Mercoledì 22 Maggio 2024

20.05.29 Ischgl-Tirol, apres-ski KitzlochIschgl, mecca tirolese dello sci e dell’après-ski, torna a far parlare di sé. Un cameriere del leggendario bar “Kitzloch” risulta contagiato dal 24 dicembre. Quel giorno aveva lavorato normalmente tra i tavolini e il bancone dell’affollato locale, seminando il virus a destra e a manca. Il giorno dopo, Natale, avvertendo i sintomi del Covid-19, ha fatto un test, che è risultato positivo: variante Omicron.

Il “Kitzloch” è l’après-ski bar di Ischgl che già nel marzo dello scorso anno era diventato un focolaio di diffusione del virus. I primi a segnalarlo erano stati alcuni turisti islandesi, al loro rientro in patria. Erano seguiti messaggi di allarme dalla Gran Bretagna, dalla Danimarca, dalla Norvegia e soprattutto dalla Germania, Paese di provenienza di oltre la metà degli ospiti tradizionali del polo sciistico austriaco. Ma per una settimana le autorità sanitarie del luogo e quelle del Land avevano fatto finta di nulla, per non dover interrompere in anticipo la stagione turistica. E l’industria del divertimento – quella diurna sulle piste da sci e quella notturna nei locali della valle – aveva continuato a tenere accesi i motori.

Quasi due anni e alcune migliaia di morti dopo Ischgl non ha ancora imparato la lezione ed è tornata al centro delle cronache del contagio. I gestori del locale affermano di aver rispettato tutte le regole imposte dalla situazione epidemica: certificato “2G” (vaccinazione o guarigione, non solo il test), maschera Ffp2 al chiuso, distanziamento di 2 metri). Può darsi che lo abbiano fatto o può darsi che no. L’altra volta avevano mentito, ma forse questa volta potrebbero dire la verità, anche se appare umanamente difficile far rispettare quelle regole, specie il distanziamento, in un ambiente che nelle ore serali si affolla come una scatola di sardine.

L’aspetto più inquietante è che il cameriere positivo al Covid-19 non era vaccinato, in quanto allergico. C’è un certificato medico che attesti l’allergia o era bastata la parola dell’interessato? Per il momento dobbiamo dar credito a quello che dice, ma perché farlo lavorare in mezzo ai clienti e non in servizi senza contatto con il pubblico?

Rispetto alla volta precedente, ora il Land è corso subito ai ripari. Ha lanciato un appello a tutte le persone che hanno frequentato il “Kitzloch” il 23 e il 24 dicembre, invitandole a sottoporsi precauzionalmente a un test molecolare. Le ha esortate inoltre e tenere sotto controllo la loro salute nei prossimi 14 giorni, prestando molta attenzione a tutte le misure igieniche necessarie, all’uso di mascherine Ffp2, evitando assembramenti.

Per consentire loro di sottoporsi al più presto al test avranno la precedenza nei centri di somministrazione, prenotandosi on line sul sito del Land www.tiroltestet.at, dove compare un apposito link con l’intestazione: “Appello pubblico. Ho ricevuto dall’autorità l’invito per la vaccinazione”. Dalla pagina web riceveranno un codice per accedere al vaccino con precedenza assoluta.

Il nome del “Kitzloch” nel marzo del 2020 era comparso nei titoli dei giornali di mezzo mondo e sembrava che, almeno per qualche tempo, sarebbe rimasto chiuso. Il 20 novembre scorso, invece, ha ripreso la sua normale attività, come se nulla fosse accaduto. Il suo gestore Bernhard Zangerl si era dato da fare per superare tutti gli ostacoli che ne ritardavano la riapertura, sostenendo che l’après-ski è “un evento che appartiene alla cultura” della vacanza sulla neve e deve rimanere un’offerta turistica delle località alpine anche in tempi di Coronavirus, perché “è parimenti importante come il Ballo dell’Opera”, che, come si sa, è l’evento clou del carnevale austriaco. Solo che anche nel 2022, come lo scorso anno, il Ballo dell’Opera è stato annullato. Il “Kitzloch”, invece, ha continuato a fare danni. In nome della “cultura delle vacanze”.

 

NELLA FOTO, l’ambiente del Kizloch prima del Coronavirus. Così si festeggiava allora e così pare che si continui a fare anche oggi, forse indossando la mascherina.

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