Si può incominciare anche imbrattando con lo spray i treni merci, cercando di non essere beccati dalla polizia. Poi ci prendi guasto e, per migliorare le tue forme espressive, ti diplomi alla School of visual arts di Manhattan. Da quel momento incominci a lavorare sul serio – per esempio, collaborando alla realizzazione delle serie animate La carica dei 101 – e scopri che quel che fai può essere definito arte.
La carriera artistica di Kaws, al secolo Brian Donnely, designer, pittore, scultore e graffitista statunitense incomincia da qui. A lui l’Albertina Modern dedica una mostra, mettendolo in dialogo con una selezione di opere contemporanee che vanno dai fumetti, alla graphic novel, ai cartoni animati, alle belle arti in genere, a partire dalla seconda metà del secolo scorso.
L’operazione tentata dall’Albertina Modern sottolinea l’indipendenza artistica delle sue sculture, che combinano belle arti, cultura pop e arte commerciale e pubblica. La forza emotiva delle figure di Kaws contribuisce in modo significativo al loro successo internazionale. I fumetti possiedono le caratteristiche di un linguaggio universale e sono presenti in molte culture come un modo accessibile di raccontare storie graficamente, con parole e immagini. Transnazionali e universali, attraggono indistintamente tutte le fasce d’età e le classi sociali.
Jean-Michel Basquiat e Ad Reinhardt hanno creato fumetti quasi classici. Dagli anni Sessanta in poi, artisti come Roy Lichtenstein e Keith Haring hanno sfidato radicalmente il confine tra arte alta e arte bassa. Sono rappresentati nella mostra accanto a figure di spicco dell’arte contemporanea, da Kaws e Joyce Pensato a Sue Williams e Peter Saul.
Kaws, che negli anni ’90 lavorava come graffitista, dipingeva su manifesti e pubblicità in spazi pubblici coprendo i volti con i suoi caratteristici occhi barrati, è particolarmente noto per le sue sculture figurative di grandi dimensioni, realizzate con vari materiali come bronzo o legno, spesso collocate in spazi pubblici. Raffigura i suoi “compagni”, come li chiama lui stesso, con espressioni sicure, timide o tristi. A volte si abbracciano, a volte siedono con le mani sul viso, provando vergogna. Spesso sono ritratti da soli, isolati e malinconici; altre volte appaiono in gruppo o come una famiglia.
La mostra dell’Albertina è strutturata in modo dialogico: Kaws è accostato a icone storiche dell’arte come Roy Lichtenstein, Öyvind Fahlström, Red Grooms, Mimi Gross & The Ruckus Construction Company, così come Katherine Bernhardt, Raymond Pettibon e Cosima von Bonin. Sono 192 le opere esposte e adottano tutte diversi elementi stilistici del fumetto, come il linguaggio visivo bidimensionale, il rapporto tra immagine e testo o l’appropriazione di personaggi tratti dalla cultura fumettistica, e ne analizzano l’espressione gestuale ed affettiva.
La mostra ripercorre le origini di una forma d’arte la cui motivazione deriva direttamente dall’estetica del fumetto. L’impulso grafico, la rapida e immediata annotazione su carta, il coinvolgimento nella vita quotidiana, l’emotività dei personaggi di fantasia e la narrazione stessa giocano un ruolo centrale. I fumetti sono presenti in molte culture come forma accessibile di narrazione visiva. Grazie al loro linguaggio grafico universale e facilmente comprensibile, attraggono persone di tutte le età e classi sociali.
[Contributo del Museo dell’Albertina]
KAWS – ART & COMICS
Albertina Modern, succursale del museo dell’Albertina in Karlsplatz
Curatori: Angela Stief e Florian Waldvogel
Apertura fino al 27 settembre, tutti i giorni, dalle 10 alle 18.
NELLA FOTO di Kaws Studio, Holiday Space, opera di Kaws in poliuretano del 2024 esposta alla mostra dell’Albertina Modern.
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