Nella primavera scorsa la ministra della Difesa Klaudia Tanner aveva costituito una commissione di 23 esperti, con il compito di “elaborare modelli alternativi” nella protezione militare del Paese, allo scopo di “rendere al più presto pienamente operativo l’Esercito” (viene usato il termine Esercito e non Forze armate, perché in Austria esiste solo quello, comprensivo al suo interno dell’Aeronautica; la Marina non serve a un Paese senza sbocchi sul mare). La commissione presenterà il suo rapporto conclusivo il 20 gennaio. La data non è scelta a caso. Il 20 gennaio di 13 anni fa si tenne in Austria un referendum per la scelta tra esercito di leva ed esercito di professionisti. Il 60% della popolazione si espresse per il mantenimento della leva.
Sui contenuti del rapporto non sono state fornite anticipazioni, ma si è appreso comunque che la commissione suggerirà di allungare la leva dai 6 mesi attuali a 10. Prima di proseguire con il discorso vorremmo fornire alcune informazioni di base sulla leva, utili per valutare sia il dibattito in corso in Austria, sia le proposte di reintrodurre la leva in Italia, che di tanto in tanto qualche politico avanza.
La prima informazione riguarda il numero dei coscritti. È opinione diffusa che in Austria (e in Italia, quando le Forze armate erano di leva) il servizio sia prestato da tutti i giovani in età per farlo. Non è così. Ogni anno lo Stato stabilisce quanti militari siano necessari per far funzionare la “macchina” militare. Si chiama (si chiamava, in Italia) “forza bilanciata”. Negli anni del boom demografico e di classi di leva affollate, solo una parte dei giovani prestava il servizio. Oggi, con l’”inverno demografico”, devono essere arruolati tutti o quasi tutti, anche se con vista debole e con qualche problema fisico.
La seconda informazione riguarda il costo dell’operazione. Ridurre la durata della leva non riduce i costi, ma li aumenta. Ci sono costi fissi che prescindono dalla durata del servizio: dalle uniformi indossate dai soldati al munizionamento usato nelle esercitazioni. Se il servizio dura 6 mesi, il contingente che subentra nei 6 mesi successivi dovrà essere rivestito ex novo e dovrà tornare ad esercitarsi, consumando altre munizioni. Il costo sarà doppio, rispetto a un servizio della durata di 12 mesi.
La terza informazione riguarda la “prontezza operativa”, che è il principale obiettivo che la ministra Tanner ha affidato alla sua commissione di esperti. I coscritti che mettono piede in caserma nei primi mesi apprendono le nozioni individuali di base; subito dopo effettuano esercitazioni a livello di reparto e in seguito di grandi unità (brigate). Quando finalmente hanno imparato il mestiere e sarebbero pronti per combattere vengono rimandati a casa. L’Esercito è così una scuola permanente, che non riesce mai a diventare operativa, perché i suoi alunni se ne vanno non appena hanno imparato la lezione.
Ovviamente abbiamo semplificato il discorso, ma ci basta per comprendere la decisione che il governo austriaco dovrà prendere dopo il 20 gennaio, essendo l’Austria uno dei pochi Paesi in cui esiste ancora la coscrizione obbligatoria. Decidere la riduzione della durata della ferma è politicamente molto facile e popolare. Porta voti. Al contrario, l’aumento della durata è una scelta moto difficile è impopolare.
In questo momento sembrerebbe impossibile. Il governo è formato da Övp (Partito popolare), Spö (Partito socialdemocratico) e Neos (liberali di centro). I socialdemocratici non sono favorevoli ad allungare la ferma e dello stesso avviso è anche Neos. L’Övp non si è espresso apertamente, ma per voce della sua ministra della Difesa, Tanner, si limita a osservare che un aumento della durata del servizio militare a 10 mesi comporterebbe anche un parallelo allungamento del servizio civile a 12 mesi (in Austria i giovani in età di leva possono scegliere tra le due soluzioni, ma, per evitare che tutti optino per il più comodo servizio civile, questo dura 2 mesi in più).
Una decisione del genere richiederebbe in Parlamento una maggioranza di due terzi (come per le leggi costituzionali), che la coalizione di governo non ha. Servirebbero anche i voti dell’opposizione. Dando per scontato che i Verdi siano contrari, resta l’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista, che invece è a favore. Anzi, è da tempo l’unico partito che propone un allungamento della durata della leva.
L’Fpö, ancorché all’opposizione, è il partito più votato alle elezioni del 2024 e quello con più deputati. I suoi voti consentirebbero di dare attuazione alla proposta che la “commissione di esperti” renderà pubblica il 20 gennaio. A questo punto il problema diventa politico. Come si comporteranno i partiti di governo? Faranno proprie la proposta degli esperti, accettando i voti dell’estrema destra, o semplicemente si asterranno dal decidere, rinviando il passo alle calende greche?
Le previsioni non sono facili, anche se una crisi appare improbabile. Lo stesso governo, che tentenna sulla leva, ha preso atto della necessità per l’Austria di riarmarsi, alla luce delle minacce che arrivano con crescente frequenza dalla Russia. In un bilancio in deficit, con risparmi in tutti i settori, l’unico a non aver subito tagli è stato quello della Difesa.
Ma a che servono nuovi sistemi d’arma, se mancano gli uomini per impiegarli? La dottrina militare austriaca prevede, in caso di guerra, l’intervento dell’Esercito, con il supporto della Milizia. Quest’ultima è costituita da militari congedati, ma ancora in età per impieghi operativi. Fino al 2004 il personale della Milizia effettuava periodicamente esercitazioni per rinfrescare le nozioni apprese durante la leva e per conoscere i nuovi strumenti in dotazione all’Esercito. Il ministro della difesa di quell’anno, Günther Platterer (esponente dell’Övp, poi diventato governatore del Tirolo), decise di abolirle, per risparmiare. Il risultato è che oggi, in caso di mobilitazione, l’esercito potrebbe contare su 55.000 soldati, ma non sulla Milizia, ormai non più in grado di svolgere i suoi compiti. O, per meglio dire, in grado di svolgerli, ma solo dopo alcuni mesi di addestramento.
In questo quadro si inserisce la proposta di allungamento della durata della leva. Con l’esercitazione di truppe a intervalli regolari, come elemento costitutivo di un servizio militare più lungo, l’Esercito austriaco potrebbe disporre costantemente di un numero maggiore di soldati e, conseguentemente, di una maggiore prontezza operativa.
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