Martedì 19 Maggio 2026

La dissennata decisione di Donald Trump di bombardare l’Iran sta avendo conseguenze sconvolgenti sull’economia mondiale. In Austria, in particolare, c’è un prima e un dopo. Prima dell’inizio della guerra la prudente azione del governo di Vienna era riuscita a riportare sotto controllo l’inflazione e a contenere il deficit di bilancio. Ora lo scenario è radicalmente cambiato in peggio.

Un aggiornamento della situazione, se così possiamo dire, l’ha fatto ieri sera, nel telegiornale delle 22, il direttore dell’Istituto di studi avanzati (Ihs) Holger Bonin (nella foto di Hans Klaus Techt). L’economista ha fornito una valutazione preoccupante nelle previsioni del suo istituto. Secondo l’Ihs, ma anche secondo il Wifo (l’altro autorevole istituto di ricerche economiche austriaco) le prospettive economiche per quest’anno e per i prossimi anni sono peggiorate significativamente. L’inflazione è in aumento e ciò renderà necessarie misure di austerità da parte del governo.

I ricercatori dell’Ihs hanno dimezzato la loro stima di crescita economica per il 2026, portandola allo 0,5% (2027: 0,8%), e l’indice dei prezzi al consumo si attesta al 2,9% quest’anno e al 2,4% il prossimo. Gli economisti prevedono inoltre un tasso di disoccupazione del 7,5 o 7,4% e stimano che il deficit complessivo del bilancio pubblico raggiungerà il 4,2% del prodotto interno lordo. L’Austria deve importare il 63% del proprio fabbisogno energetico sotto forma di petrolio e gas naturale e questo sta avendo un impatto significativo.

Nel corso del telegiornale di ieri sera Holger Bonin ha spiegato che la situazione potrebbe “peggiorare ulteriormente” e potrebbe portare a una crescita zero o persino alla recessione. L’obiettivo di inflazione del 2%, che era l’obiettivo del cancelliere Christian Stocker (Övp) per quest’anno, “non sarà certamente raggiunto”, ha affermato Bonin. Non si può fare quasi nulla contro l’inflazione importata, per cui sarebbe fondamentale prevenire effetti domino, ad esempio nelle trattative salariali.

L’obiettivo di consolidamento di due miliardi di euro per il prossimo bilancio, come previsto dal ministro delle Finanze Markus Marterbauer (Spö), non sarà sufficiente. Servirebbe un taglio di spesa di almeno tre miliardi.

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