Sabato 11 Luglio 2026

Il Kunsthistorisches Museum di Vienna, uno dei musei d’arte più importanti al mondo, è protetto come Fort Knox. Sono in corso lavori di restauro delle facciate e le impalcature sono chiuse con paratie ai piani inferiori, mentre grappoli di videocamere di sorveglianza sono installate a ogni angolo. Si vuole evitare che qualche malintenzionato utilizzi le impalcature per introdursi nel palazzo e rubare qualche opera d’arte.

C’è davvero pericolo che qualcuno metta furtivamente piede nel celebre museo viennese, che già di suo dispone di sistemi interni di allarme, collegati direttamente anche al comando di polizia? Sì, il pericolo è reale ed è provato dal fatto che già in passato fu preso di mira dai ladri (in realtà da un ladro, che fece tutto da solo). Accadde nella notte dell’11 maggio 2003. Fu rubata un’opera soltanto: la celebre saliera di Benvenuto Cellini, del valore stimato di 50 milioni di euro.

Anche allora erano in corso lavori di restauro delle facciate e il palazzo del museo era fasciato da impalcature, di cui si era servito il ladro per arrampicarsi fino alla finestra che dava accesso alla sala in cui era custodita la preziosa opera dell’artista italiano, considerata un capolavoro d’oreficeria del Manierismo europeo. La sera prima il Kunsthistorisches Museum aveva ospitato la “Lange Nacht der Musik”, che era durata fino a ora tarda. L’ultimo spettatore se n’era andato alle 2 di notte.

Il ladro aveva atteso quel momento per entrare in azione. Dopo aver dato la scalata alle impalcature, aveva forzato una finestra. Una volta nelle sale del museo, era andato direttamente alla vetrina che custodiva la saliera di Cellini, infrangendola e impossessandosi dell’opera preziosa.

L’allarme era scattato alle 3.55. I tre custodi in servizio non ci fecero caso, pensando a un guasto dell’impianto. Non andarono neppure a controllare la sala in cui erano stati segnalati movimenti. E, poiché non avevano provveduto nemmeno a ripristinare il sistema di allarme, la segnalazione di una possibile intrusione era giunta in automatico anche alla polizia. Ma anche da quel fronte non c’era stato alcun intervento. La sparizione della saliera era stata scoperta soltanto la mattina dopo dal supervisore del museo. Aveva notato il vetro rotto della finestra e la vetrina in frantumi: la statuetta del Cellini non c’era più.

Fu uno choc per tutti, in particolare per l’allora direttore del Kunsthistorisches Museum, l’egittologo Wilfried Seipel, che non si diede pace per la sparizione. La polizia avviò le indagini del caso, che non diedero alcun risultato. Anche Seipel, in preda allo sconforto, fece di tutto per ritrovare la saliera, cedendo persino a una richiesta di riscatto giunta dall’Italia, che si rivelò una truffa.

Ecco perché ora non si vuole che un “incidente” del genere possa ripetersi. L’impalcatura è stata resa inaccessibile almeno nei piani inferiori e a ogni angolo sono state collocate videocamere di sorveglianza, che consentono di vedere per tempo chiunque si avvicini (ammesso che questa volta i vigilanti vigilino realmente o non dormano).

E la saliera che fine ha fatto? Fu ritrovata tre anni dopo il furto, in un bosco nel mandamento di Zwettl (Bassa Austria). L’aveva sepolta lì il ladro, un tecnico di impianti di allarme e sicurezza, che aveva commesso il furto non a scopo di lucro, ma per prendersi beffe dei sistemi di allarme del Kunsthistorisches Museum, a suo avviso inadeguati. Per questo si era limitato a sottrarre dal museo soltanto la saliera e non anche altre opere d’arte, che pure sarebbero state alla sua portata. Per questo non aveva cercato di vendere l’opera trafugata, ma l’aveva semplicemente nascosta, forse con il proposito di suscitare clamore, facendola ricomparire dopo qualche tempo.

Nel settembre dello stesso anno del ritrovamento della saliera il ladro era stato condannato a 4 anni di reclusione per furto, con l’aggravante dello scasso. Ma, poiché la Corte suprema aveva annullato il processo per vizi di forma, era stato nuovamente giudicato e questa volta condannato a 5 anni. Nell’ottobre 2008, dopo aver scontato in carcere 2 anni e 7 mesi della pena, era stato rimesso in libertà.

NELLE FOTO, la saliera di Benvenuto Cellini e le videocamere di sorveglianza montate sulla facciata e sugli angoli del Kunsthistorisches Museum.

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