Domenica 13 Settembre 2026

Povera Austria! Ora tocca a lei subire le minacce di Dimitrij Medvedev, ex presidente russo e ora vicepresidente del Consiglio per la sicurezza nazionale del suo Paese. L’Austria non ha fatto nulla di male. Si è schierata, è vero, dalla parte dell’Ucraina, che significa sostanzialmente dalla parte del diritto internazionale, ma non ha inviato armi e neppure ha espresso l’intenzione di intervenire militarmente in aiuto dell’aggredito. Per giunta è un Paese neutrale, che non ha mai presentato richiesta di adesione alla Nato.

Eppure Medvedev è intervenuto nei suoi confronti con inaudita violenza. Lo ha fatto sul portale on line dell’emittente statale RT. “Una svolta militare e una rinuncia alla neutralità – ha scritto l’uomo politico russo di cui Putin si serve per i lavori sporchi – comporta il rischio rilevante che le unità dell’Esercito austriaco possano diventare obiettivo dei piani di impiego a lungo raggio delle forze di assalto russe”.

Nel testo, intitolato “Anschluss alla Nato”, con riferimento all’”Anschluss” del 1938 dell’Austria alla Germania di Hitler, viene sottolineato che l’Austria non potrebbe rinunciare unilateralmente alla neutralità e senza il consenso delle quattro potenze alleate, tra esse la Russia. Il richiamo è alle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale, che occuparono l’Austria per 10 anni, fino al 1955, restituendole a quella data la piena autonomia e sovranità, con la condizione (pretesa da Mosca, non da Usa, Gran Bretagna e Francia) della neutralità perenne.

L’intervento di Medvedev ha un evidente scopo intimidatorio, ma appare del tutto ingiustificato. Da anni ormai chi si occupa di geopolitica in Austria sa benissimo che la neutralità imposta dai russi 60 anni fa è una foglia di fico che fa comodo a tutti: si finge di credere che la sola neutralità garantisca la sicurezza dell’Austria, mentre si sa che la vera garanzia è data dal fatto che il Paese è circondato da ogni lato da Paesi Nato.

Per gli austriaci la neutralità è un tabù che non si tocca e, a scanso di equivoci, anche il governo in carica, formato da Övp (popolari), Spö (socialdemocratici) e Neos (liberali di centro), ha esplicitamente dichiarato nel suo programma di voler mantenere la neutralità dell’Austria. Se ne discute a livello teorico, certo, e forse un giorno la rinuncia alla neutralità potrebbe diventare un tema di discussione politica, ma non ora: lo stesso presidente della Repubblica, Alexander Van der Bellen, intervenendo recentemente al Forum di Alpbach, aveva definito sconsigliabile chiedere proprio ora un’adesione alla Nato.

Non si capisce, quindi, il perché delle minacce di Medvedev. “Non ci lasceremo ricattare e minacciare da nessuno”, ha scritto su X (ex Twitter) la ministra della Difesa, Klaudia Tanner, definendo inaccettabile il tentativo di mettere in discussione “la nostra indipendenza”. Per questo le parole dell’ex presidente russo potrebbero sortire l’effetto contrario: intimorire l’opinione pubblica austriaca, al punto da convincerla che forse sotto l’ombrello della Nato potrebbe sentirsi più sicura. Lo hanno fatto Paesi come la Svezia e come la Finlandia, che erano neutrali da più anni dell’Austria. Perché non potrebbe farlo anche l’Austria? Del resto è evidente a tutti che, se l’Ucraina fosse stata membro della Nato, l’”operazione militare speciale” di Putin non sarebbe mai incominciata.

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