L’80 per cento dei visitatori della galleria del Belvedere, a Vienna, ci va per vedere il Bacio di Gustav Klimt. Un po’ ciò che avviene con la Gioconda di Leonardo da Vinci, che nello sterminato patrimonio d’arte del Louvre è l’opera che richiama il maggior pubblico. A Vienna, visto il capolavoro di Klimt, si guarda anche il resto, che è tanto. Le opere esposte coprono più di 500 anni di storia dell’arte.
Alla fine della visita, nel tumulto delle emozioni suscitate dai capolavori di tanti artisti, uno solo di essi rimane conficcato nella memoria, come un chiodo: Franz Xaver Messerschmidt. È uno scultore tedesco del ‘700, che però ha studiato all’Accademia di belle arti di Vienna e a Vienna ha lasciato gran parte delle sue opere. È noto soprattutto per le sue “Charakterköpfe”, “teste di carattere”, una serie di mezzibusti con le teste per lo più pelate, che propongono varie e bizzarre smorfie del viso.
Messerschmidt ci lavorò negli ultimi anni della sua vita, tra il 1770 e il 1783, anno della sua morte. Aveva in mente di crearne 100, in modo da offrire un panorama a suo avviso completo delle varie espressioni del viso, ma non ne ebbe il tempo. Riuscì a scolpirne 69, di cui 55 sono giunte fino a noi. La galleria del Belvedere ne conserva la collezione più grande.
A Franz Xaver Messerschmidt il museo viennese dedica ora una mostra speciale, nel Belvedere Inferiore, visitabile fino al 6 aprile. Illumina l’opera completa dell’artista tedesco e austriaco di adozione, quasi a voler dimostrare che lo scultore non fu soltanto lo stravagante creatore di quelle “teste”, ma un artista completo, che segnò una svolta culturale e politica nell’arte europea, tra Barocco e Illuminismo.
I suoi ritratti di membri della corte e della nobiltà, così come di scienziati e scrittori, offrono uno spaccato delle strutture sociali della sua epoca e le sue “teste di carattere” sono esaminate come fenomeni del loro tempo. Le opere di Messerschmidt sono messe in relazione con quelle di altri artisti con cui è stato ripetutamente associato, esplorando criticamente potenziali parallelismi e influenze.
“Nessun altro artista nella collezione del Belvedere – osserva Stella Rolling, direttrice del Belvedere – affascina il pubblico quanto Messerschmidt. Era un genio o un outsider? La storia gli ha attribuito molte definizioni, anche se alcune cose sono state inventate. Con questa mostra intraprendiamo una valutazione della sua opera nel contesto della sua epoca e presentiamo Messerschmidt in un modo completo, come non si vedeva da molto tempo”.
Franz Xaver Messerschmidt è uno degli artisti più rappresentativi della collezione del Belvedere. Il museo possiede la più grande collezione al mondo di opere dello scultore e le espone come parte della sua mostra permanente da oltre un secolo. Dal 1769 circa in poi i ritratti dello scultore rivelano una nuova immagine dell’umanità, permeata dalle idee dell’Illuminismo: il tentativo di raffigurare l’individuo sostituisce sempre più la rappresentazione barocca. Attraverso i ritratti delle personalità raffigurate, così come di altri mecenati come Maria Teresa, Felicita di Savoia-Carignano, i medici Gerard van Swieten e Franz Anton Mesmer e il critico d’arte Franz Christoph von Scheyb, viene esplorato anche il clima culturale, politico e scientifico del 18. secolo.
Nonostante la loro fama, le cosiddette “teste di carattere” di Messerschmidt rimangono ancora oggi un enigma. L’interpretazione psicopatologica, estremamente popolare a partire dal 20. secolo, limita fortemente la comprensione che ne abbiamo, oscurando il fatto che lo scultore abbia risposto con la sua arte ai rivolgimenti sociali e scientifici del 18. secolo. La mostra si propone di contestualizzare questa serie di opere nel più ampio interesse storico per le espressioni facciali e di interpretarle come un fenomeno del suo tempo. I confronti con opere di artisti come Joseph Ducreux, William Hogarth e Jakob Matthias Schmutzer sottolineano che l’interesse per il volto (e le sue aberrazioni) non fu un fenomeno isolato.
Anche se l’intento di Messerschmidt rimane poco chiaro, le sue “teste di carattere” riflettono sviluppi intellettuali chiave del 18. secolo e continuano a suscitare una forte reazione nell’osservatore. Secondo Katharina Lovecky, che ha curato la mostra insieme con Georg Lechner, “la loro frontalità ed espressività esemplificano la rottura con il classicismo accademico”. Aggiunge Lechner: “L’accoglienza riservata alle “teste di carattere” di Messerschmidt riflette una storia espositiva variegata, che spazia dalla curiosità ludica all’opera di rilevanza storico-artistica. Con l’apertura del Museo barocco nel Belvedere Inferiore, l’opera di Messerschmidt ha ottenuto una collocazione museale permanente e integrata nel dibattito storico-artistico”.
[Contributo dell’Österreichische Galerie Belvedere]
FRANZ XAVER MESSERSCHMIDT. MEHR ALS CHARAKTERKÖPFE (Franz Xaver Messerschmidt. Più che teste di carattere”.
Mostra nel Belvedere Inferiore aperta fino al 6 aprile (tutti i giorni dalle 10 alle 18). Ingresso da Rennweg 6.
NELLE FOTO, il tondo con il cosiddetto “autoritratto sorridente” di Franz Xaver Messerschmidt, prestato dal Museo delle belle arti di Budapest, e alcune delle “teste di carattere” realizzate dallo scultore.
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