Martedì 9 Giugno 2026

Hitler odiava Vienna, che considerava città multietnica, degenerata e corrotta. Per giunta era la città che non aveva riconosciuto il suo talento artistico. Magari l’avesse fatto! Avremmo avuto un dittatore in meno e un pittore in più, che non può mai fare troppi danni.

Sono queste probabilmente le ragioni per cui il Führer del nazismo aveva deciso di far diventare Linz, non Vienna, la capitale mondiale dell’arte figurativa. E a tal fine aveva raccolto capolavori d’arte in tutti i Paesi invasi dalle armate della Wehrmacht, perché potessero avere la loro destinazione definitiva nel capoluogo dell’Alta Austria. Il suo sogno tuttavia non si realizzò, perché il Reich millenario cessò di esistere con qualche anno di anticipo.

Linz, tuttavia, anche senza il contributo di Hitler, resta una città d’arte, non adeguatamente conosciuta e apprezzata. Il suo Lentos Museum possiede una collezione di 3.600 fra dipinti e sculture, circa 16.000 stampe e circa 1.600 esempi di fotografia artistica. A questo patrimonio si è aggiunto due anni fa un prestito a lungo termine di 3.000 opere provenienti dalla collezione Erwin Hauser.

L’occasione di parlarne è data dal fatto che da quest’anno il museo ha attuato e sta attuando una graduale riorganizzazione delle sue opere, di cui 232, di 178 artisti, sono attualmente esposte su una superficie di circa 1.400 metri quadrati. L’influenza della Collezione Hauser è chiaramente visibile: circa un quarto delle opere esposte proviene da questo prestito a lungo termine e influenza in modo significativo il contenuto e il focus dell’allestimento.

Allo stesso tempo la riorganizzazione mirava specificamente ad aumentare la visibilità delle artiste (circa il 30% delle opere in mostra sono di donne). Anche la prospettiva internazionale gioca un ruolo importante: quasi il 30% delle artiste rappresentate sono affermate a livello internazionale.

La direttrice del Lentos Museum, Hemma Schmutz, ha sviluppato il nuovo allestimento della collezione insieme a un team curatoriale interno. Undici sale spaziano dalla storia istituzionale del museo, passando per l’idillio Biedermeier, alla Secessione, all’Espressionismo e alla Nuova Oggettività, dall’Informale, la Pop Art e l’Azionismo fino alle posizioni contemporanee. Dieci di queste sale sono già accessibili; l’undicesima, dedicata all’arte contemporanea, ospita attualmente la mostra speciale “Being a Girl*!? From Panel Painting to Social Media” e verrà rinnovata subito dopo la sua conclusione.

«La storia dell’arte non è statica; il canone viene costantemente riscritto», sottolinea la direttrice Schmutz. «Con il nuovo allestimento, rendiamo la storia dell’arte comprensibile nella sua forma originale, mostrandone al contempo le fragilità, le lacune e la necessità di una rivalutazione. Il nostro obiettivo è che questa storia parli al presente».

[Contributo di Lentos Museum – Foto Violetta Walkobinger]

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