In controtendenza rispetto al resto d’Europa, l’inflazione in Austria continua a crescere. Già quella di luglio era al 3,6 per cento, la più alta dopo quella della Slovacchia. In agosto è andata ancora peggio: +4,1%, il dato più alto dal marzo 2004 (ma a quell’epoca il fenomeno riguardava più o meno tutti i Paesi europei). Il dato è ancora provvisorio: è il frutto di un calcolo accelerato di Statistik Austria, che fornirà il dato definitivo il 17 settembre.
I settori dove gli aumenti sono stati maggiori sono quelli energetici (+5,9%) e dei servizi (+4,7%). Anche i prodotti alimentari, le bevande alcoliche, i tabacchi sono aumentati mediamente del 5%.
Difficile individuare le ragioni del fenomeno inflazionistico, che sembra colpire maggiormente l’Austria. A commento dell’articolo pubblicato in agosto, in cui davamo notizia dell’inflazione al 3,6% di luglio, un lettore aveva osservato che in Austria, tuttavia, anche gli stipendi aumentano. Ma proprio questa rincorsa tra redditi e costo della vita rappresenterebbe uno dei fattori inflattivi (come lo era la scala mobile in Italia). Certamente hanno contribuito i vari bonus concessi dal governo ai tempi del Covid e altre misure come il contrasto al fiscal drag.
Prima o poi il governo dovrà correre ai ripari, perché un’inflazione così elevata finirebbe per ridurre la competitività dei prodotti industriali austriaci. Potrebbe risentirne anche il turismo: chi ha soggiornato di recente in Austria ha scoperto prezzi di hotel e ristoranti decisamente superiori a quelli di un paio di anni fa.
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