Martedì 14 Aprile 2026

L’Austria si accinge a riformare le sue norme in materia di immigrazione e di asilo. Non lo fa perché un giorno i partiti di governo si sono svegliati con questa idea in testa. La riforma si basa su un regolamento approvato dall’Unione Europea il 14 maggio 2024, che prevede inasprimenti delle norme esistenti entro il giugno di quest’anno. L’Austria intende rispettare la scadenza. Il pacchetto di provvedimenti è pronto e il mese prossimo sarà portato all’esame del Parlamento, in modo che possa entrare in vigore il 12 giugno.

L’accordo fra i tre partiti di governo – Övp (popolari), Spö (socialdemocratici) e Neos (liberali di centro) – è costato molta fatica, ma il risultato raggiunto è stato presentato alla stampa con toni a dir poco enfatici. Si è parlato di “una svolta epocale”, “un punto di svolta”, “una pietra miliare”. In parte è vero, perché il nuovo regolamento supera quello di Dublino finora in vigore. L’Austria, tuttavia, non si è limitata ad adeguare il proprio ordinamento ai nuovi principi concordati a livello europeo. Ha aggiunto di suo nuove norme più restrittive in materia di ricongiungimenti familiari.

In futuro questi ricongiungimenti saranno sottoposti a quote e il diritto ad avvalersene scadrà dopo tre anni. Attualmente la materia è regolamentata dalla legge sull’immigrazione e il ricongiungimento familiare, che non riguarda i richiedenti asilo. Per poter implementare in futuro anche le quote per il ricongiungimento familiare delle famiglie di rifugiati, si è reso necessario un “trasferimento” dalla legge sull’asilo alla legge nazionale sull’immigrazione, sebbene alcuni esperti siano del parere che il processo di revisione sia incompatibile con il diritto comunitario. Prima o poi – più prima che poi – vedremo chi ha ragione.

Una delle conseguenze sarà che a decidere sui ricongiungimenti non saranno più i tribunali amministrativi regionali, ma la corte amministrativa federale, unica per l’intero territorio nazionale. Già oggi il Bundesverwaltungsgericht (si chiama così) dedica il 60-70 per cento del suo tempo agli immigrati e/o rifugiati. E, siccome non è previsto un rafforzamento degli organici, è probabile che in futuro dovrà occuparsi soltanto degli stranieri arrivati in Austria, non rimanendole tempo per dedicarsi anche ad altri casi. Potrebbe succedere, per esempio, che il settore edilizio debba attendere anni prima di ottenere una verifica di impatto ambientale, se richiesta.

Il tema immigrazione rappresenta un campo nuovo per la corte federale e si presenta piuttosto complesso. Basti dire che le norme in materia sono state modificate 18 volte negli ultimi cinque anni e che il testo definitivo, corredato da norme esplicative, occupa 1.500 pagine. Davvero “una svolta epocale”:

[Foto Apa/Johann Groder]

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