Martedì 19 Maggio 2026

Di Karl-Heinz Grasser si parla più ora, che sta in carcere per scontare una condanna a 4 anni di reclusione, che non negli ultimi 15 anni, in cui era al centro delle indagini perché sospettato di aver incassato, lui e i suoi sodali, una tangente di 9,6 milioni di euro nella vendita di 60.000 alloggi di edilizia pubblica. Se ne parla perché già poche settimane dopo il suo ingresso nel carcere di Innsbruck l’ex ministro delle Finanze aveva potuto godere di una “licenza premio di tre giorni” e un mese dopo di una secondo permesso di uscita più breve.

Ora se ne torna a parlare per un’altra ragione: Grasser ha lasciato di nuovo il carcere, ma questa volta per un’emergenza sanitaria. È stato operato d’urgenza all’ospedale di Innsbruck. Sulla natura dell’intervento non è stato comunicato nulla, per ragioni di privacy. L’avvocato Manfred Ainedter, suo legale da lungo tempo, ha detto soltanto che il suo assistito si era trovato in pericolo di vita e che l’operazione è riuscita.

Per pura coincidenza proprio qualche giorno fa, prima dell’emergenza sanitaria, il legale di Grasser aveva presentato istanza per far ottenere a Grasser il braccialetto elettronico e consentirgli così di trascorrere il resto della pena a casa, anziché in cella. Gli arresti domiciliari con l’uso del braccialetto alla caviglia sono ammessi in Austria dal 2010. Lo scopo indicato è quello di favorire la “risocializzazione” del reo, ma è evidente che la ragione principale è quella di ridurre l’affollamento nelle carceri.

Il beneficio degli arresti domiciliari è concesso a determinate condizioni: la disponibilità di un alloggio adeguato, un lavoro, un’assicurazione sanitaria, il consenso delle persone conviventi. Finora potevano usufruirne solo i detenuti a cui restasse da scontare 12 mesi di carcere. Dal 1. settembre, invece, la pena residua da scontare è stata elevata a due anni, allargando così sensibilmente la platea dei possibili beneficiari.

Grasser ha chiesto il braccialetto elettronico perché da questo mese anche lui ritiene di potersene avvalere, proprio grazie all’allungamento della pena residua. In base a quale calcolo non ci è chiaro. L’ex ministro è stato condannato a 4 anni di reclusione ed è entrato in carcere il 2 giugno. Deve scontare, quindi, quasi l’intera pena, non due anni. La soluzione dell’enigma sta forse nella direzione del carcere, cui spetta decidere a chi, come e quando concedere gli arresti domiciliari con il braccialetto alla caviglia. Una direzione carceraria che ha saputo concedere ben due “vacanze” all’ex ministro nei primi tre mesi di detenzione probabilmente troverà il modo di restituire anzitempo Grasser ai suoi cari.

Ma il diavolo fa le pentole senza il coperchio. Proprio mentre l’istanza di scarcerazione veniva presentata, la Wirtschafts- und Korruptionsstaatsanwaltschaft (WKStA) ha annunciato di aver avviato un nuovo procedimento nei confronti di Grasser per evasione fiscale: all’ex ministro viene contestato di aver incassato la tangente, considerata alla stregua di un reddito, senza versare la relativa imposta.

Dalla commissione del reato sono passati ormai quasi venti anni, ma la WKStA (Procura anticorruzione) per intervenire ha dovuto attendere che la condanna di Grasser e sodali per la tangente milionaria fosse passata in giudicato. Di norma sono gli uffici finanziari a intervenire in via amministrativa nei confronti di chi non paga le tasse. Ma l’evasione contestata a Grasser supera i 150.000 euro ed è considerata di natura penale. Da ciò l’intervento della Procura.

Il “reddito” incassato senza farlo sapere al fisco deriva non soltanto dalla tangente di 9,6 milioni per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, ma anche da una tangente minore di 200.000 euro, incassata da Grasser dai costruttori della Terminal Tower di Linz (l’ex ministro in cambio aveva stipulato un contratto di affitto con la società immobiliare, trasferendo nella “tower” gli uffici finanziari dell’Alta Austria).

Per il mancato pagamento delle tasse sulla doppia tangente Grasser rischia ora una nuova condanna fino a 4 anni nel massimo. Se così fosse, tutti i calcoli sulla pena residua da scontare a casa con il braccialetto elettronico andrebbero rifatti e forse Grasser dovrebbe prolungare di qualche mese o di qualche anno il suo soggiorno nel “Justizanstalt” di Innsbruck.

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