Sabato 7 Novembre 2026

 

Il carcere di Innsbruck, che qui viene chiamato “Ziegelstadt”, ha attualmente due ospiti eccellenti. Di uno dei due, l’ex ministro delle Finanze Karl-Heinz Grasser, avevamo riferito proprio ieri. L’altro è René Benko, lo spericolato immobiliarista tirolese, protagonista con il suo castello di società di un fallimento da 27 miliardi. Abbiamo avuto più volte occasione, anche di recente, di riferire delle sue vicende giudiziarie, per reati di bancarotta fraudolenta connessi al fallimento, ma del suo arresto avevamo dato notizia il 23 gennaio scorso. Da allora sono passati 11 mesi.

Cos’hanno in comune i due personaggi, a parte il fatto che entrambi assaggeranno il panettone dietro alle sbarre? Entrambi, com’è comprensibile, aspirano a tornare in libertà, ma, mentre Grasser vedrà esaudito il suo desiderio già in gennaio, il meno fortunato Benko dovrà attendere ancora un bel po’. Proprio ieri il Tribunale di Vienna ha nuovamente respinto la sua richiesta di libertà provvisoria, in considerazione del pericolo di recidiva e del fatto che le circostanze che ne avevano giustificato l’arresto quasi un anno fa non sono cambiate.

René Benko aveva fatto il suo ingresso in carcere il 24 gennaio, dapprima in quello della Josefstadt, a Vienna (nella circoscrizione del Tribunale competente per il suo caso); in seguito era stato trasferito nella casa di pena di Innsbruck, sua città di residenza. La competenza, tuttavia, resta quella del Tribunale viennese, il che comporta un andirivieni di avvocati e carte legali tra il capoluogo tirolese e la capitale austriaca.

La legislazione carceraria austriaca prevede, a tutela dell’imputato, che entro 48 ore dall’arresto le motivazioni del provvedimento restrittivo della libertà siano riesaminate da un giudice terzo. Qualora l’arresto sia confermato, la verifica viene ripetuta dopo 14 giorni, dopo un mese e, in seguito, ogni due mesi. Da 11 mesi l’arresto di Benko è sempre stato confermato e la nuova verifica avverrà, quindi, fra due mesi, a fine febbraio.

L’avvocato Norbert Wess, che difende Benko, non condivide ovviamente la decisione del Tribunale di prolungare la detenzione del suo assistito e ha annunciato che contro di essa presenterà ricorso, senza attendere la verifica bimestrale, ritenendo che non sussistano più le motivazioni della detenzione.

In ogni caso, anche per Benko la speranza di trascorrere il Natale fuori dal carcere sono svanite. Come per Grasser, che peraltro è in stato di detenzione soltanto da giugno e che in questi mesi ha già potuto usufruire di alcune “licenze” per uscire. Le differenze tra i due non riguardano soltanto l’importo del “malloppo” (9,6 milioni di tangente per Grasser, 27 miliardi di fallimento per Benko), ma anche il fatto che il primo sta già scontando una condanna definitiva, mentre il secondo è ancora in attesa di giudizio.

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