Lunedì 13 Luglio 2026

Per la Minoritenkirche – un tempo la chiesa degli italiani a Vienna – si apre da oggi un nuovo capitolo della sua lunga storia. Nel 1784 era diventata chiesa della Congregazione italiana Maria Schnee (Madonna della neve), cui aderivano i circa 7.000 italiani a quel tempo presenti a Vienna. Aveva continuato a svolgere quella funzione fino al 2021, anno in cui il consiglio della Congregazione, di cui era rettrice Daniela Panella Jirout, decide di vendere l’antica chiesa alla Fraternità sacerdotale San Pio X.

Fa specie sentir parlare di “vendita” di una chiesa, come se si trattasse di un condominio, ma si tratta di una vera e propria operazione immobiliare, che pone fine a una storia di oltre due secoli, anche se i nuovi “padroni di casa”, o “padroni di chiesa”, si impegnano a celebrare tutte le domeniche anche messe in italiano, affinché non si interrompa una lunga tradizione.

In realtà già da tre anni è avvenuta una scissione tra la Congregazione, proprietaria del luogo di culto, e la comunità dei cattolici italiani che vivono a Vienna. La Congregazione aveva rescisso la convenzione con l’Ordine dei frati minori conventuali che a quel tempo si occupava dei servizi liturgici e pastorali, e gli italiani di Vienna avevano scelto di abbandonare la Minoritenkirche e trasferirsi nella chiesa dell’ordine religioso nell’Alservorstadt, con la benedizione della Diocesi di Vienna.

Dal 2021, dunque, a occuparsi della Minoritenkirche sono i sacerdoti della Fraternità sacerdotale San Pio X, che – come abbiamo appreso tutti in questi giorni – riunisce sacerdoti e laici nostalgici della Chiesa preconciliare, seguaci di mons. Marcel Lefebvre, spesso in conflitto con il Vaticano. Le messe della domenica continuano a essere celebrate in italiano, ma vi assistono soltanto gli italiani di passaggio a Vienna per turismo o lavoro, non informati che la “Chiesa nazionale degli italiani” ormai si è trasferita nell’Alservorstadt.

La Fraternità sacerdotale era già stata scomunicata una volta nel 1988, dopo la consacrazione di quattro vescovi, contravvenendo al divieto di Roma. La scomunica venne revocata nel 2009 da papa Benedetto XVI, dopo che i lefebvriani si erano dichiarati “fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa di nostro Signore Gesù Cristo, che è la Chiesa cattolica romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al primato di Pietro e alle sue prerogative”.

“Fermamente” col cavolo. Da allora sono passati 17 anni e ieri, nonostante le suppliche di papa Leone XIV, la Fraternità sacerdotale ha consacrato altri quattro vescovi, ribellandosi al Vaticano. Ciò ha determinato latae sententiae lo scisma e, di conseguenza, la scomunica dei vescovi appena consacrati, nonché di tutti i religiosi e laici che si riconoscono della Fraternità sacerdotale. La condizione scismatica comporterà varie conseguenze, in particolare sul piano sacramentale. La celebrazione della messa e la consacrazione eucaristica saranno valide, ma non le confessioni e i matrimoni. La Santa Sede, inoltre, ha invitato i fedeli ad “astenersi dal partecipare alle celebrazioni e alle attività promosse dalla Fraternità San Pio X”.

In teoria, dunque, i cattolici italiani fedeli alla Chiesa di Roma d’ora in avanti dovrebbero disertare le celebrazioni liturgiche nella Minoritenkirche di Vienna. Quella che da sempre era stata la loro chiesa di riferimento, ora appartiene a una comunità scismatica.

NELLA FOTO dell’Ansa, i quattro sacerdoti della Fratellanza San Pio X consacrati vescovi ieri a Écône, in Svizzera.

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