Se il titolo “Tutti insieme appassionatamente” vi dice qualcosa, vuol dire che non siete troppo giovani. Parliamo del film che racconta la storia del barone Georg von Trapp e della sua famiglia canterina (titolo originale “The sound of music”) uscito nelle sale cinematografiche nel 1965. Ma non possiamo escludere che anche i più giovani possano conoscerlo, perché viene riproposto spesso in tv nelle festività natalizie. Da allora sono passati 60 anni (un altro anniversario “tondo”, dopo quelli che avevamo già menzionato qualche giorno fa) ed è una buona occasione per riparlarne, perché “The sound of music”, interpretato dall’incantevole Julie Andrews, è diventato un classico in tutto il mondo, vincitore di 5 Premi Oscar.
Intanto la storia. Georg von Trapp era stato ufficiale dell’imperial-regia marina asburgica e comandante di sommergibili. Per meriti di servizio ha il titolo nobiliare di “Ritter”, non più riconosciuto alla caduta dell’impero. La moglie Agathe, da cui ha avuto sette figli, muore di scarlattina nel 1922. Vedovo e con sette figli a cui badare, chiede aiuto all’abbazia benedettina di Nonnberg (Salisburgo), che le invia la novizia Maria Kutschera. La giovane si occupa dei bambini e presto anche del padre, che nel 1927 la sposa, dando alla luce a sua volta due figli. Ma ciò che più conta nella nostra storia è che l’ex novizia, divenuta von Trapp, riesce con i figli suoi e quelli della prima moglie a creare un “Kammerchor” che presto si fa notare a livello nazionale e internazionale.
Il marito Georg, considerato eroe di guerra (con il sommergibile al suo comando aveva affondato la corazzata francese “Leon Gambetta” e il sommergibile italiano “Nereide”), dopo l’Anschluss dell’Austria alla Germania viene assillato dai nuovi padroni perché assuma un comando nella flotta sottomarina del Reich. Von Trapp, ostile al nazismo, rifiuta l’offerta e rifiuta anche l’invito rivolto al coro dei suoi figli ad esibirsi in occasione della festa di compleanno del Führer. La situazione si fa delicata e i Trapp approfittano di una tournée in Italia per fuggire negli Usa, dove Maria darà alla luce un terzo figlio (in tutto, dunque, i figli dei Trapp saranno 10) e dove il coro di famiglia, rinominato “Trapp family singers” continuerà a esibirsi con successo.
Inevitabile che una simile storia, quasi una fiaba, catturi l’attenzione di quella fabbrica dei sogni che è Hollywood, che nel 1965 ne fa un film. La pellicola ha un successo mondiale, ma piace soprattutto agli americani, per migliaia dei quali, se vengono in Europa, una tappa irrinunciabile è Salisburgo e i luoghi dove visse la famiglia Trapp. O, per essere più precisi, dei luoghi dove furono girate le scene del film, come la basilica di Mondsee, i castelli di Mirabell, Leopoldskron, Hellbrunn, che non sono propriamente quelli della storia vera.
I primi turisti si erano visti arrivare già nel 1966, un anno dopo l’uscita del film. Da allora esiste un “Original sound of music tour”, che accompagna i visitatori sui luoghi in cui furono girate le scene. Ne arrivano 40.000 all’anno e il 40% sono statunitensi, gli altri in prevalenza inglesi, australiani e asiatici, ragion per cui lo speaker del pullman non parla in tedesco ma in inglese.
I tedeschi non sembrano interessati, gli austriaci men che meno. “The sound of music”, acclamato in tutto il mondo, in Austria è pressoché sconosciuto. Il suo sessantesimo anniversario, dunque, è un’occasione per interrogarsi sul perché di questo rifiuto. Molti giornali hanno tentato o stanno tentando di trovare una risposta.
La prima che viene segnalata, anche se con scarsa convinzione, è che la storia raccontata con Julie Andrews nei panni della novizia diventata educatrice e poi manager di successo di un coro di adolescenti è piena di luoghi comuni e allusioni kitsch sul mondo austriaco, che hanno comprensibilmente infastidito. Un po’ come i film stranieri che descrivono noi italiani come mangia-spaghetti, con il mandolino sempre a portata di mano. Poco convincente anche la spiegazione che “The sound of music” era stato preceduto dieci anni prima da un altro film, di produzione tedesca, sulla storia della famiglia Trapp, intitolato appunto “Die Trapp-Familie”.
È più probabile, invece, che a determinare il disinteresse sia stato il contenuto in sé dell’opera, che non era solo la fiaba melodiosa dei Trapp canterini, ma anche la fuga in America a cui furono costretti dal regime nazista, che metteva in cattiva luce il ruolo dell’Austria. Tant’è vero che la prima versione tedesca del film presentata nelle sale nel Natale 1965 con il titolo “Meine Lieder – Meine Träume” (“Le mie canzoni – I miei sogni”) si concludeva con il matrimonio di Maria Kutschera con il barone, eliminando il finale della fuga dall’Austria. I produttori dovettero intervenire per obbligare la distribuzione in Austria del film completo, con il risultato che da allora in poi e per alcuni decenni il film non fu più distribuito.
I salisburghesi, quindi, vissero l’incredibile paradosso di promuovere il turismo della loro città, proponendo soprattutto sul mercato americano le location di un film che non avevano mai visto. Come se i siciliani promuovessero le visite ai luoghi in cui fu girata la serie televisiva del commissario Montalbano (lo fanno davvero ed esistono i “tour di Montalbano” con tappe a Vigata, Marinella e Montelusa), senza mai averne viste le puntate e senza mai aver letto i libri di Andrea Camilleri. Lo slogan azzeccato di questi tour dice “Rendiamo reale la Sicilia immaginaria”.
Dopo 60 anni anche gli austriaci potrebbero “rendere reale” la storia dei Trapp e incominciare a provare orgoglio del fatto che, a differenza di altri, si rifiutarono di piegarsi alla prepotenza del nazismo.
NELLA FOTO, una delle immagini più celebri del film, con Julie Andrews che canta su un prato del suo Salisburghese.
__________________________
AUSTRIA VICINA è anche su Facebook. Clicca “mi piace” alla pagina
https://www.facebook.com/austriavicina