Il 28% dei ragazzi austriaci tra i 15 e i 16 anni non sono capaci di capire quello che leggono. Dieci anni fa erano il 23%. Oggi la situazione è peggiorata. Lo dice l’ultima indagine Pisa, condotta a livello internazionale. Pisa è una sigla che sta per Programme for international student assessment. Con periodicità triennale rileva le competenze di circa 3 milioni di studenti in tutto il mondo in matematica, scienze, lettura, ambito finanziario e pensiero creativo. Dall’indagine Pisa di quest’anno in Austria emerge che le competenze sono diminuite ovunque, tranne che nelle scienze naturali, settore in cui non vi sono peraltro stati miglioramenti: la situazione è rimasta così com’era tre anni fa.
È una magra consolazione che l’Austria, comunque, risulti al di sopra della media Ocse in tutte le aree, tra cui lettura, benché dei suoi studenti uno su quattro non capisca quello che legge (figuriamoci gli altri!). Anche l’Italia è al di sopra della media. Resta da capire il perché del declino intellettuale della sua gioventù.
Una delle spiegazioni offerte dallo studio Pisa è la digitalizzazione o, meglio, un approccio inadeguato ad essa. Per digitalizzazione si intende l’uso di strumenti digitali (computer, tablet) nell’attività scolastica. Quando vengono utilizzati eccessivamente si riscontrano livelli di competenza sensibilmente inferiori. In altre parole, l’aumento del tempo trascorso davanti al monitor porterebbe a una riduzione della concentrazione e della curiosità.
Come invertire questa tendenza? Secondo il ministro per l’Istruzione, Christoph Wiederkehr (Neos), si deve intervenire con un supporto della lingua tedesca, anche con corsi estivi obbligatori. L’altro settore di intervento è la digitalizzazione. “Non si tratta di un rifiuto della digitalizzazione, ma di una questione di priorità e di ordine”, afferma Wiederkehr. Insomma, i bambini dovrebbero prima imparare competenze di base, come leggere. Non è un’impresa facile, come si intuisce facilmente. Uno dei primi passi sarà la distribuzione dei dispositivi digitali nelle scuole, che si sta spostando dai bambini di dieci anni a quelli di dodici.
[Foto Philipp von Dirtfuhrt per Apa]
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