C’è una fotografia di gruppo di qualche settimana fa da conservare a futura memoria. Ci mostra al centro Viktor Orbán e attorno a lui i sovranisti di tutta Europa, accorsi a Budapest per dargli una mano nella sua ultima campagna elettorale. Tra essi anche un esponente della destra sovranista austriaca, che fa capo all’Fpö. È perciò interessante verificare oggi quali siano le reazioni di questa area politica alla sconfitta del loro uomo in Ungheria. Noi lo facciamo per l’Austria, perché di Austria ci occupiamo in questo blog.
L’Fpö ha aperto il suo sito web con la notizia della sconfitta di Orban. C’è una foto nella quale Herbert Kickl, segretario del partito austriaco, stringe la mano all’ex autocrate ungherese. Entrambi appaiono sorridenti. L’intitolazione è eloquente: “I successi di Orbán nella protezione delle frontiere, nella pace, nella lotta contro il centralismo dell’Ue e contro il culto Lgbtiq restano immutati”.
Ma ancor prima che l’analisi del risultato elettorale fosse pubblicata nel sito web, l’atteggiamento dei sovranisti austriaci era già stato espresso in tv da Christian Hafenecker, ospite ieri sera dell’Orf per l’appuntamento domenicale a più voci “Das Gespräch”. Hafenecker è segretario generale dell’Fpö, una funzione che ovviamente non è quella del leader politico (che è invece Kickl), ma piuttosto di massimo dirigente con compiti organizzativi-amministrativi.
Hafenecker ha dato la sua interpretazione dell’esito elettorale: la colpa della sonora sconfitta di Fidesz (il partito di Orban) è da attribuire all’Unione europea. Nello specifico, Hafenecker ha affermato visibilmente irritato che l’Ue, “congelando i fondi”, ha causato “disagio nella popolazione ungherese”, spingendola a votare contro il modello politico di destra. Il segretario ha affermato che gli “eurocrati” si erano comportati in modo simile in Polonia prima della sconfitta del partito di destra Pis nel 2023.
Ha aggiunto che la stessa cosa era successa in Austria nel 2000, con le sanzioni imposte dall’Ue per osteggiare la presenza dell’Fpö nel governo. In realtà la Commissione europea, a quel tempo presieduta da Romano Prodi, non aveva voluto metter becco nelle vicende austriache. Le sanzioni erano state decise autonomamente e separatamente dai singoli Paesi. Non solo Paesi dell’Unione europea, che allora erano soltanto 15, ma anche altri Paesi europei che allora non ne facevano ancora parte, come la Cechia, o che non ne fanno parte nemmeno oggi, come la Norvegia. Agli europei si erano aggiunti il Canada e Israele.
Insomma gli “eurocrati” evocati da Hafenecker con l’Austria non c’entrano, ma probabilmente molti telespettatori si saranno bevuti le parole dell’esponente sovranista, perché Susanne Schnabl, moderatrice del “Gespräch”, non ha battuto ciglio, prendendole per vere.
Al dibattito televisivo era stato invitato anche Boris Kálnoky, direttore del Collegio Mathias Corvinus di Budapest e quindi uomo di a Orbán. «Come cittadino ungherese – ha dichiarato Kálnoky, ho sempre considerato Fidesz l’alternativa migliore. Anche prima delle elezioni attuali, ero convinto che Orbán avrebbe vinto». Come mai allora Orbán ha perso così clamorosamente? Il risultato – ha affermato – avrebbe poco a che fare con la corruzione attribuita al regime o alle violazioni dello stato di diritto. Sarebbe piuttosto una conseguenza delle crisi globali. Prima il coronavirus, poi la guerra in Ucraina, ora quella in Iran. Anche in questo caso Schnabl ha dimostrato di non essere all’altezza del suo compito, perché non gli ha obiettato che le crisi menzionate avevano riguardato tutti i Paesi del mondo. Come mai, però, hanno fatto naufragare così drammaticamente solo il governo ungherese?
Di segno opposto i commenti degli altri partiti austriaci. Il cancelliere Christian Stocker (Övp), in partenza per l’India in cerca di nuovi mercati, si è congratulato calorosamente con l’Ungheria per la impressionante vittoria di Peter Magyar. La ministra degli Esteri Beate Meinl-Reisinger (Neos) ha salutato gli ungheresi con un caloroso “Bentornati, cari vicini!”. E ha poi sottolineato: “Non è possibile che singoli Stati membri indeboliscano tutta l’Europa. La capacità di agire dell’Ue deve essere garantita”.
Il sindaco di Vienna, Michael Ludwig (Spö), ha definito il risultato elettorale un “segnale forte per l’Europa”. Andreas Schieder, capo della delegazione socialdemocratica austriaca al Parlamento europeo, ha commentato in un comunicato stampa: “La frustrazione del popolo ungherese è immensa e oggi Orbán ne ha pagato le conseguenze”. Ha ribadito il suo appello all’abolizione dell’unanimità in seno al Consiglio europeo.
La leader dei Verdi, Leonore Gewessler, ha commentato: “Questo risultato è un segnale forte, perché offre la speranza di un nuovo inizio e di una ripartenza politica”. Thomas Waitz, capo della delegazione dei Verdi all’Ue, ha scritto a sua volta in un comunicato stampa: “Le elezioni hanno dimostrato la resilienza e la forza della democrazia, anche nei sistemi autoritari. Questo invia un messaggio anche al di fuori dell’Ungheria: oggi Orbán è stato estromesso dal suo incarico e domani lo sarà anche Donald Trump”.
NELLA FOTO, l’apertura di oggi della home page dell’Fpö, il partito dell’estrema destra sovranista austriaca, che al Parlamento europeo aderisce, come il partito di Orbán, al gruppo dei “patrioti”. Si vede Herbert Kickl che stringe la mano all’ex autocrate ungherese. La foto è stata scattata a Vienna, qualche tempo fa, presumibilmente dall’ultimo piano della Haus Haas, perché alle loro spalle appaiono i campanili e il tetto dello Stephansdom.
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