Domenica 7 Dicembre 2025

Quando nel 1916 Gustav Klimt completò il ritratto di Elisabeth Lederer non si chiese quanto sarebbe potuto valere, se l’avesse posto in vendita. Gli bastava il prezzo concordato con il padre August, industriale ebreo viennese, di origini boeme, committente dell’opera. Nel dipinto il volto di Elisabeth appare trasfigurato in un’atmosfera magica, dai cromatismi tendenti all’azzurro, in cui l’immagine della giovane emerge al centro, circondata da uno stuolo di minuscole figure della mitologia nipponica.

Un secolo dopo il “Bildnis Elisabeth Lederer” è stato venduto dalla casa d’aste Sothesby’s, nell’Upper East Side di New York, per 236 milioni di dollari. Una somma record, seconda soltanto a quella del “Salvator Mundi”, attribuito a Leonardo da Vinci, venduto qualche anno fa a Londra per 450 milioni. L’asta è durata soltanto 20 minuti. Di fronte all’offerta di 236 milioni nessuno ha osato alzare ancora la posta. Nel corso della stessa asta sono stati aggiudicati anche altri due paesaggi dell’artista austriaco, riconducibili alle sue villeggiature estive sull’Attersee: un “prato di fiori”, ceduto per 86 milioni, e un “pendio della foresta a Unterach”, per 70 milioni.

Che l’Elisabeth Lederer potesse puntare molto in alto era considerato probabile, tant’è che le case d’asta più rinomate al mondo se n’erano contesa la vendita e Sothesby’s, per assicurarsi l’affare, aveva garantito un prezzo minimo di 150 milioni. Un azzardo, ove si consideri che solo un anno fa un altro ritratto di Klimt, quello della “Fräulein Lieser”, era stato aggiudicato alla casa d’aste “Im Kinsky” di Vienna per “soli” 35 milioni.

Ma rientra nella mentalità del gioco d’azzardo anche l’acquirente, ovviamente rimasto ignoto. L’ammontare del prezzo – inconcepibile per noi umani normali – riduce il campo dei potenziali compratori, probabilmente non europei, forse piuttosto asiatici o arabi. In un certo qual modo conferma quanto scrivevamo ieri – a proposito di Ktm, Anadi Bank, Crrc – rilevando che il baricentro del potere economico e non solo economico si sta spostando dall’Occidente all’Asia. Non ci stupiremmo molto, quindi, se domani vedessimo rispuntare l’”Elisabeth Lederer” in un museo di Abu Dhabi. Quel prezzo, inoltre, risulta comprensibile in un mondo in cui i ricchi diventano sempre più ricchi, mentre il resto della popolazione impoverisce.

Le tre opere messe all’asta da Sothesby’s provenivano tutte dalla collezione di Leonard A. Lauder, industriale miliardario dei cosmetici, deceduto lo scorso 14 giugno. Oltre che imprenditore di successo, Lauder era stato un appassionato collezionista d’arte. Ancora in vita, aveva donato la sua collezione di opere cubiste (valore stimato di un miliardo) al Metropolitan Museum of Art di New York.

Anche il fratello di Lauder, Ronald, 81 anni, già ambasciatore degli Stati Uniti a Vienna, è appassionato d’arte. A New York ha fondato la “Neue Galerie”, che si chiama così, in lingua tedesca, perché ospita solo artisti tedeschi e austriaci. L’opera più importante – che da sola giustificherebbe una visita al museo, per chi si trovasse di passaggio a New York – è il ritratto di Adele Bloch-Bauer, il primo dei due dipinti anch’essi da Klimt, acquistato nel 2006 per 136 milioni.

L’opera è conosciuta anche da chi non è appassionato d’arte per il film che le fu dedicato, intitolato “Woman in Gold”, la “donna in oro”, perché nel dipinto Adele appare immersa in un fondo dorato. Ma questa è un’altra storia.

NELLE FOTO, il ritratto che Gustav Klimt fece a Elisabeth Lederer nel 1916 e la sala d’aste Sothesby’s, a New York, dove l’opera è stata venduta ieri per 236 milioni di dollari.

__________________________

AUSTRIA VICINA è anche su Facebook. Clicca “mi piace” alla pagina

https://www.facebook.com/austriavicina