Papa, pur senza affrontare esplicitamente l’attacco di Trump”.
NELLA FOTO di Win McNamee (Getty Images), l’incontro alla Casa bianca di un anno fa tra Donald Trump e Giorgia Meloni.
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