Sabato 7 Novembre 2026

Prendiamo tutti nota sul taccuino: il 2 marzo prossimo a Vienna chiude i battenti la casa-museo dedicata a Joseph Haydn. Si trova in Haydngasse, non lontano dalla Mariahilfstrasse. È il piccolo edificio in cui il celebre compositore morì il 31 maggio 1809, mentre in lontananza rumoreggiavano le artiglierie dell’Armata napoleonica, che di lì a poco avrebbe sconfitto l’Austria. Se vogliamo vedere ciò che resta degli oggetti di Haydn, dobbiamo affrettarci a farlo nei prossimi due mesi. Poi non ne avremo più la possibilità.

Non è la sola brutta notizia con cui Vienna si avvia all’anno nuovo. Il 2 marzo verrà chiusa anche la casa in Praterstrasse in cui visse Johann Strauss, il “re del valzer”, di cui l’Austria ha appena celebrato il giubileo dei 200 anni dalla nascita. Passata la festa, gabbato “santo Strauss”. E non finisce qui. Tra poco la stessa fine toccherà alla casa dove trascorse gli ultimi anni della sua vita Franz Schubert, in Kettenbrückengasse.

Sono tre piccoli musei della storia musicale di Vienna che fanno capo tutti al Wien Museum (il museo della città) e, quindi, al Comune. E il Comune della capitale è indebitato per 15 miliardi, con un deficit per l’anno in corso stimato in 2,63 miliardi. Ha assoluta necessità di risparmiare, per non finire in bancarotta. Ha quindi tagliato anche i finanziamenti al Wien Museum, che a sua volta ha dovuto decidere di rinunciare alle sue sedi espositive minori e meno redditizie. A farne le spese, così, sono stati Haydn, Strauss e presto toccherà anche Schubert.

La dolorosa notizia ha avuto echi anche all’estero. La “Frankfurter Allgemeine” le ha dedicato un articolo dal titolo “Povera Vienna!”, in cui osserva, con allusione alle guerre napoleoniche che due secoli fa minacciavano la città imperiale, che oggi nessuna guerra minaccia Vienna dall’esterno, la minaccia viene dall’interno, dalla battaglia per la ripartizione delle scarse risorse di cui dispone un Comune fortemente indebitato. È il Comune a fissare le sue priorità, diversamente da quando il suo peggior nemico, Napoleone, stava alle sue porte. L’articolo del quotidiano tedesco si chiude con un proverbio: “Povero non è chi ha poco, ma chi ha bisogno di molto”.

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