Domenica 11 Ottobre 2026

Agli inizi di luglio del 1776 l’ambasciatore austriaco a Venezia, il conte Giacomo Durazzo, donò al duca Alberto di Sassonia-Teschen e all’arciduchessa Maria Cristina d’Asburgo-Lorena (una delle figlie di Maria Teresa) una collezione di 10.000 incisioni su rame. Questo momento segna l’inizio della celebre collezione dell’Albertina. Si colloca all’inizio di un’epoca di profondi sconvolgimenti politici, economici e sociali e alla vigilia della Rivoluzione francese. Allo stesso tempo è l’epoca dei Lumi, in cui la ragione, la scienza, l’istruzione e la libertà individuale diventano principi guida fondamentali.

Da questo clima intellettuale si è sviluppata una collezione che, ancora oggi si attiene al principio di preservare l’arte per le generazioni future, collezionando al contempo arte contemporanea per il futuro. 250 anni dopo, con circa 1,2 milioni di opere, l’Albertina è uno dei musei d’arte più importanti al mondo. Da una collezione privata aristocratica di arte grafica è nato un museo di fama internazionale, le cui collezioni spaziano da disegni e stampe a fotografie, dipinti e sculture, fino a installazioni e opere di media art.

L’anniversario del 2026 offre l’opportunità di riesaminare la storia del collezionismo. Chi collezionava? Cosa e come veniva collezionato? Dove erano conservate le opere, come venivano presentate e a chi erano accessibili? A queste domande cerca di rispondere la mostra dal titolo “Sammeln für die Zukunft” (“Collezionare per il futuro”), allestita nelle sale dell’Albertina e visitabile fino all’11 ottobre. Comprende 90 opere scelte e presentate dai curatori Ralph Gleis e Christof Metzger.

Non è una mostra di opere d’arte, ma una mostra sui musei che quelle opere custodiscono. Sebbene l’Albertina prenda il nome dal duca Alberto, la ricchezza di sua moglie, l’arciduchessa Maria Cristina, ha reso possibile l’acquisizione di opere d’arte in misura decisiva. Ella portò inoltre nel matrimonio la sua precoce passione per l’arte, influenzando significativamente le origini della collezione.

La mostra racconta la storia di queste origini, nonché di quelle opere che oggi sono indissolubilmente legate all’Albertina. La mente va subito al Leprotto di Albrecht Dürer, che è diventato il simbolo dell’Albertina. Quando è entrata in possesso del museo? Quando sono entrate a far parte della collezione le celebri opere di Gustav Klimt e Egon Schiele? Da quando esiste una collezione di opere fotografiche? E quando il museo ha aperto le sue porte a pittura, scultura, installazioni e media art? Ognuna di queste domande dimostra che la storia di una collezione è sempre anche la storia di un museo.

L’Albertina si è costantemente evoluta nel corso dei secoli senza mai perdere di vista le sue origini. Il palazzo arcivescovile privato si è trasformato in un museo pubblico che oggi raggiunge un pubblico internazionale. La continua crescita delle collezioni ha reso necessari, nel tempo, nuovi spazi di deposito e di esposizione, nuovi metodi scientifici e nuove forme di divulgazione. Per ogni generazione, l’ambizione è sempre rimasta quella di plasmare attivamente il futuro dell’Albertina.

[Contributo del Museo dell’Albertina]

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